COME QUANDO FUORI PIOVE

COME QUANDO FUORI PIOVE

Titolo

COME QUANDO FUORI PIOVE

Inaugura

Mercoledì, 30 Settembre, 2015 - 19:00

A cura di

Amalia de Bernardis / Claudio Lorenzoni

Presso

SPAZIO MOUV
VIA SILVIO PELLICO 3, TORINO

Comunicato Stampa

Mostra d’arte collettiva con:

Sergio Aiello, Marco Altavilla, Marco Da Rold Debora Ieranò, Severino Magri, Francesca Vignale

a cura di: Amalia de Bernardis

testo critico: Claudio Lorenzoni

Start : Mercoledì 30 settembre 2015 h. 19.00         

End: Sabato 10 ottobre 2015

Dove: SPAZIO MOUV Via Silvio Pellico 3 Torino

Orari: lun/ven. 17/21 – sab/dom. 10/21

mouv

 

Comunicato stampa

“Questa è l’acqua. Incendiata dalla stessa forza che ha acceso le stelle: compassione, amore, l’unità sottesa a tutte le cose.  Misticherie non necessariamente vere.  L’unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla”.

– David Foster Wallace –

 

Lo vogliamo ammettere o no che la visione che abbiamo della realtà è solo una mera illusione, sia individuale che collettiva? Non siamo portati in modo naturale ed istintivo dalla nostra struttura mentale ad osservare tutte le varie possibili interpretazioni (per comodità o mera paura del dolore). Siamo troppo abituati a vivere e percepire il mondo secondo il nostro “preziosissimo” punto di vista? Sì, ammettiamolo. Siamo estremamente centrati su noi stessi. E’ facile immaginarsi protagonisti, avere i fari puntati sulla propria personale storia è immediato, piacevole. E gli altri?

Bando alle ciance. Perché intitolare una mostra d’arte ‘Come Quando Fuori Piove’? Metafora di una verità? O semplicemente il ritornello Cuori Quadri Fiori Picche, il gioco di magia, il segreto dell’esperto per ricordare la giusta gerarchia dei semi nel gioco delle carte?  Forse non ha un senso. Forse come le cose del passato a noi care ci rimangono dentro senza saperlo, si sono familiarizzate in poche parole. Come Quando Fuori Piove dice tutto e dice niente. Si ripete senza vincoli nel nostro pensiero. Come le poesie mai amate ma a memoria imparate. Ti immagini bimbo a giocare alla settimana. A tirare il sassolino cantando il ritornello. Come quando Fuori Piove Come Quando Fuori Piove.

Come quando fuori piove è intimità e sgusciare la bocca ad un sorriso. Un ritorno a noi stessi senza passare dal via. Una sequenza verbale che vuole essere gesto, una mossa tecnica, nella fattispecie senza risvolti accademici. Come Quando Fuori Piove non è semplicemente un titolo di una collettiva d’arte ma un invito a prendere la propria arte cosi come il ritornello per intero nel suo suono per poi spezzettarladolcemente nelle sue diverse sfaccettature: non solo è una frase su quanto sia bello o malinconico stare lì fermi ad osservare, immobili, lo scorrere verticale dell’acqua fuori dalla finestra, ma è come uno scrigno: rinchiude in sé una serie di tesori nascosti, livelli diversi di lettura e rimandi e significati. Il concetto di priorità. Di gerarchie. Gesti quotidiani. Preziose abitudini. Abbracci dimenticati. Profumi riposati nella dimenticanza.

Come Quando Fuori Piove è uno stratificarsi dei significati, è una libera interpretazione del linguaggio (artistico) e della realtà, scritta o umana o divina che sia. Come Quando Fuori Piove sono pietre di diverse visioni, di numeroseinclinazioni e rotazioni.  Un cubo di Rubik che mai completeremo ma da cui mai ci staccheremo.

La mostra collettiva vedrà come protagonisti artisti che attraverso le loro opere, tecniche e linguaggi espressivi diversi, trasformeranno i loro lavori in una e vera e propria esperienza creativa e sensoriale per l’osservatore.

Come Quando Fuori Piove porta l’artista ad una riconciliazione tra spirito e mente. Gli artisti presenti, forse per la prima volta, nonostante la pioggia, aprono la porta ed escono senza ombrello. Hanno lasciato a casa la sicurezza della copertura ed anche il quadro portafortuna. Si, anche quello che piace a tutti.

Il percorso espositivo della mostra propone opere caratterizzate ora da giochi dicorrispondenze visive (siamo ai limiti dell’onirico); ora da profumi ora da installazioni, immagini sfuggenti ed allusive dove la caduta (sempre morbida ed indolore) è provocata dagli “inganni” curatoriali.

Come Quando Fuori Piove: questa frase mi ricorderà sempre che le cose non esistono di per sé. Che la verità è solo una costruzione a posteriori. Una citazione da tramandare a memoria.

 

GLI ARTISTI:

SERGIO AIELLO

 

aiel

La mia pittura tratta l’ Umano , dalle prime esperienze sulla figura passando per il paesaggio và oltre la figurazione vera e propria per presentarsi come Visione interiore : la mia ricerca ha questa direttrice sin dall’ origine ed allora le esperienze personali all’ interno di quelle collettive diventano pretesto per esprimere e confermare la sacralità della vita, all’ interno del sacro contesto universale, in tutta la sua completezza interiore. Completezza caratterizzata dal continuo incontro-scontro tra ciò che in noi è passivo, statico, paura e chiusura e le forze dinamiche , attive, leggere ed espansioniste:

….. terre sconfinate, in compagnia della mia liberta` raccolgo emozioni, essenze di situazioni.

Il grande paesaggio, l’ orizzonte che muta, la linea sottile che divide cielo e terra, quasi una metafora dell’ uomo: la sua natura, le sue aspirazioni e il suo cammino. Un cammino fatto di esperienze gioiose e dolorose, di attese e di slanci: i grandi scuri e le luci soavi, l’ atmosfera contemplativa di un notturno …….

Questo presuppone spirito di accoglienza e capacità di decantazione per cogliere cosa rimane del fluido-esperienza: avere il coraggio di scavare “violando”il proprio sè per confermare l’ inviolabilità della vita.

E’ sperimentazione continua slegata dalla tecnica artistica o ad iter creativi o di realizzazione in particolari.

 
 

 

MARCO ALTAVILLA

Dissipa tu

La mia ricerca, prima e dopo l’Accademia, è sempre stata legata al disegno ed alla pittura. Il tratto comune alle diverse serie che ho attraversato, figurative e astratte, è la ricerca del segno, dell’espressività, quale sintesi di intuito, ragione e istinto. Nella mia tesi di laurea ho analizzato il gruppo di artisti della Transavanguardia, con cui ho in comune un certo “nomadismo stilistico” direbbe Oliva, in altre parole l’attitudine ad una ricerca creativa ramificata e molteplice.
Un altro grande pittore eclettico è Giulio Turcato; sempre in continua evoluzione nel passare con facilità da un linguaggio figurativo dalle forme pulite, ad un segno più carico e espressionista, fino ad arrivare ad una leggerezza puramente informale.
Nel mio procedere pittorico ho realizzato serie con temi ricorrenti. I vulcani è stato il primo; sono partito da fotografie, in particolare del monte Fuji e del St Augustine, per lavorare sulla dissoluzione delle forme solide. L’immagine diventa magmatica; le ombre dei crateri fioriscono, ricordando forme di animali immaginari.
La serie più proficua è stata sul tema del cammino. Ho realizzato circa 150 lavori su carta, principalmente a china e carboncino. Parte di questi si possono considerare opere con intrinseco valore, altri hanno avuto un valore progettuale che ho ripreso su tele di grandi dimensioni.
Forme di gambe eteree, rese con poche pennellate, camminano in punta di piedi, leggere, saltano, si arrampicano in scenari immaginari e non, tra oggetti che richiamano l’acqua, bicchieri, anfore e vasche da bagno, evocanti Bonnard.
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MARCO DA ROLD

Iperrealismo, Realismo, Nuova Oggettività… nel corso degli ultimi due secoli gli artisti e la critica si sono dilettati nell’affibbiare, talvolta a giusto titolo e talaltra a sproposito, etichette d’identificazione. Un modo efficace, per certi versi, di conferirsi un ruolo, di aprirsi un varco o, semplicemente, di trovare una conformazione nel vasto Olimpo dell’arte. Manifestiamo, al contrario, l’impossibilità di attribuire un “marchio” alla pittura di Marco Da Rold. Attraverso i suoi lavori, l’osservatore è condotto al sublime superamento della realtà. Non vi sono espedienti metafisici, né traslitterazioni oggettive: solo la pittura bituminosa, calda d’impasti e pigmenti, che si dipana magicamente sulla tela, tesa alla ricerca «del lontano nel più vicino, del segreto nel manifesto» (Jean-Luc Nancy).
La pittura del Nostro, che parte da una base fotografica, va “oltre la pittura”: i soggetti realistici quasi magicamente sembrano svanire dal reale, non appena riportati su tela. I “Cerchi” consistono di oniriche visioni amniotiche, naturalistiche ambientazioni, densi ricordi familiari, vita quotidiana, costruendo labirinti dai caleidoscopici colori, i quali a passo di danza – senza smarrire la tensione lirica – assalgono, arma in pugno, l’osservatore, travolgendolo in un reale sognante, malinconico, effimero, ludico, mutante.
Marco Da Rold, in conclusione, supera il reale (attraverso il reale) per parlare, in dialogo fitto, alle anime capaci di aprirsi a mondi nuovi.
fonte: “Cerchi” di Giovanni Fasulo

 

SEVERINO MAGRI

Riflessivo e indipendente dai grandi circuiti dell’“arte ufficiale”, Severino Magri è fortemente attratto dalla ricerca della verità oltre l’apparenza. Come alcuni grandi della letteratura, da Pirandello a Dick, indaga il rapporto tra la realtà materiale del mondo, uomini compresi, e la percezione che di essa abbiamo. Per la definizione della sua poetica è stato fondamentale un fatto accadutogli in passato: assistere allo smontaggio di un biliardo. «Smontandolo fisicamente si scopre la sua anima geometrica, fatta di sovrapposizioni di tessuti, estreme tensioni nella tenditura dei panni e l’estrema, anzi maniacale ricerca della messa in bolla ed una meticolosa pulizia per un ottimo rullio delle bocce – racconta – Questa ricerca mi ha portato ad osservare ciò che accade in realtà ma mentre si gioca non si vede: cioè che per motivi dinamici e di consumo del panno, avviene lentamente un procedimento di copiatura dal tessuto verde (superficiale) a quello sottostante (di colore bianco) di tutte le traiettorie geometriche fatte dalle biglie». La realtà oltre il visibile, appunto.
Magri ha trasposto questa “visione” sull’essere umano, che nelle sue opere viene smontato alla ricerca delle tracce lasciategli dalla vita.
«Appena vidi smontare un biliardo rimasi affascinato da questo lenzuolo, era come vedere la Sindone. Cosi tutto il mio lavoro successivo ebbe come matrice questo concetto, il non soffermarmi soltanto all’aspetto esteriore delle cose ma raffigurare ciò che non è visibile – prosegue l’artista – Affinando una visione interiore ed una ricerca storica ho cominciato a realizzare opere raffiguranti corpi, non accademicamente di buon livello figurativo, ma quasi tumefatti, come se la mia osservazione di ciò che essi mi mostrano sotto la loro pelle (in riferimento ai panni del biliardo), intorno a loro, la relazione che essi hanno rispetto al mondo circostante, abbia risvegliato in me modi di osservare atavici, antichi, dimenticati». L’antica pulsione dell’uomo a indagare ciò che lo circonda, a non accontentarsi della spiegazione più immediatamente visibile. Un demone che nel tempo ha spinto verso le religioni, la loro degenerazione, la scienze e il suo abuso.
«Dipingo ciò che esiste tra la pelle e la carne, tra l’occhio e l’oggetto più vicino, come dire, prendendo come esempio una parola scritta su di un pezzo di carta – aggiunge Magri – A livello fisico e scientifico è il depositare uno strato di materiale su di un altro, per me è vedere ciò che vi esiste in questo piccolissimo spazio, osservandone le vibrazioni e leggendone le memorie. Uso molto i colori scuri, rosso e nero in prevalenza, ma sono solo la rappresentazione del sangue e della profondità. Prendo molto spesso, come soggetti, rappresentazioni di opere di artisti famosi antichi, tipo Michelangelo, Raffaello, Leonardo ed altri del Quattro e Cinquecento, perché anche loro davano una rappresentazione di un vedere non visibile (il misticismo religioso). Spesso le mie opere coinvolgono lo spazio, specialmente nelle istallazioni, cercandovi la massima poeticità»

 

DEBORAH IERANO’

Nasce a Mentone (Francia) il 7 settembre 1989. Studia al liceo classico/letterario Saint François d’Assise-Nicolas Barré del Principato di Monaco e consegue il diploma “Baccalauréat Littéraire” specialità Arti Plastiche nel 2008. Di seguito si iscrive ad un corso di preparazione artistica (MNAA) Mise à Niveau en Arts Appliqués in Francia. Nel 2009 si iscrive all’ Accademia di Belle Arti di Venezia e frequenta il corso di laurea in Arti Visive e dello Spettacolo, indirizzo Pittura presso la Cattedra del prof. Carlo Di Raco, dove studia tutt’ora. Vive e lavora tra Nizza e Venezia.

 

FRANCESCA VIGNALE

inchiostro argento

Dopo una formazione basata sull’arte della legatoria e del restauro della carta, ho proseguito gli studi in Grafica d’Arte all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Da un’iniziale approccio puramente figurativo al fine di padroneggiare le tecniche calcografiche, attualmente il mio lavoro personale indaga il microcosmo, ciò che a occhio nudo non è visibile ma esiste: batteri e cellule diventano un universo di forme astratte eppure così vere e concrete, vive. Un’indagine introspettiva che pone il problema del confine tra visibile e non visibile, resa attraverso le tecniche calcografiche.

Nonostante questo sento la necessità di proseguire con il lavoro figurativo, avvicinandomi sempre di più al disegno iperrealistico; e con la legatoria.

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