Concrete Unit 2013 - Istanbul

Concrete Unit 2013 - Istanbul

Titolo

Concrete Unit 2013 - Istanbul

Inaugura

Martedì, 10 Settembre, 2013 - 18:00

A cura di

Luca Maffei

Artisti partecipanti

Masbedo

Corrado Abate

Margherita Chiarva

Federico De Leonardis 

Riccardo Murelli

Agostino Osio

Presso

Studio Maffei Milano - Istanbul
Yanikkapi Sokak 3 - Bankalar Caddesi Karakoy, Beyoglu - 34420 Istanbul

Comunicato Stampa

MAMMA SONO IO UN BARBARO ? NO ! (SONO UN ARTISTA)

 

Concrete Unit 2013 è un progetto curatoriale il quale scopo è una mostra collettiva, caratterizzata da una selezione di artisti italiani affermati ed emergenti. Il progetto, prodotto da Studio Maffei Milano, in collaborazione con Lalin Akalan, mira ad accrescere un esame sulle  estensioni culturali contemporanee tra Italia e Turchia, in concomitanza alla 13 ° Biennale di Istanbul. Gli artisti sono invitati con la formula della residenza a produrre direttamente in Turchia, utilizzando i materiali e le tecniche locali. Ad ogni artista corrisponderà un progetto espositivo site specific, con lo scopo di impiegare i modelli di comunicazione culturale e di scambio forniti dall’esperienza diretta. Il concetto mira a enfatizzare il dialogo degli artisti con le popolazioni e le culture locali; concentrandosi in modo significativo sulle pratiche artistiche che innescano un cambiamento sociale e culturale. Il progetto accenderà una luce sul processo di creazione all’esterno del sistema dell’arte, al fine di consentire agli artisti di affrontare il sistema stesso da una prospettiva completamente diversa, dove l’obiettivo è quello di superare il concetto barbaro * di esclusione attraverso il concetto di inclusione. La mostra sarà caratterizzata da diverse opere site-specific: scultura, fotografia,  installazione e concettuale, nonché una sezione di film e video.

 

Masbedo - Corrado Abate - Margherita Chiarva - Federico De Leonardis  - Riccardo Murelli - Agostino Osio

 

LA GLOBALIZZAZIONE RENDE GLI ARTISTI MENO MARBARI ?

 

Le conseguenze dell’ internazionalizzazione diffusa, che spesso è sinonimo di standardizzazione, si trasforma in un’ uniformità di linguaggio che si affaccia verso una cultura monotona, dove il modello di riferimento è il facilmente accessibile e il facilmente riproducibile. L’arte contemporanea non è immune a questo processo, ma sembra che gli artisti di successo abbiano bisogno di complessi processi produttivi per creare le loro opere, dove la loro comunicazione artistica sembra essere schiava di dinamiche sociali precise; incarnate in mostre alla moda, risultati d’asta eclatanti, fire d’arte internazionali, e la necessità inevitabile di rapporti amichevoli con curatori ben noti, galleristi e collezionisti popolari.

 

L’ARTISTA AL TEMPO DEI BARBARI: UNO STRANIERO DI QUI

 

Tutto sembra portare ad un evidente paradosso: un nuovo linguaggio che ha l’ambizione di diventare inclusivo, attraverso l’esclusione di coloro che non lo utilizzano. Da queste considerazioni si muove la nostra sfida: de-contestualizzare un artista dal sistema dell’arte, e posizionarlo in un ambiente barbaro, dove il suo unico modo per non sentirsi come uno straniero è quello di creare interesse intorno al suo lavoro. È un artista contemporaneo in grado di creare arte staccato da certe dinamiche sociali e produttive?

 

Le differenze tra le lingue, le culture e le regole politiche e sociali che si incontra in un paese straniero (apparentemente un limite), diventano uno stimolo per l’apertura verso l’ambiente, dove la sfida è nella creazione di opere d’arte che generino emozioni ed empatie, completamente svestito da ogni pregiudizi e filtro.

 

Ogni artista sarà invitato tra giugno e settembre 2013 per produrre il proprio progetto site-specific direttamente in loco, utilizzando materiali e tecniche locali. L’idea è quella di trasportare le menti, piuttosto che opere d’arte concepite e prodotte in un contesto sostanzialmente diverso e distante.

 

Il progetto verrà sviluppato sull’analisi del concetto di Brarbaro (titolo della biennale di Istanbul): è nel sistema dell’arte contemporanea ancora concepibile che sistano artisti brabari ? considerando la diffusa globalizzazione - che è spesso sinonimo di standardizzazione - si traduce in un’ uniformità di linguaggi e si dirige verso una cultura monotona, dove i modelli di riferimento diventano il “facilmente accessibile” e il “facilmente riproducibile”.

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