de sti no

de sti no

Titolo

de sti no

Inaugura

Giovedì, 9 Giugno, 2016 - 19:00

A cura di

Michela Casavola

Artisti partecipanti

Pamela Diamante

Presso

Rossmut
Via dei Reti 29/b, Roma

Comunicato Stampa

La Galleria Rossmut è lieta di presentare la prima personale in Italia di Pamela Diamante, a cura di Michela Casavola, che inaugurerà giovedì 9 giugno alle ore 19.00. Come per tradizione, la Galleria realizzerà un catalogo monografico, che andrà ad arricchire la collana editoriale pensata per l’approfondimento e l’analisi degli artisti presentati nel suo spazio.

La mostra è composta da opere inedite, video, fotografie, installazioni site-specific, che riflettono il rapporto tra arte e scienza, comunicazione e memorie web, mondo reale e spazio virtuale. La pratica dell’artista si sofferma sulla tematica dell’evento accidentale e sui suoi risvolti fenomenici, ponendo attenzione alle questioni dell’imprevedibilità e del paradosso, del confine sottile, che divide e a volte congiunge la realtà e la finzione;  sul rapporto causa/effetto, tra ciò che è prevedibile e calcolabile e ciò che è incognito, l’anomalia. La sua indagine nell’ambito del sensibile l’ha portata in maniera del tutto naturale ad orientarsi verso forme d’espressione multimediali, a volte ibride, in quanto caratterizzate da confini linguistici interconnessi.

Il titolo de sti no - rivisitazione grafica di una parola formata da sillabe intervallate da un vuoto - rappresenta qui la metafora di un buco nero inteso come spazio da percorrere e interpretare. Questa “immagine concettuale” chiama in causa la frase scritta dall’artista all’interno di un cerchio esposto sulla parete della galleria: “Il buco nero non è realmente nero”. È un messaggio che, parafrasando una teoria scientifica, ci porta all’abbattimento dei luoghi comuni, alla necessità di provare a leggere il significato intrinseco delle cose, all’andar oltre la paura tanto dell’ignoto, quanto di ciò che non è semplicemente codificabile.

Passando dalle catastrofi tecnologiche e ambientali che si sono susseguite per un intero anno, dal quale prende anche il titolo la video installazione 2015, ad uno stato di tensione creato dalla traccia di uno sparo infranto sulla porta a vetri della galleria romana, Pamela Diamante lascia aperta l’interpretazione a seconda del proprio punto di vista e della propria esperienza: il vetro infranto dal proiettile potrà essere un possibile attentato o un furto, un caso accidentato o solo un’opera d’arte, un segno artistico. Sicuramente allo spettatore toccherà rivivere il “buio dei nostri tempi” dettati da una costante attenzione da parte dei media alla cronaca nera e al dramma, all’imprevedibilità di ciò che potrebbe ancora accadere e alle paure del terrorismo. Contemporaneamente sarà attraversato e attratto da una musica ludica e affascinante proveniente dalla sala dove verrà proiettata l’opera Agatha e il Sinkhole. La colonna sonora che accompagna il video si chiama appunto “Agatha” ed è di Francis Bebey. Questo motivo è messo in totale contrasto con le immagini drammatiche che riprendono Guatemala City durante il disastro ambientale avvenuto nel 2010 a causa di un “Sinkhole”, detto anche “buco di lavandino”: una profonda voragine creatasi nella terra che ha risucchiato al suo interno edifici e persone, a causa probabilmente del terreno poroso alluvionato alcuni giorni prima da Agatha, una forte tempesta tropicale. Il video gioca sul paradosso dei nostri tempi bombardati da immagini unite a informazioni che invadono il quotidiano e la nostra intimità, incanalandosi nella interminabile rete di condivisioni degli utenti, senza nessuna chiara analisi sociologica.

Il “medium” viene eletto dall’artista per una ricerca fenomenica dentro la realtà, divenendo un nuovo universo semantico multidisciplinare. Le singole opere si diversificano in base ai livelli di analisi da cui nascono, ma ad un certo punto si incontrano in un vortice di relazioni creando una possibile via interpretativa della società odierna. Attingendo a campi di ricerca scientifico-cosmologica e riflettendo in maniera ontologica sull’identità, l’artista non si allontana mai totalmente dalla materia e dall’analisi introspettiva dell’individuo, le opere affrontano temi apparentemente lontani ma profondamente connessi, o forse è meglio dire interconnessi.

Nel dittico fotografico Senza titolo, il viso dell’artista è camuffato mediante una pasta grigia ottenuta dalla frantumazione e trasformazione del basalto. Attraverso questa pratica Pamela Diamante prende le sembianze di un militare in missione, memore del proprio vissuto (una delle prime donne italiane ad aver prestato servizio nella Brigata paracadutisti Folgore, tra il 2002 e il 2007), oppure assume le sembianze di un essere naturalmente ibrido. Il dittico mostra come la terra composta da basalto è legata e vicina al cosmo, in particolare alla luna (formata anch’essa dal medesimo materiale), e quanto uno stesso individuo possa essere diverso a seconda del ruolo che interpreta e della persona che lo analizza. Ugualmente il basalto polverizzato può essere una fonte preziosa per l’edilizia e, anche, come sostiene una ricerca condotta da studiosi scozzesi, un forte rivitalizzante capace di contrastare l’effetto serra annoverato tra le future possibili cause di distruzione della terra.

Dall’universo e, più in particolare, dallo spazio interstellare ai confini del sistema solare, arriveranno direttamente in galleria, attraverso l’opera Nel vuoto non c’è propagazione di suono ma silenzio assoluto, i dati grafici e le trasposizioni sonore che la sonda Voyager1 ha registrato durante l’ennesima onda d’urto di un vero e proprio tsunami spaziale, causato dall’emissione di plasma magnetico della superficie solare. L’artista, appropriandosi di archivi web della NASA, elabora un nuovo spazio condiviso dal quale il mondo dell’arte non può esserne immune.

Diamante ha ben chiaro il significato di ciò che Paul Virilio dice quando parla dello sdoppiamento della realtà: “le immagini televisive sono lo strumento essenziale della gestione della paura”. Infatti, gioca con questa paura, a volte anche infondata o spesso alimentata da fuorvianti interpretazioni sociali, nel video Da Atlantide a Kiribati. L’opera racconta la storia di un piccolo arcipelago dell’Oceania tra i meno popolati al mondo che rischia di scomparire nel giro di pochi anni. Partendo da questa possibile catastrofe, attraverso un found footage, l’artista simula il servizio di un telegiornale che annuncia la “news”. Le immagini sono prese da disastri ambientali condivisi su Youtube che niente hanno a che fare però con l’accaduto. (Michela Casavola)

 

Biografia dell’artista

Pamela Diamante nata a Bari nel 1985, vive e lavora a Molfetta.

Il suo percorso espositivo inizia con la partecipazione nel 2014 alla mostra Annizero a cura di Marilena Di Tursi, negli spazi delle Ferrovie Apulo Lucane di Bari. Successivamente, nel 2015, vince il Premio Claudio Abbado per le eccellenze artistiche italiane, premio promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e dal Ministero dell’Alta Formazione Artistica.

Nello stesso anno a Londra, partecipa al TRIBE Alternative Art-Festival, inoltre la sua analisi artistica suscita interesse tra gli organizzatori del format TED, tanto da invitarla come relatrice alla conferenza TED intitolata Resilienza, svolta al Teatro Margherita di Bari. Viene selezionata per il Premio Maretti a Cuba ed espone nel mese di dicembre 2015 presso il Centro de Desarollo de las Artes Visuales a L’Havana. Trascorre un intenso periodo di relazioni e ricerca nell’isola e nel mese di gennaio 2016 tiene una sua ampia mostra personale, intitolata On/Off, a cura di Dayalis Gonzalez Perdomo, al Centro de las Artes Visuale del Dipartimento Provinciale di Matanzas a Cuba; mentre il PAC Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, seleziona il suo lavoro come proposta per la prima edizione nazionale del Premio Museion a Bolzano.

Sempre del 2016 sono: la selezione del suo lavoro per il progetto Quotidiana/16 con successiva partecipazione nel mese di marzo, alla mostra collettiva a cura di Stefania Schiavon, tenutasi al Centro Altinate di Padova; la selezione al BNL MEDIA ART Festival, e successiva partecipazione alla mostra collettiva a cura di Valentino Catricalà,  tenutasi nel mese di aprile a Roma, negli spazi del MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.

 

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