COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLE VANITÀ.

COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLE VANITÀ.

Titolo

COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLE VANITÀ.

Inaugura

Sabato, 29 Ottobre, 2016 - 14:00

A cura di

Mario Casanova

Artisti partecipanti

Dante Alighieri, Anonimo 1400-1900, Katia Bassanini, Fiorenza Bassetti, Hicham Benohoud, Samuel Blaser, Jean Corty, Tamir David, Pier Giorgio De Pinto, Martin Disler, Ignaz Epper, Ivana Falconi, Uri Gershuni, Ingo Giezendanner, Francesca Guffanti, Edmond Habetian, Alex Hanimann, Juha Arvid Helminen, Lior Herchkovitz, Käthe Kollwitz, Andrea La Rocca, Ivan Lupi, Erik Mittasch, Alina Mnatsakanian, Zoran Mušič, Meret Oppenheim, Gianluca Panareo, Simone Pellegrini, Apollonio Pessina, Marko Popadić, Yuval Shaul, Valter Luca Signorile, Josette Taramarcaz, Babis Venetopoulos, Mark Yashaev

Presso

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino
Via Tamaro 3, 6500 Bellinzona (Svizzera)

Comunicato Stampa

COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLE VANITÀ.

Dante Alighieri, Anonimo 1400-1900, Katia Bassanini, Fiorenza Bassetti, Hicham Benohoud, Samuel Blaser, Jean Corty, Tamir David, Pier Giorgio De Pinto, Martin Disler, Ignaz Epper, Ivana Falconi, Uri Gershuni, Ingo Giezendanner, Francesca Guffanti, Edmond Habetian, Alex Hanimann, Juha Arvid Helminen, Lior Herchkovitz, Käthe Kollwitz, Andrea La Rocca, Ivan Lupi, Erik Mittasch, Alina Mnatsakanian, Zoran Mušič, Meret Oppenheim, Gianluca Panareo, Simone Pellegrini, Apollonio Pessina, Marko Popadić, Yuval Shaul, Valter Luca Signorile, Josette Taramarcaz, Babis Venetopoulos, Mark Yashaev

Vernissage sabato 29 ottobre 2016 dalle 17:30

29 ottobre 2016 — 12 febbraio 2017

Ve-sa-do dalle 14:00 alle 18:00

 

Il Centro rimane chiuso dal 23 dicembre 2016 fino al 5 gennaio 2017.

 

COME CLOSER. IPOTESI PER UNA WUNDERKAMMER DELLA VANITÀ è l’ultima mostra dell’anno che trascina il MACT/CACT nel 2017. Lo fa con un tema scottante, importante e ingombrante; e sempre contemporaneo, a indicarci quanto nulla è oggettivamente dato, ma soggettivamente fragile come il mondo della vanità e l’universo delle cose vane. A cominciare dall’uomo.

Una mostra, che – per approccio tematico e agli aspetti analitici dell’immagine o della rappresentazione in ambito non esclusivamente artistico – si collega e anticipa per effetto domino la successiva esposizione, che avrà luogo a Villa dei Cedri e al MACT/CACT nel 2017 attorno al tema del rapporto tra arte e follia.

L’esposizione nasce originariamente da una idea di Edmond Habetian e Alina Mnatsakanian, ed è curata da Mario Casanova. Il progetto prende corpo nel 2015 al Museo d’Arte di Erevan, comprendendo anche artisti di origine armena. Lo stesso progetto passa in seguito al Manoir de la Ville de Martigny per approdare, infine completamente reinterpretato e riordinato tematicamente al MACT/CACT un anno dopo.

Non è più concepibile, in una società democratica post-rivoluzionaria, dove i doveri dovrebbero essere rilevanti quanto la rivendicazione dei diritti, argomentare di minoranze o maggioranze socio-culturali senza fare propria la consapevolezza che la società delle utopie, alla fine del suo percorso moderno, andrebbe sostituita ormai con la politica della lungimiranza.

Parlare di Armenia è come parlare ancora del peso della Turchia sul popolo armeno o curdo, del crescente antisemitismo in Europa, della condizione precaria della donna o dei gay nei paesi arabi e non solo, o di altre forme di minoranze a rischio di prevaricazione.

Ma cos’è una minoranza, se non il pretesto per piegare la voce isolata ed extra-ordinaria da parte della politica del consenso?

Vanitoso è l’uomo che persevera nel voler piegare ciò che si potrebbe spezzare, che si riassume nel piccolo mondo delle cose vane, imprigionato nella sua sciocca illusione di cambiare il mondo, nell’inganno di renderlo migliore.

La Storia del XX secolo o secolo breve, ove si anticipano – nel bene e nel male – i legittimi dubbi attorno al modello democratico, lo dimostra ampiamente; un secolo di grandi utopie, così come di disastri sociali, poiché l’uomo perde la sua centralità di persona, per divenire uno strumento politico e una pedina del sistema e dell’ingranaggio sistematico, e laddove si ribadisce il principio fondamentale del controllo delle diversità, che ha permeato il regime democratico-borghese in generale.

COME CLOSER è una piattaforma, non una mostra nel senso classico del termine, una Wunderkammer o un Gabinetto delle curiosità, ove ritrovano posto arte e oggetti, libri e fotografie, a ricostruire in maniera simbiotica il mondo interiore del curatore, anziché restituire al pubblico una ‘mostra’ nell’accezione concettuale del termine. La Wunderkammer è una installazione che intende raggruppare in uno spazio definito una serie di reperti che rimandano a una storia così come la concepisce il curatore. Essa costituisce in qualche modo lo stato primario del moderno museo, avviato verso la sua nascita ufficiale proprio a partire dalla pubblicazione dalle raccolte di collezionisti privati di oggetti d’arte pura o d’arte applicata.

L’incipit simbolico della mostra è per eccellenza il Paradiso della Divina Commedia scritta da Dante Alighieri tra il 1304 e il 1321 in una edizione del 1765. Doppiamente simbolico, poiché proprio Dante fu magistrale nell’illustrare con la parola scritta uno spaccato della vita dell’epoca; una sorta di metafora, appunto, della temporalità dell’esistenza umana.

La nostra società si sta lentamente (e non senza dolori) allontanando da ciò che definiremmo la società rivoluzionaria, la cui eredità è fondamentalmente costituita da una Charta babelica di rivendicazioni, cui non siamo più in grado di dare una risposta plausibile e comprensibile.

Il rapporto tra diritto e consapevolezza del dovere si sono sfasati e decretano in qualche maniera la fine della società delle utopie. COME CLOSER intende accostare timidamente, e attraverso una visione esterna e allontanata, elementi di una coscienza storica collettiva, senza che l’approccio curatoriale si faccia carico di fornire possibili risposte.

Allestimento e presentazione si stagliano dal concetto di contemporaneità, dal punto di vista estetico del termine. Lo scopo della mostra non è, infatti, quello di essere ‘attuale’ o ‘alla moda’, bensì universale nel suo approccio totale alla rappresentazione di una concezione storica e storiografica, se mai ve ne sia una all’interno di questa esposizione.

Tutti i mezzi di produzione sono contemplati; disegno, pittura, video, performance, fotografia, arte applicata e altre forme più letterarie.

Mario Casanova, 2016

 

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