Domenico Spinosa. 100 anni dopo

Domenico Spinosa. 100 anni dopo

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Domenico Spinosa. 100 anni dopo

Inaugura

Mercoledì, 7 Dicembre, 2016 - 18:00

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La mostra è a cura di Valentina Lanzilli e Aurora Spinosa, con coordinamento organizzativo di Renata Caragliano e Lorella Starita

Presso

Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes
Via Riviera di Chiaia 200, Napoli

Comunicato Stampa

In occasione del centenario della nascita dell’artista Domenico Spinosa (Napoli, 1916 - 2007), il Polo museale della Campania l’Accademia di Belle Arti di Napoli, in collaborazione con il Museo di Capodimonte, promuovono la retrospettiva Domenico Spinosa. 100 anni dopo (7 dicembre 2016 - 30 gennaio 2017), ospitata negli spazi del Museo Pignatelli

Il progetto espositivo - patrocinato dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli - che raccoglie circa 50 opere dagli anni Cinquanta ai primi del Duemila, a cura di Valentina Lanzilli e Aurora Spinosa, con coordinamento organizzativo di Renata Caragliano e Lorella Starita,  sarà l'occasione per promuovere un inedito percorso dedicato ad uno tra i maggiori interpreti della stagione Informale in Italia, attraverso i siti museali della città che custodiscono, nelle loro collezioni permanenti, le opere di Spinosa. 

Il Museo di Capodimonte, il Museo del Novecento a Castel Sant’Elmo, la Galleria dell'Accademia di Belle Arti costituiranno  un circuito di luoghi d’arte che si collegano al percorso espositivo del Museo di Villa Pignatelli e nei quali si terranno anche cicli di incontri, approfondimenti, laboratori e visite guidate. 

Organizzata dall’associazione “Progetto Museo” in collaborazione con gli Amici di Capodimonte e con il supporto di COMICON, Salone Internazionale del Fumetto, con allestimento a cura di Lucia Anna Iovieno, la mostra è accompagnata dal volume “Domenico Spinosa. Una vita per l’arte 1916 - 2007” edito da Skira (Milano, 2016), a cura di Valentina Lanzilli ed Aurora Spinosa. Il volume sarà presentato - in occasione dell’inaugurazione alle 17 - da Philippe Daverio e Maria Passaro, docente di storia dell’arte contemporanea dell’Università di Salerno.

A Villa Pignatelli, già nel 1979, Domenico Spinosa era stato protagonista di una mostra antologica, mentre l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove il Maestro è stato Direttore e docente di Pittura dal 1973 al 1986, dopo aver svolto per dieci anni nella stessa istituzione l’insegnamento della Scuola Libera del Nudo, nel 2010 gli ha dedicato, a tre anni dalla sua morte, una importante personale.

Il Museo Pignatelli ospita così di nuovo una grande mostra su Domenico Spinosa con opere provenienti da varie istituzioni museali e collezioni private, che testimoniano alcuni dei passaggi fondamentali della storia dell’artista napoletano sempre fedele alla maniera informale, incurante di mode e di scuole e continuamente impegnato a sperimentare impasti cromatici, trasparenze, scansioni di colori e di superfici fino alla fine della sua carriera. Per cui usava ripetere: “La mia vita è tutta nella mia pittura”.  

Vincitore di premi e riconoscimenti italiani e internazionali, ha esposto in gallerie private e musei in Italia e all’estero. Dal 1951 è invitato alla Quadriennale d’Arte di Roma, a cui seguiranno altre partecipazioni nel 1955, 1973 e 1986. Dal 1954 al 1958 è costantemente presente alla Biennale di Venezia che, alla sua XXX edizione, nel 1960, tributa al maestro napoletano un prestigioso omaggio dedicandogli un’intera sala. Lea Vergine scrive allora: «Mai come oggi credo che Spinosa sia riuscito a trattenere sentimenti ed intenzioni, attraverso le 15 tele che lo mostrano nel pieno di una delle più delicate ed indicative fasi della sua poetica» (“Nostro Tempo”, 1960).

 

TRA LE OPERE IN MOSTRA SI SEGNALANO:

“Natura morta con manichino” del 1957 (olio su tela, 79,5 x 89,5 cm) si aggiudica il primo “Premio Nazionale di Pittura Francesco Paolo Michetti” nel 1957, il più importante ed antico concorso annuale in Italia di arte nazionale ed internazionale, che dal 1947 ad oggi (con un’unica pausa nel 1969 quando vengono aboliti i premi sull’onda delle contestazioni dell’epoca), ininterrottamente, ha distribuito premi ad artisti rappresentativi delle molteplici e complesse correnti del XX e XXI secolo. Il dipinto di Spinosa è oggi a Francavilla al Mare e fa parte della collezione della Fondazione Premio Michetti;

“Interno grigio” del 1958 (olio su tavola, 110 x 70 cm) oggi in una collezione privata di Treviso, una delle opere presentate nella sala personale dedicata all’artista nella XXX edizione della Biennale di Venezia del 1960 dedicata all’Informale. E’ lo stesso Spinosa che molti anni più tardi, in occasione del suo ottantatreesimo compleanno, ricorderà questa tappa importante in un’intervista: «Ho partecipato per concorso alla Biennale di Venezia per alcuni anni, nel 1960 alla XXX Biennale ho avuto l’onore di una Mostra Personale»;

“Il pendolo” del 1972 (tecnica mista su tela, 150 x 150 cm) è una delle opere esposte nella sala personale a lui dedicata alla “X Quadriennale” romana del 1972, nella sezione “La situazione dell’arte non figurativa”  inaugurata nel 1973(collezione Spinosa). 

IL PERCORSO: si parte dalle opere degli esordi che risentono del clima di novità e sperimentazione venutosi a creare in Italia nel secondo dopoguerra con opere come “Paesaggio flegreo” (1953), “Natura morta” (1954) e “Sole e barche” (1955) nelle quali l’artista assorbe e riflette alcune delle suggestioni degli schemi neocubisti, della poetica astratto-concreta, assumendole come parte della ricerca complessa e serrata dell’impasto, nel sovrap­porsi degli strati di colore, o traducendole, per un’interna spinta emozionale, nel segno e nella traccia del gesto, avvicinandosi così all’esperienza dell’Informale − diffusosi in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta con declinazioni diverse e diverse aggregazioni − di cui diventa il primo riconosciuto rappresentante internazionale per la sua città.

“Il lavoro di Spinosa, si è legato, quasi come a un destino, qualche anno più tardi, nel 1954, al disegno critico elaborato da Francesco Arcangeli e racchiuso dall’emblema Gli ultimi naturalisti. Gli artisti che il critico bolognese raccoglie intorno a quest’emblema – “non sono un gruppo”, avvisa – “hanno, dietro le spalle, il postcubismo, il postfauvismo, l’astrattismo”. Hanno davanti il neorealismo e “ne sono insidiati come da un corpo estraneo” (estratto dal testo di A. Trimarco in Domenico Spinosa. Una vita per l’arte 1916 - 2007, Skira Milano, 2016).

“La sua ricerca, pur nella sua coerenza, mostra la capacità di rinnovarsi e di cogliere, in maniera originale e personale, istanze di contemporaneità: se il dato di realtà aveva, inizialmente, pur persistendo, ceduto il passo a una più libera costruzione dell’immagine, i suoi dipinti tendono, ora, a esaltare la bellezza oggettiva dei colori e delle forme, assumendo, a prescindere dalle loro dimensioni, un respiro spaziale ampissimo mentre le preziose, straordinarie rese atmosferiche rispondono tutte a un rigoroso controllo che nulla toglie al lirismo della composizione. […] Fissa immagini vivissime eppure labili e fugaci, nella rinnovata e più fragile e preziosa stesura cromatica. Alle tematiche familiari ed evocative si affiancano anche indagini nel mondo della natura: farfalle, larve, libellule, zanzare, gabbiani, granchi, galli, cavalli diventano i soggetti-pretesti della sua pittura” (estratto dal testo di L. Starita in Domenico Spinosa. Una vita per l’arte 1916 - 2007, Skira Milano, 2016).

UNA MOSTRA nella MOSTRA: Le opere di Domenico Spinosa, esposte al Museo Pignatelli, dialogheranno con opere di altri protagonisti della stagione informale in Italia, provenienti dalla GNAM- Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Ecco alcuni dei cosiddetti “Ospiti illustri” in dialogo: Ennio Morlotti (Lecco, 1910 – Milano, 1992),  Mattia Moreni (Pavia, 1920 – Brisighella, 1999), Pompilio Mandelli (Luzzara, 1912 – Bologna, 2006), Giuseppe Santomaso (Venezia, 1907 – 1990), Piero Ruggeri (Torino, 1930 – Avigliana, 2009) e Luigi Spazzapan (Gradisca, 1890 – Torino, 1958). 

 

 

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