ASPETTANDO LA BIENNALE - Secondo Appuntamento

ASPETTANDO LA BIENNALE - Secondo Appuntamento

Titolo

ASPETTANDO LA BIENNALE - Secondo Appuntamento

Inaugura

Sabato, 8 Aprile, 2017 - 17:00

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

Vito Carta e Liana Citerni

Presso

Galleria ItinerArte
Rio Terà della Carità, Dorsoduro 1046, Venezia

Comunicato Stampa

Comunicato Stampa

Secondo appuntamento della Rassegna ASPETTANDO LA BIENNALE

Sabato 8 aprile 2017, alle ore 17, presso gli spazi della GALLERIA ITINERARTE, Rio Terà de la Carità – Dorsoduro 1046, secondo ricco e articolato appuntamento con la rassegna d’arte contemporanea e musica pop-rock da camera intitolata “Aspettando la Biennale”, per la direzione artistica e curatela di Virgilio Patarini e l’organizzazione di Zamenhof Art. 

Per questo secondo appuntamento, così come per l’apertura della Rassegna, un tris di eventi  di grande interesse:

alle 17, simultaneamente nei due spazi in cui si articola la Galleria (lo Spazio Campiello e lo Spazio Rio Terà), il vernissage delle due mostre personali dedicate rispettivamente a Vito Carta (“Epifanie”) e Liana Citerni (“Bagliori e battiti d’ala”). A seguire, alle 17,30 il mini-concerto in acustica del giovane cantautore Davide Solfrini, che presenta per la prima volta a Venezia brani del suo ultimo EP intitolato “Vestiti male”. Entrambe le mostre sono corredate da un catalogo pubblicato dall’Editoriale Giorgio Mondadori, nell’ambito del progetto “Cross Over”, anche questo a cura di Patarini.

Qui di seguito una presentazione delle mostre e dei tre protagonisti della giornata.

Per programma completo, foto, dettagli e  presentazione di ogni singolo evento clicca qui:

https://www.zamenhofart.it/aspettando-la-biennale-venezia-2017/

In allegato foto relative ai tre eventi in programma l’8 aprile 2017

VITO CARTA, EPIFANIE

NOTA CRITICA

Quelle che affiorano nella luce cangiante della memoria di Vito Carta sono immagini inquiete: volti, corpi, scenari… fotogrammi che galleggiano in una luce che cambia, a tratti morbida, tenue, soffusa, a tratti abbacinante e tagliente. La memoria è il flusso, la corrente che le trasporta, le sparpaglia, le accosta, le mischia, le sovrappone, le allontana, le deforma: scompone e ricompone i contesti in cui le immagini stesse trovano nuove combinazioni, nuova luce, nuovi colori, nuovi significati. Perché Vito Carta sa bene che la memoria è una compagna infedele che mente con abilità, ma spesso nei suoi inganni, nelle sue bugie si nascondono rivelazioni spiazzanti e realtà insospettabili. E l’artista, come un giocoliere, usa l’inganno e la menzogna per raccontarci la verità, attraverso immagini che si rivelano vere e proprie, spiazzanti epifanie.

Virgilio Patarini

NOTA BIOGRAFICA

Vito Carta è nato nel 1957 a Milano, dove ha a lungo vissuto e lavorato. Attualmente risiede in un borgo sui colli piacentini. Ha svolto e svolge la professione di fotografo free-lance professionista. Costantemente e volentieri al margine del discorso ‘produttivo’ come fotografo, a causa delle personali ispirazioni ed esigenze artistiche, nel 1995 imbocca la strada artistica esponendo per la sua prima mostra al Centro Lavoro Arte di Milano. In seguito concentra l’attenzione sulla costruzione di un dialogo più diretto possibile e spontaneo con lo spettatore delle sue immagini. Non impantanato nei nuovi immensi orizzonti delle possibilità digitali, senza rifiutare la tecnologia, ma rivolgendosi allo studio della pittura per esprimer meglio la tensione comunicativa, sceglie la via di una fusione sintetica fondata sulla necessaria e vitale pratica espressiva manuale, senza mai abbandonare o disconoscere la matrice di suo universo artistico che è nato dalla fotografia. L’esigenza di una sempre maggiore espressività si convoglia sul versante stilistico verso il tema della labilità dell’immagine e della realtà, sempre vissuta come ricordo autobiografico, e sul versante contenutistico, idealmente contrapposto, verso una esasperazione ‘violenta’ dell’emotività. Numerose le collaborazioni editoriali, con la realizzazione di tavole illustrative, come ad esempio per la De Agostini di Novara e l’illustrazione di volumi per la Cedam. Tra le molte esposizioni personali e collettive degli ultimi anni si segnalano, à rebours: nell’aprile del 2017 la personale alla Galleria ItinerArte di Venezia; nel 2016 la collettiva “Contro un vizio” allo Spazio Zerouno di Barletta, e le collettive tematiche “Trans-Figurazione” alle Grotte del Boldini a Ferrara e “Dramatis Personae” a Castel dell’Ovo a Napoli; nel 2015 le mostre personali a Palazzo Racchetta nell’ambito del Ferrara Art Festival, a Milano allo Spazio E sul Naviglio Grande e a Piacenza nel Complesso Museale Ricci Oddi, oltre che la collettiva tematica “Dramatis Personae” a Milano allo Spazio E e allo Spazio Libero 8 sui Navigli e sempre al Complesso Museale Ricci Oddi a Piacenza, e una collettiva allo Spazio Zerouno di Barletta; nel 2014 altre mostre collettive sempre a Palazzo Racchetta per il Ferrara Art Festival e allo Spazio Zerouno; nel 2013 la personale a Torino, alla Galleria 20 e a Milano all’Atelier Chagall e la collettiva “Koinè 2013” alla Galleria Zamenhof di Milano; nel 2012 la personale allo Studio Jelmone di Piacenza, due collettive a Palazzo Zenobio a Venezia (“Discorsi sulla Realtà” e “Koinè 2012), una all’Atelier Chagall di Milano (“Il velo di Maya”)e al MCA di Cannes. Nel 2011 Vito Carta partecipa al Carousel du Louvre a Parigi, al Salon d’Artes Plastiques di Bèziers, alle mostre “Oltre l’infinito” allo Spazio Officina di Roma, “Arte come forma poetica” a Palazzo Racchetta di Ferrara e “Arte e Emocao” a Lisbona, e viene segnalato al Premio Il Segno 2011, dopo essere stato selezionato tra i finalisti. Stesso percorso con selezione tra i finalisti e segnalazione tra i premiati anche all’edizione precedente del Premio Il Segno, nel 2010 (in Giuria, tra gli altri, Rossana Bossaglia e Paolo Levi). Molte le esposizioni personali e collettive anche negli anni precedenti, in gallerie private e spazi pubblici a Milano, Ferrara, Venezia, Parigi, Bologna, Treviso, Agrigento, Bergamo e in tre diverse occasioni (nel 1999, nel 2000 e nel 2007) all’Espace d’art “Mille Feuilles” La Marsa-Tunis.

LIANA CITERNI, BAGLIORI E BATTITI D’ALA

NOTA CRITICA

È la luce il filo d’Arianna che può consentire di penetrare nel Dedalo della produzione pittorica di Liana Citerni e raggiungerne forse il cuore, la stanza segreta, senza perdersi, senza soffermarsi troppo e invano su aspetti secondari, importanti ma non cruciali. Proviamo a seguirlo, allora, questo filo di luce. (…) Ecco, proviamo a mettere a fuoco... Sprazzi, bagliori di una luce intermittente, radioattiva, illuminano a tratti la materia magmatica e rutilante. Talvolta è un lampo che attraversa lo spazio virtuale del quadro separando zone, zolle, placche telluriche che si contrappongono tra di loro. Altre volte la luce si irradia in modo da definire i piani e la profondità dello spazio immaginario evocato dalla superficie della tela dipinta, creando una contrapposizione tra campiture cromatiche che balzano in primo piano e altre che restano sullo sfondo. (…) Nella pittura di Liana Citerni la luce è l’accento finale che contribuisce a rendere più spiccata la grande aporia che soggiace ad ogni quadro, (…) E in generale questa unica grande aporia potremmo definirla con una serie di ossimori rivelatori: disordine organizzato, bilanciato disequilibrio, movimento estatico, materia spirituale… oppure, citando un celebre romanzo e relativo film d’autore: Caos calmo. Nell’uso del colore, nella qualità del gesto e nell’uso della materia è tutto un gioco di pesi e contrappesi, alla ricerca, quadro dopo quadro, di una inarrivabile inquieta armonia. Un’armonia inquieta, un’armonia elusa e al tempo stesso allusiva, evocativa, colma di presagi e di segni, di significati fuggitivi eppure incombenti: inquieta come il battito d’ala di una farfalla, o come il bagliore di un lampo in un cielo affocato.

Virgilio Patarini

NOTA BIOGRAFICA

 

Maremmana d’origine, da anni residente a Vizzolo Predabissi (MI), partecipa attivamente al gruppo di artisti di “Peschierarte” e conserva della sua origine il tratto fiero e “graffiante”, il gesto rapido e conciso d’artista che stende pezzature cromatiche secche e scabre per poi graffiarle, ferirle e inciderle in modo da rilevare l’immagine.

Laureata in giurisprudenza alla Statale di Milano inizia la professione di docente presso l’Istituto Bassi di Lodi dove incontra l’artista toscano Vittorio Corsini, collega e amico, che la incoraggia a iniziare il suo percorso artistico.

Nella bottega d’arte di Mario Tapia, pittore e scultore di fama internazionale, punto d’incontro abituale, apprende lo studio del colore e delle sue armonie. Alla morte del maestro, sarà il suo allievo preferito Fabio Cuman, artista poliedrico e geniale, a indirizzarla verso la ricerca di nuove forme d’arte come quella dell’astratto; un mondo nuovo e affascinante che la rapisce immediatamente e le consente di tradurre in immagini, visioni suscitate per lampi ma sempre covate nell’intimo, come quella del mare, la cui presenza ricorre tanto frequentemente nella sua prima produzione.

Altri maestri come Giuseppe Beccarini, Bruno De Santi e Mario Fasani contribuiscono ad affinare la sua pittura.

Negli anni ha partecipato a svariate mostre. Tra le ultimissime ricordiamo le personali al Caffè letterario di Lodi nel giugno 2015, al Golf club di Crema nel maggio 2016, allo Spazio Libero 8 sull’Alzaia Naviglio Pavese di Milano nel maggio 2016; inoltre, sempre nel 2016 la Collettiva tematica “Tra Ragione e Sentimento. Dall’astratto geometrico all’Informale” alle Grotte del Boldini in occasione dello “Underground Art Festival” di Ferrara nel mese di luglio, alla Galleria ItinerArte di Venezia nell’agosto e alla galleria Muef Art Gallery di Roma nel mese di ottobre. E sempre nella Galleria ItinerArte di Venezia è in programma una sua mostra personale nell’aprile 2017.

DAVIDE SOLFRINI, VESTITI MALE

LA MUSICA DI SOLFRINI

C’è un mondo, Il mondo dei luoghi lontani dai riflettori, il mondo di un milione di solitudini che anche se messe insieme non riescono proprio a farsi compagnia, un mondo di uomini e donne che si guardano dentro e non trovano ciò che il mondo perfetto che sta intorno a loro vorrebbe che trovassero. Ecco: la musica di Davide Solfrini nasce proprio dall’esigenza di descrivere con senso critico ed ironia questa zona d’ombra presente fuori e dentro di noi, e la sua bravura sta nel fatto di saperlo fare con parole semplici ed immagini intense, puntando innanzitutto sul racconto di storie, a volte crude ed a volte più naìf e surreali. Anche i riferimenti e l’ispirazione del sound nei dischi di Solfrini vengono da un mondo non proprio italiano, la prima impressione che si ha all’attacco di ogni brano infatti è quella di addentrarsi in una produzione d’oltreoceano (o almeno d’oltremanica); il fantasma dei primi R.E.M., degli Smiths o di tanta musica wave di quegli anni è presente in maniera pregnante e decisiva nelle chitarre e nelle atmosfere di questo cantautore nato a Cattolica (RN) nel 1981. Insomma, Davide Solfrini ci porta per mano ad assistere ad un insieme di storie sospese nello spazio e nel tempo, ognuna con un suo mondo sonoro di riferimento. Il piccolo mondo stretto, caotico e talvolta grottesco, dove gli individui si accalcano nel poco spazio ed al contempo si perdono in un doloroso vuoto interiore. Ci sono canzoni come “Bruno”, che attraverso la storia di un tossicodipendente ci racconta tutto il lato più oscuro e doloroso dei “favolosi” anni ’70 e ’80, qui ad esempio è l’eroina a dettare la disgregazione dei sogni di un futuro perfetto di genitori perfetti per il loro figlio perfetto. Mi piace il blues” riporta il monologo di uno sconclusionato musicofilo che molesta i giovani nei bar sciorinando loro tutta la sua conoscenza sul mondo del blues e del rock’n’roll. Ma Davide Solfrini è capace anche di scrivere semplici e toccanti canzoni di amore e di perdita, come “Mai più ogni cosa” , “Equilibrio”, “Marta al telefono” (dall’album “Muda” – New Model Label, 2013) e “Animali” (da “Shiva e il monolocale: EP”, 2011).

DAVIDE SOLFRINI

Il cantautorato in italiano di Davide Solfrini (Cattolica, 1981) è il punto di arrivo dopo un viaggio lungo tutto il mondo, senza mai spostarsi dalla sua Romagna. Un percorso iniziato accompagnando la superstar di Woodstock Country Joe McDonald, proseguito suonando basso e chitarra in formazioni Afro-dance e passato per produzioni cantautorali in italiano e inglese che lo portano ad entrare nel circuito indipendente italiano e ad essere spesso ospite, anche con live in studio, di “DEMO” lo storico programma di RAI Radio Uno. Nel 2013 "MUDA" ottiene ottime recensioni ed è il protagonista del 95°appuntamento de Un disco per l'Europa, rubrica realizzata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Dal gennaio del 2015 Davide è stato in tour per presentare LUNA PARK, il suo penultimo, poliedrico, disco, uscito per l’etichetta New Model Label. Ed ora è la volta dell’EP “Vestiti male”, sempre New Model Label, uscito in queste settimane.

 
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