Chymische Hochzeit

Chymische Hochzeit

Titolo

Chymische Hochzeit

Inaugura

Venerdì, 26 Aprile, 2013 - 19:00

A cura di

Stefano Serusi

Artisti partecipanti

Pasquale de Sensi, Chiara Seghene

Presso

Meme - arte contemporanea e prossima
Via Goffredo Mameli 78, Cagliari

Comunicato Stampa

Christian Rosenkreuz vive in attesa di un accadimento, un lungo tragitto interiore che silenziosamente ne agita la quotidianità: ha ricevuto l'invito ad assistere a certe nozze regali e sa che questo sarà il punto più alto della sua esistenza. Tralasceremo le complesse simbologie alchemiche, privilegiando il punto di vista esemplificativo di questo personaggio che si limita nel suo diario a trascrivere tutto ciò che gli accade, perché chi romanza il suo passaggio terreno si rivolge a pochi sapienti, mentre Rosenkreuz non è che un ebreo saggio ma timorato. Allo stesso modo ho deciso di raccontare questa mostra, pensando alla preziosa fusione dell'operato dei nostri artisti attenendomi ai fatti, alla trascrizione, al ruolo privilegiato del testimone.

Di formazione assai diversa, Chiara Seghene (Sassari, 1983) e Pasquale de Sensi (Lamezia Terme, 1983) si tengono per mano attraverso le opere che hanno costruito assieme, tra spedizioni di oggetti da completare e scambi anche esclusivamente tecnici. Nell'ambito della manualità, Chiara non esclude nulla, fulcro della sua ricerca è l'oggetto e la capacità dell'uomo di attribuirgli una vitalità singolare attraverso un destino miracoloso: come possiamo vedere dai video che solitamente accosta a questi preziosi ex voto rigorosamente falsi, la forza della preghiera ha il potere di mutare persone e cose e il divino quello di manifestarsi sulla materia con i propri simboli immutabili.

Pasquale ad uno sguardo distratto sembrerebbe operare collages, ma il suo lavoro non è tanto sui piani come l'uso di questa tecnica farebbe presupporre, quanto rigorosamente incatenato sulla superficie in cui rivendica un abuso pittorico dell'immagine. I diversi procedimenti impiegati marcano la presenza oggettuale delle sue opere, non era quindi difficile prevedere per questa mostra, nell'interazione, l'impiego di ready mades tridimensionali e il loro ricollocamento nel piano del simbolo attraverso un'interpretazione grafico-pittorica dell'epidermide.
Nella serie “Death in Spring” la visione di una natura baudeleriana simbolica e straniante concide con un fiorame da tappezzeria: eccoci subito quindi prigionieri di norme e rigidità vittoriane, in una primavera drogata: “un gioco di accostamenti opposti. Da una parte la rappresentazione che l'uomo fa della natura come oggetto decorativo e piacevole, dall'altra la paura atavica e il fascino che essa esercita come campo di forze istintuali, aggressive e predatorie. Un campo di forze che la civiltà umana ha schermato” (De Sensi). Agli animali raffigurati in queste piccole tavole si contrappone la monumentalità del giovane cervo di “After the rain”, le cui corna appaiono goffamente legate da un filo le cui estremità coincidono con degli origami colorati. Lo stesso tipo di corna, manipolate da entrambi gli artisti, appaiono in mostra e sono il diretto allusivo legame con quei cicli vitali che portano ad un mutamento non solo esteriore cui i simboli fanno riferimento. Ad un ciclo concluso rimanda invece l'esoscheletro di una tartaruga, su cui la tipica decorazione viene ridisegnata attraverso un intervento pittorico e dai fori praticati.

Le corna di cervo e di capriolo, il guscio di tartaruga e gli arazzi sono definiti da Pasquale de Sensi “la parte più preziosa” della mostra, in quanto “più che essere pezzi a quattro mani sono pezzi a due menti”, confermando di essersi lasciato suggestionare in questo caso “dalla visione di Chiara, dalla sua disponibilità verso i materiali più diversi e dal suo misticismo”.

Per “Musica deve essere” Chiara Seghene riprende un anziano amico viennese mentre volge in italiano una lettura, una traduzione interpretata con ampi gesti, estremamente vitale e buffa, la cui ripresa, inserita nella cassa armonica di una cetra, rimanda ai banchetti in cui gli ospiti si alternavano in racconti musicati.
Una storia del tutto diversa, se non fosse inequivocabile la centralità dell'oggetto, è quella evocata da ARO, storia di due uomini che sperimentano un “autorespiratore ad ossigeno” (da qui l'acronimo) per sommozzatori. Nel 1947, durante un'immersione nella baia di San Fruttuoso, Dario Gonzatti perde la vita: nello stesso punto verrà collocato un famoso - forse il primo - Cristo degli abissi. L'opera di pulizia della statua è affidata negli anni a sub appartenenti a diversi corpi militari, compito di cui Chiara Seghene propone in mostra alcune immagini già gelosamente custodite nell'archivio di famiglia. L'ambiente subacqueo compare quindi nuovamente nella sua ricerca, dopo la realizzazione di un video e di una muta ricamata con un cuore sacro ed altri soggetti religiosi. Nel video, all'ultima immersione non corrispondeva un ritorno in superficie; l'idea di una morte consacrata ad un ideale, paragonabile a quelle dei santi e quindi ad un consapevole masochistico martirio, ispira all'artista l'incisione della scritta ARO sul vetro di una maschera da sub. ARO come l'unico pensiero davanti allo sguardo del sommozzatore, una scritta che dall'esterno può essere letta come ORA.

Lo scambio virtuale tra gli artisti e chi scrive ha prodotto un surplus di materiale iconografico, una sorta di diario per immagini affidato poi ad uno sguardo esterno perché ne desse un'interpretazione libera in uno stile diverso e personale: queste pagine, composte da Fabio Melosu, costituiscono il numero 11 della fanzine Barbecue, che sarà disponibile presso il bookshop di Meme.

Immagini

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