DIURNO, personale di Guido Buganza, rappresenta l’abbandono ma nello stesso tempo l’abitare

DIURNO, personale di Guido Buganza, rappresenta l’abbandono ma nello stesso tempo l’abitare

Titolo

DIURNO, personale di Guido Buganza, rappresenta l’abbandono ma nello stesso tempo l’abitare

Inaugura

Giovedì, 5 Febbraio, 2015 - 19:00

Artisti partecipanti

Guido Buganza

Presso

Orea Malià
Via Marghera, 18, milano

Comunicato Stampa

Giovedì 5 febbraio, dalle 19, l’artista darà vita ad un’action painting, in occasione del finissage della mostra, presso Orea Malià, via Marghera 18 (cortile interno), Milano.
 
Diurno, la personale di Guido Buganza, chiude domenica 8 febbraio e l’artista ha deciso di offrire ad amici e appassionati un finissage di… pura arte: giovedì 5 febbraio, dalle 19.00, darà vita ad un’action painting all’interno dello spazio creativo di Orea Malià, via Marghera 18 (cortile interno), Milano, sede della mostra.
Diurno restituisce la vita a luoghi che hanno assistito, e quindi raccontano, momenti di vita ed abitudini degli essere umani, gli stessi che li hanno abbandonati; l’abitare di quegli stessi luoghi che pur essendo stati messi da parte continuano a vivere sopravvivendo all’abitatore e alle abitudini.
 
Sono diverse le opere che raffigurano un luogo caro a Buganza, ma anche all’intera città di Milano: l’Albergo Diurno di Venezia, un lungo corridoio che ospitava le terme da una parte e il salone degli artigiani dall’altra; un punto di riferimento per i cittadini fino al 1989 quando ha chiuso anche il “barbiere”, l’ultima bottega rimasta; un angolo che è rimasto nel cuore di molti. Buganza ci è entrato, lo ha respirato e assorbito, recuperandolo, regalandogli una nuova vita, su tela.
Dall’Albergo Diurno al Teatro Lirico, a scorci di case e palazzi milanesi e parigini.
“Restituisco l’arte lavorando su ambienti lasciati al loro destino, riconoscendo quasi un fallimento, come l’elaborazione di un lutto non avvenuto” dichiara Buganza.
 
Nonostante l’umanità rappresentata nei luoghi intimi e privati di Guido Buganza in Diurno, non vi è alcun spazio per la figura umana. Scrive Nicola Gardini nel testo curatoriale: “Qualcosa è cambiato radicalmente in queste ultime opere. Non c’è solo, rispetto ai quadri della precedente mostra La Scimmia pittrice, il passaggio dal ritratto di persone alla rappresentazione di luoghi. E’ intervenuta una nostalgia; e se la forma umana si è eclissata, è aumentata l’umanità della scena, perché qui adesso si ha a che fare non con la presenza, ma con il suo contrario, e dunque lo spettatore, come il pittore, non può che cadere nell’obbligo di evocare all’infinito, di volere senza requie l’assente”.
 
Sono le tazze, i lavabi, le camere, che spingono a guardare più in là di quella che è una rappresentazione realistica: “Sì, questo è un cesso, questa è una camera d’albergo, questo è quello che credi che sia… Ma è contemporaneamente altro: è un sistema ordinato, un cosmo, degradato e spogliato che sia…”
Quella di Guido Buganza è una pittura colta, dall’approccio post-impressionista, in cui è la luce a lavorare sui dipinti ad olio dell’artista.
 
Diurno, inaugurata giovedì 15 gennaio da Orea Malià, via Marghera 18 (cortile interno), rimarrà aperta fino all’8 febbraio, nei seguenti orari: dalle 9.30 alle 19.30 (martedì, mercoledì e venerdì); dalle 11.00 alle 21.00 (giovedì); dalle 9.00 alle 19.00 (sabato).
mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

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