Betty Bee. Con tutto l'amore del mondo

Betty Bee. Con tutto l'amore del mondo

Titolo

Betty Bee. Con tutto l'amore del mondo

Inaugura

Venerdì, 22 Maggio, 2015 - 19:00

A cura di

Ciro Delfino, Raffaella A. Caruso

Artisti partecipanti

Betty Bee nasce a Napoli nel 1962, dove vive e lavora.

Dotata da sempre di eccezionale talento artistico, nel senso più esteso del concetto, e d’un incredibile e affascinante bagaglio di esperienze umane, personalmente vissute, comincia a esprimersi, nel mondo dell’arte contemporanea a Vienna nella metà degli anni 80 come performer. All’inizio degli anni 90 realizza in Italia le prime mostre, coinvolta dal gruppo degli “Eretici sfrattati”. Nel ’92 Luca Castellano la propone nella mostra Città del Monte con una forte ed emblematica foto che attira l’attenzione dei Galleristi Raucci e Santamaria con i quali lavora per lunghi anni, dal ’93 con una mostra collettiva, e in più mostre personali successivamente. Subito notata, si susseguono numerosi gli articoli nelle riviste d’Arte contemporanea e tra questi quello dell´autorevole rivista specializzata americana Artforum. Tra il ’95 e il ’97 continui sono affermazioni e successi. È costantemente in viaggio per mostre: da Aperto95 a Vienna al KunstRaum, al Museo di arte contemporanea di San Marino, per Le Mille e una Volta a cura di Laura Cherubini e Giacinto Di Pietrantonio; e ancora, tra le altre, De Appel al Centro di Arte Contemporanea ad Amsterdam, la Kunsthalle di Francoforte, la personale alla galleria di Luciano Inga Pin con Leonetti Luigi classe ‘20, in cui esibisce un video del padre, suo eterno vessatore, mentre si fa il bagno, nudo, inconsapevole dell´occhio indiscreto della telecamera. Con il video-documentario Betty Bee (sopravvivere d’arte) “Ciao Bucchì” (1999) vince il primo premio al Festival Cinema Giovani Torino e nel 2001 viene chiamata da A.B. Oliva per rappresentare l’Italia alla Biennale di Valencia; nello stesso anno la Metropolitana di Napoli acquista, per la stazione di “Quattro Giornate” una sua istallazione. Nel 2002 partecipa alla collettiva Napoli Anno Zero Qui è Ora a cura di G. Maraniello a Castel Sant’Elmo, l’anno successivo è presente con 2 opere a Trani, alla al Castello Svevo. Achille Bonito Oliva la invita successivamente nelle sale della Certosa di Padula. Nel 2004 inaugura la personale Incantesimo Lunare al Museo Castel Nuovo (Maschio Angioino) di Napoli. La mostra è anche l’occasione per presentare il nuovo progetto editoriale dell’artista: un catalogo che è anche un diario, una biografia costruita attraverso frammenti eterogenei. Opere, foto ricordo, pagine di memorie private, lettere, e una buona selezione di testi critici. L’ultima pagina è riservata allo spettatore, che, invitato a scattare una polaroid all’installazione, può incollare su un apposito spazio la sua foto. Un modo per rendere ogni volume diverso ed esclusivo, documentando l’opera attraverso gli sguardi della gente.
Nel 2005 inaugura la personale Blasfemo alla Changing Role Move Over Gallery di Guido Cabib a Napoli ed è scelta da Loran Hegyi per la prestigiosa collettiva Napoli Presente al Pan (Palazzo delle Arti di Napoli). Nello stesso anno è ospite del Pac di Milano in Rosso vivo a cura di Gianfranco Maraniello, e ancora espone a Berlino allo Stifung Theater und Kunst in Semaforo Universale a cura di Patrizia Bisci.
Nel 2007 espone a The Food Show al Chelsea Art Museum di New York e al MAXXi di Roma in una mostra dal titolo Evanescence dove indaga il problema dell’anoressia nel mondo della moda, creando con l’utilizzo del proprio corpo, pezzi di corpo di donna in sagome realizzate con materiali diversi che in progressione arrivano all’evanescenza. Nel giugno del 2007 espone al Festival di Ravello, scelta da Achille Bonito Oliva, in La Passione Secondo ABO. Lo stesso anno è anche fra i protagonisti della mostra Arte e Omosessualità da von Gloeden a Pierre et Gilles, a cura di Vittorio Sgarbi a Milano (Palazzo della Regione) prima, e a Firenze dopo. Nel 2008 è a New York nella collettiva Home Sweet Home – Dorsky Gallery e in The Ego, The Persona, The Shadow and The Old Man, Or Was It The Great Mother – Gallery The Guild, entrambe curate da Ombretta Agrò Andruff. Nello stesso anno in Italia è protagonista del solo show Effetto Serra a cura di Luca Panaro presso la Galleria Betta Frigieri Arte Contemporanea di Modena. Ancora, nel 2008, Betty presenta, in forma simbolica di gioielli, alcune delle opere più emblematiche divenute icone del suo percorso artistico: Cristo Nero, la Sirena, il Mostro, Lick and go assumono forma di gioiello d’arte da indossare. Nel 2009 espone con A.B.O. e Giusy Caroppo a Barletta in una mostra dal titolo Intramoenia Extra Art, ed è in India per la mostra Home Sweet Home presso la Arts.i Religare Initiative Limited di New Delhi, a cura di Ombretta Agrò Andruff, mostra sul tema della violenza sulle donna. Espone ancora nello stesso anno alla Fondazione Filippo Menna di Salerno in Arte di Sera / 33 – Sovrimpressioni a cura di Eugenio Viola e Antonello Tolve, ed è a Roma presso la galleria Il Ponte in Invito all’opera a cura di Achille Bonito Oliva. Nel 2010 a Palazzo Barone Ferrara le viene dedicato il solo show Metal Fence a cura di Anna Saba di Donato. Nel 2011 è presente nella collettiva It’s time to say goodbye, mostra a Palazzo Zenobio di Venezia a cura di Guido Cabib ed è scelta poi da Vittorio Sgarbi per la 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia al CAM (Contemporary Art Museum di Casoria) dal titolo Campania Senses. Betty Bee, sempre nel 2011, è l’unica artista campana contemporanea a rappresentare l’arte nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità in Testimonianze d’Italia I 150 anni dell’Unità in mostra al Vittoriano, Roma. Nel 2012 è presente alla 17° Fiera Miart in Miart Parade a cura di Milovan Faronato ed è protagonista al Pan di Napoli scelta da Alberto Dambruoso e Marco Tonelli per i Martedì Critici. Nel 2013 è presente alla mostra Arimortis al Museo del 900 di Milano, a cura di Milovan Faronato, è scelta come guest-star per la mostra Vietato ai Minori, alla Galleria Essearte di Napoli e partecipa alla prima edizione del grande progetto-mostra Paleocontemporanea a cura di Holger Milkau che si svolge in prestigiosi siti della città di Napoli (Museo di Capodimonte, Catacombe di San Gennaro, Museo Archeologioco Nazionale e Osservatorio Astronomico di Capodimonte). Nel 2014 espone presso la fondazione Morra Greco di Napoli con la personale Second Life a cura di Francesca Boenzi, partecipa ad I HAVE A DREAM Palazzo Reale, Milano, collettiva promossa dal Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights Europe, a cura di Melissa Proietti e Raffaella A. Caruso, e realizza, nello stesso anno per la galleria Essearte di Napoli la mostra personale Script a cura di Ciro Delfino. Nel 2015 Cristo Nero e altre sue opere storiche sono esposte con Eidos Immagini Contemporanee a Bologna Arte Fiera, in un progetto dedicato alla presenza dell’ “imprevisto” nella storia dell’arte, con altri outsider che hanno lavorato sul corpo, quali Rainer ed Araki.
Protagonista di varie interviste tv, le sono state dedicate puntate delle trasmissioni televisive RAI Il giorno della Creazione (2005) e Fuori Quadro (2014) a cura di Achille Bonito Oliva e Voyage au féminin (2002) da parte dell’emittente francese AB Sat France.

 

 

 

Presso

Mostra d'Oltremare
Viale Kennedy 54, Napoli

Comunicato Stampa

Per la sua prima edizione Napoli Arte Fiera dedica (in collaborazione con Eidos Immagini contemporanee e con la curatela di Ciro Delfino e Raffaella A. Caruso) uno special content ad una delle artiste più poliedriche del panorama contemporaneo.  A partire dagli inizi degli anni 90 Betty Bee persegue infatti con una freschezza sempre disarmante una ricerca personalissima, dalla cifra inconfondibile, in bilico costante tra arte, teatro e vita in un percorso borderline intimo eppure in cui lo spettatore si trova inevitabilmente coinvolto. L’elemento teatrale, inteso come rappresentazione di se stessa, è divenuto un riferimento costante di tutto il suo percorso artistico-esistenziale, con una predilezione innata per la provocazione, il gioco, l’esibizione del corpo e delle sue ossessioni, infatuazioni, fantasie. Il corpo esposto, raccontato e trasformato, viene dissacrato e quindi  restituito ad una verità fisica ed emozionale, oggetto del desiderio e rappresentazione costante della sua incredibile molteplicità.

Considerata per anni la bad girl dell’arte italiana, spesso conosciuta per lo spirito ribelle più che per i valori formali del suo lavoro, con uno spirito che definire materno è riduttivo,  infonde invece vita al quotidiano, donando magia a carte veline, mozziconi di sigarette, macchie di caffè, a qualunque oggetto stuzzichi la sua fantasia, parli alla sua emotività,  rendendo micro e macrocosmo mondi dall’impatto visivo di pari dignità, con una cifra stilistica dall’eleganza inconfondibile, che se nell’incanto affabulatorio è tutta partenopea ha invece il rigore formale delle tendenze mitteleuropee.

Da sempre apprezzata per la forte azione performativa, per una militanza artistica che in lei è vita, oggi Betty Bee appare al pubblico con una disponibilità nuova: accogliere nel proprio vissuto il mondo altrui, pronta ad abbandonare sterili antagonismi per fare da madre padre fratello sorella alla gioia ed al dolore nostro e suo, opponendo alla vis destruens –ovunque essa si nasconda- la forza costruttiva della materia e del colore. Lo fa analizzando visivamente e in senso metaforico un concetto interessantissimo in semeiotica: il limite, confine invarcabile, soglia dell’ignoto ed al contempo campo all’interno del quale trovare protezione. È questo tutto l’amore del mondo: la disponibilità dell’artista, il lasciare parlare le cose, accogliere l’altro, anche quando è diverso, anche quando ha le fattezze di quei  “mostri” che forse null’altro sono che la parte oscura che alberga nascosta in ognuno di noi.  Vivere significa sapere affrontare la confusione e mischiare i propri pensieri con quelli del mondo è dono dell’artista.

Betty Bee ha dimostrato nel corso degli anni di essere con-fusa e di confondere, suscitando negli interlocutori le emozioni più varie.

Processo lungo ed elaborato che Betty porta a compimento anche su se stessa, rielaborando e  restituendo, per la prima volta, anche al colore, immagini di una parte di quelle indomite anime con cui si è nel tempo sapientemente rappresentata e raccontata,  in quel percorso che le ha  permesso di  trasformare  poi se stessa e la propria fisicità in una delle sue opere principali.

In esposizione dunque  lavori inediti pensati site specific, presentati in un suggestivo allestimento, e  il video Incantesimo lunare, da cui l’artista ha tratto frame fotografici arricchiti da un intervento pittorico.

 

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Occhi chiusi Mente aperta

mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea A cura di: Ca' di Fra' - Milano
Con: Angelo Verga
Presso: Ca' di Fra' - Milano

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