Chris Hood, Zach Reini

Chris Hood, Zach Reini

Titolo

Chris Hood, Zach Reini

Inaugura

Mercoledì, 18 Maggio, 2016 - 19:00

Artisti partecipanti

Chris Hood, Zach Reini

Presso

Brand New Gallery
Via Farini 32, Milano

Comunicato Stampa

Chris Hood

“Vedo il mio lavoro come una sorta di passaggio, di attraversamento. Letteralmente, l’immaginario e la pittura emergono dal retro anche in un senso concettuale. Questo è uno spazio in cui lo spettatore si concilia con un’esperienza simulata.

A differenza di quanto avviene col collage dove delineati accostamenti disturbano il campo visivo , il mio lavoro cerca di descrivere un’esperienza in cui tutte le cose si fondono e si posizionano in uno spazio “di mezzo” che collassa verso l’interno e l’esterno allo stesso tempo. Incorporato e legato alla superficie del dipinto.

Uso spesso fonti gergali e l’umorismo per mettere a punto la tensione di questa difficile esperienza anche cercando di attivare un terzo tipo di risposta utilizzando delle combinazioni surreali o psichedeliche. Questi sono dipinti dove colore, forma e superficie giocano al di fuori della percezione dell’osservatore. Sono anche amalgamazioni che slittano verso una progressiva esperienza surreale.”

Le opere di Chris Hood riflettono una comprensione della natura nella quale l’immaginario sociale e personale del XXI secolo collidono. Nei suoi lavori - la combinazione tra tecniche tradizionali da un lato e le influenze del mondo digitale dall’altro - permettono la presenza nello stesso spazio di immagini della sotto-cultura americana, della storia dell’arte e dei mass media trasposte sulla tela in forma astratta. 

 

Zach Reini

Zach Reini utilizza l’immaginario americano imbastardendolo e ricodificando la connessione tra l’osservatore e le icone culturali riproposte nelle sue opere. In relazione al saggio di Hito Steyerl In difesa dell’immagine povera, che si concentra sulla riproduzione di un fotogramma digitale, Reini riprende la definizione alternativa di Steyerl riguardo alle “immagini povere” intese come “un’illecita quinta generazione bastarda di un’immagine originale...sono spesso una resistenza alla patriarchia, alla cultura nazionale e di conseguenza al diritto d’autore.”

I tagli precisi e le limitazioni alla visuale imposte all’osservatore da Reini ricodificano queste icone ed il loro simbolismo portandole da uno stato d’innocenza ad uno stato caricaturale, sinistro e lascivo dell’identità culturale americana. Utilizzando un approccio minimale che limita la narrazione visiva di questi simboli, l’artista reinterpreta la loro importanza nella cultura americana codificandoli attraverso nuovi significati e valori. Introduce in tal modo il concetto del corpo grottesco di Bakhtin all’interno di un immaginario legato all’innocenza aprendo delle piccole finestre che sottolineano come la pittura riesca a rivelare una rappresentazione intrinseca o di “immagine povera”.

Reini, manipolando queste immagini, mette definitivamente in scacco quest’idea d’innocenza americana forzando lo spettatore a percepire questi simboli idealizzati come osceni, nascosti, illeciti.

Chelsea Thomas 

 

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