DOVE | Personale di Juan Eugenio Ochoa negli spazi di ATIPOGRAFIA

DOVE | Personale di Juan Eugenio Ochoa negli spazi di ATIPOGRAFIA

Titolo

DOVE | Personale di Juan Eugenio Ochoa negli spazi di ATIPOGRAFIA

Inaugura

Sabato, 27 Maggio, 2017 - 10:00

A cura di

Elena Dal Molin

Artisti partecipanti

Juan Eugenio Ochoa

Presso

ATIPOGRAFIA
Via Campo Marzio 26, Arzignano

Comunicato Stampa

DOVE | JUAN EUGENIO OCHOA 

Visitabile tutti i giorni su appuntamento

Sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19

ATIPOGRAFIA - Via Campo Marzio, 26 - Arzignano (VI)

"Juan Eugenio Ochoa ha giocato tutta la sua ricerca poetica su un dissidio che nel suo caso riesce a raggiungere un'armonia.
Il dissidio è quello che, dalla fine dell'800 per tutto il 900 è stato portato avanti e vede contrapposti un
approccio bidimensionale che lavora sulla concretezza del supporto, e l'approccio rappresentativo che affonda le sue radici nel Rinascimento, nella prospettiva geometrica, nel fare in modo che l'occhio venga ingannato nel ricostruire una tridimensionalità che in realtà sfugge.

Eugenio ha deciso di non scegliere.
Nei suoi quadri bidimensionali vi è sia un aspetto rappresentativo, con questi volti che emergono, sia un aspetto analitico, geometrico confrontandosi con il territorio del quadro.
Quello che ha fatto Atipografia è stato accogliere il linguaggio di Juan e porgli la sfida di far entrare la pittura in uno spazio espositivo tridimensionale."

- Gabriele Salvaterra

 

Dipingendo la seta, Juan ha trovato un nuovo supporto che gli ha permesso di utilizzare la luce reale attraverso le sue trasparenze. Non si tratta di volti dipinti, sono le ombre esterne a far apparire questi ritratti di abitanti arzignanesi di fine Ottocento.
L'approccio di questa nuova produzione è molto simile alla scultura, non vi è solo una visone frontale, ti invita a girarci attorno acquisendo sempre luci e sorprese diverse. Torna, come nella pittura ad olio, a vibrare.

La luminosità che prima era affidata alla preparazione della tela ora è pura luce.
Questi volti ci riportano alla memoria, sono volti evocativi, sensuali di un passato offuscato.

 

“ Negli ultimi anni, nel mondo dell’arte contemporanea, si è verificato un rinnovato interesse per la pittura, un linguaggio che, in mezzo al era della visione digitale, ha acquisito forza, significato e credibilità grazie alla consapevolezza che gli artisti hanno preso dai loro immediati predecessori postmoderni e concettuali che la pittura non è solo pittura ma anche la rappresentazione di una idea di pittura.

Il pittore colombiano Juan Eugenio Ochoa (1983) ha avviato un percorso di ricerca permettendo al linguaggio pittorico di evolversi e ampliare le sfumature dei suoi codici.

Avvalendosi della tecnica della pittura ad olio, l’artista riesce a creare una sintesi astratto- figurale nei suoi dipinti. Immagini eteree, sfuocate ed evanescenti, vengono generate non da un meticoloso lavoro di pennello, ma da un lavoro di eliminazione del colore attraverso una grossa spazzola ruvida ed una gestualità aggressiva.

Cosi, la tela diventa un misterioso territorio di slittamenti e variazioni percettive, in cui accade un lento disvelarsi dell’immagine, che tuttavia rimane al punto di svanire in una non- esistenza, come se fosse solo un ricordo.
Questa sensazione si amplifica per effetto delle aree non-dipinte della tela nelle quali traspare solo la base luminosa dell’imprimitura (quasi come per affermare che la pittura è pur sempre un’illusione).

Quello che emerge è il mistero primordiale delle immagini.
Quello che conta non è la cosa rivelata ma il processo stesso del disvelamento.
Dov’è dunque l’immagine? Negli organi della percezione oppure in una dimensione onirica? Nella tela o negli immaginari della nostra mente? In un passato remoto, nel presente, oppure in un continuo divenire? Nella realtà oppure nella fantasia? “

/ Gabriele Salvaterra

 

Nella mostra DOVE, l’artista presenterà una serie di dipinti prodotti dalle sue ultime ricerche, indagando il territorio delle immagini. "DOVE" si svilupperà con un percorso installativo per favorire l’entrata in risonanza delle tele nello spazio della galleria, rendendo ancora più manifesta l’idea della territorialità.

“Assenza presenza luce ombra questi sono i temi che dominano le tele di Juan Eugenio Ochoa. Atipografia si fa tela, veli trasparenti e indaco intervallano lo spazio come giochi pittorici e lo spettatore diventa presenza. Da qui, Juan Eugenio cambia supporto, la luce è trasparenza, l'ombra colore. “ - Elena Dal Molin

"Pittura come attraversamento.
E' stato interessante vedere le persone attraversare questo spazio e diventare parte dell'installazione, comparire, scomparire, emergere, relazionarsi in maniera positiva a questi volti che tornano ad essere vivi nonostante provengano dal passato."

 

mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

Come Arrivare?

Chi c'è on line?

Ci sono attualmente 2 utenti e 569 visitatori collegati.

Informazioni su ''

Accesso utente

CAPTCHA
Inserisci il codice che vedi qui sotto. Serve per evitare la spam e dimostrare che sei un umano e non un computer.

lobodilattice newsletter

Iscrivendoti accetti le nostre Privacy Policy ( link in fondo alla pagina)