ASPETTANDO LA BIENNALE - Quarto appuntamento

ASPETTANDO LA BIENNALE - Quarto appuntamento

Titolo

ASPETTANDO LA BIENNALE - Quarto appuntamento

Inaugura

Sabato, 22 Aprile, 2017 - 17:00

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

Mario D'Amico, Claudia Ferrara, Claudia Pavesi, Laura Zilocchi

Presso

Galleria ItinerArte
Rio Terà della Carità, Dorsoduro 1046, Venezia

Comunicato Stampa

Comunicato stampa

ASPETTANDO LA BIENNALE - quarto appuntamento

Quarto appuntamento all’insegna del confronto generazionale (e non solo) per la Rassegna "Aspettando la Biennale", SABATO 22 APRILE 2017, dalle 17, con DUE MOSTRE E UN CONCERTO alla Galleria ItinerArte, Venezia, Dorsoduro 1046 (accanto alle Gallerie dell'Accademia). Ingresso libero.

Simultaneamente, nei due spazi in cui si articola la Galleria fondata quattro anni orsono da Maria Novella dei Carraresi, ovvero lo Spazio Campiello e lo Spazio Rio Terà, inaugurazione delle due mostre dedicate rispettivamente alla personale di Mario D’Amico “Metafisica 2.0” e alla tripla-personale di C. Ferrara, F. Pavesi e L. Zilocchi intitolata “Tra astrazione e figurazione”, con un mini-concerto in acustica del giovanissimo cantautore ferrarese Enrico Testi.

Il confronto tra artisti di generazioni, regioni e back-ground diversissimi a cui si assisterà sabato pomeriggio a Venezia sarà una dimostrazione plastica di come nell’arte e nella cultura contemporanea siano cadute tutte le classiche barriere generazionali, di genere e regionali all’insegna di un’arte e una musica contemporanea molto “liquida” e di “attraversamento”: un ferrarese ventenne con la sua musica che attinge al Rock californiano può dialogare con un pittore romano ottantenne che si rifà al magistero della Metafisica dechirichiana o con tre artiste lombarde di generazioni intermedie che spaziano dalla figurazione all’astrazione, due delle quali oltre tutto approdate alla pittura provenendo dal teatro o da studi storico-archeologici e antropologici…

La direzione artistica della rassegna e la curatela delle mostre è di Virgilio Patarini. L’organizzazione di Zamenhof Art (Milano-Ferrara-Napoli), in collaborazione con Le Pleiadi (Venezia).

Le mostre sono visitabili fino al 28 aprile, tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30. Chiuso il lunedì mattina. Ingresso libero.

Qui di seguito una breve presentazione dei tre eventi e relativi protagonisti. In allegato foto rappresentative.

Il programma completo e dettagliato della rassegna (con foto e video degli eventi trascorsi) cliccando qui: https://www.zamenhofart.it/aspettando-la-biennale-venezia-2017/

 

LA MUSICA DI ENRICO TESTI (“THE DICE”)

Enrico Testi (Ferrara, 1994) è il cantante e chitarrista dei “The Dice”, gruppo ferrarese che ha fondato nel 2009.  E di questo gruppo il ventiduenne front man è autore di testi e musiche insieme al fratello Giulio, tastierista e bassista del gruppo. Nel 2011 The Dice escono con il loro primo album "FourTDice" e l'anno seguente sono selezionati tra 6000 band europee per prendere parte al festival "Allegromosso", dedicato ai giovani musicisti di tutta Europa. Da allora i The Dice suonano regolarmente su tutto il territorio nazionale, vincendo concorsi e calcando palchi importanti come Campovolo di Reggio Emilia, l’Alcatraz di Milano, il Blues Kitchen di Londra. Quest'anno sono usciti con un nuovo EP dal titolo "Light Up" che è in vendita su tutti i digital stores (iTunes, Spotify, Amazon); il loro genere oscilla tra il California Rock e il Jungle Pop. I The Dice hanno condiviso il palco con musicisti quali Willie Nile, Erin K, David Immergluck (Counting Crows), James Maddock.

MARIO D’AMICO, “METAFISICA 2.0”

Mario D’Amico fa una pittura senza tempo. Eppure con questa pittura è capace di raccontarci il nostro tempo con precisione algebrica e con toni di struggente elegia. Il rapporto tra l’Uomo e la Città è al centro della sua indagine paziente, minuziosa, precisa eppure mai ridondante, mai retorica, capace di invenzioni poetiche e metaforiche. Mario D’Amico fa una pittura che gioca col tempo: lo dilata, lo sospende. E in questo tempo sospeso, dilatato, l’Uomo e la Città affiorano alla luce tenue delle nostre coscienze per quello che sono oggi, tra solitudini e alienazioni, in un rapporto sempre in qualche modo sbilanciato. O l’Uomo è una minuscola, scialba figurina indistinta che a malapena si scorge tra i Palazzi squadrati e incombenti, e la Città regna sovrana e silenziosa, gigantesca e ineffabile; oppure viceversa, un Uomo enorme ma senza volto sovrasta i Palazzi per spostarli, sradicarli e trapiantarli altrove o per piantare sopra ognuno di essi un minuscolo scheletrico alberello, nel tentativo titanico e forse velleitario di dare vita ad una nuova più “umana”, ragionevole piuttosto che razionale, urbanizzazione. Mario D’Amico fa una pittura d’altri tempi, anche tecnicamente. Piccoli formati. Olio su tela. Eppure ogni suo quadro è un’epifania di assoluta attualità: un’epifania che di volta in volta ci rivela un’aporia -aperta come una ferita- o un’utopia – bruciante e disattesa come un sogno che al risveglio si dissolve- dei nostri tempi inquieti. E in tutto quel silenzio assordante, in tutti quegli uomini senza volto, manichini di spiccata umanità, in tutti quei palazzi squadrati, in tutte quelle città sospese, astratte eppure così concrete… in tutti quegli enigmi, in tutte quelle metafore poetiche, sfumate eppure così definite, non possiamo non scorgere con evidente ambiguità una diretta discendenza dalla Metafisica di De Chirico e di Carrà: De Chirico per i temi, Carrà per la tavolozza. Eppure non c’è nulla di anacronistico in questa pittura d’altri tempi. Forse potremmo chiamarla “Metafisica 2.0”.

Virgilio Patarini

Mario D’Amico nato in Tunisia nel 1935, si è dedicato fin da giovanissimo al disegno e alla pittura. L’itinerario artistico dell’autore, avviato nel lontano 1953 nell’atelier romano del pittore Giovanni Consolazione in via del Vantaggio e nella Scuola di nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, lo ha poi visto presente in numerose manifestazioni culturali (premio Città di Roma, Premio Marco Aurelio, Salone degli indipendenti a Parigi nel 1985, XXII premio internazionale d’arte contemporanea di Monte-Carlo) e in mostre personali e collettive a Roma, Palermo, Milano, Torino, Ferrara, Cesenatico, Venezia.

Tra le personali ricordiamo quella all’Hotel de Paris di Monte-Carlo nel 1988, la personale “Geometrie Silenziose” presso la sede di “Federculture” a Roma nel 2007; la personale “Opere da Monte Carlo a Ortisei “ alla Casa della Cultura di Ortisei, Val Gardena nel 2008; alla Galleria “Arte e Profumi“ Roma, febbraio 2009; la personale “Immagini di realtà invisibili “ al Circolo culturale Ministero Affari Esteri, Roma aprile 2010; personale “Silenzi“ al Circolo Culturale e Artistico di Ortisei, agosto 2011; la mostra “Sei artisti per sei regioni“ alla Galleria d’Arte “La Telaccia“  di Torino, maggio 2012.

Tra le personali più recenti: a Piacenza nel complesso museale Ricci Oddi dal 3 al 14 maggio 2015; a Cremona  alla galleria Immagini Spazio Arte, dal 24 maggio al 13 giugno 2015; a Milano alla Galleria Spazio E sul Naviglio Grande, dal 28 aprile al 6 maggio 2016; a Bologna alla Galleria WikiArte, dal 21 maggio al 2 giugno 2016; a Roma alla Galleria Vittoria, dal 28 marzo al 10 aprile 2017 e a Venezia, Galleria ItinerArte nell’aprile 2017. Vive e lavora a Roma

Claudia Ferrara / Francesca Pavesi / Laura ZilocchiTRE PERSONALITA’ A CONFRONTO “TRA ASTRAZIONE E FIGURAZIONE”

Apparentemente è molto differente la pittura di queste tre artiste lombarde di nascita o di adozione: Claudia Ferrara fa una pittura astratta con vaghe ma significative reminiscenze paesaggistiche, Francesca Pavesi dipinge volti e ritratti in cui la pennellata si sfalda fino a perdere una funzione solo descrittiva, Laura Zilocchi fa un’astrazione che svaria da una stilizzazione geometrica di elementi figurativi con reminiscenze etniche a richiami alla cosiddetta “poesia visiva” in opere in cui la parola scritta entra nel gioco della composizione… Apparentemente stili, orizzonti diversi, ma già leggendo queste poche righe di inquadramento si può intuire un minimo comun denominatore, ovvero la tendenza a “sconfinare”, a muoversi con disinvoltura e ambiguità tra generi e stili. Che poi è una delle caratteristiche a mio avviso più significative di questa nostra stagione “post-moderna”: così evidente e ricorrente da essere spessissimo sottovalutata o addirittura ignorata dalla critica militante così come da quella più paludata…

Virgilio Patarini

Claudia Ferrara è nata a Milano nel 1967. Inizia a dipingere all’inizio degli anni novanta, come autodidatta.  In seguito frequenta i corsi di disegno e pittura presso l’Associazione Giosuè Carducci di Como portando avanti parallelamente il suo lavoro di ricerca personale. Saranno soprattutto i viaggi in Irlanda a stimolare la sua creatività e a dare vita ai suoi lavori, catturata dal paesaggio e dalle atmosfere suggestive dell’isola. Nel 2009, nel 2011 e nel 2014 è stata ospite della comunità artistica Cill Rialaig, nel Kerry.  Nel Giugno 2012, dopo una vacanza in Provenza, comincia a lavorare alla serie di dipinti  “Les Ocres” – colpita dalla presenza di questi colori in certe zone della regione. Negli ultimi anni ha realizzato diverse esposizioni in Italia e all’estero.

Francesca Pavesi nasce a Viareggio nel 1965.Trascorre qui la sua vita fino al completamento degli studi universitari a Pisa, dove si laurea in Lettere Moderne ad indirizzo artistico con una tesi sull’uso del colore nel cinema di Michelangelo Antonioni. Il vero  punto di svolta è rappresentato dal trasferimento definitivo a Milano, nel 1993, dove riesce a sviluppare tutte le sue aspirazioni artistiche coltivate fino ad allora da autodidatta. Studia recitazione e doppiaggio presso il CTA di Milano con Nicoletta Ramorino. Pubblica nel 2000 un piccolo libro di poesie “Come un filo d’erba”, Edizioni Oppure, Roma. In seguito studia canto per circa tre anni con Liliana Olivieri. E’ nel 2012 che approda  al suo ultimo “amore” la  pittura prima da autodidatta, poi inserendosi nel laboratorio di Peschiera Borromeo con il maestro Fabio Cuman che continua a frequentare. Oltre alle esposizioni di fine corso partecipa alla collettiva degli allievi del maestro a Milano : la mostra “Gli sbucati”- Arte Passante in Corso di Porta Vittoria. Un percorso che è appena cominciato.

Laura Zilocchi nasce a Guastalla e sin da giovanissima frequenta gli studi del pittore A. Bartoli e del Prof. Moscardini apprendendo da quest'ultimo la tecnica del disegno a china, esperienze che hanno segnato il primo ingresso reale nel suo percorso artistico. Sperimentalista nata ha intrapreso la strada dell'acquerello, della pittura a olio, del pastello; in questa parte della sua vita i suoi lavori si delineavano in un racconto narrativo per immagini che descrivevano il paesaggio padano.Nello sco rso decennio, dopo essersi lasciata fuorviare da una molteplicità di stili e codici, ha scelto la strada dell'astratto e dell'informale con rimandi nei suoi lavori a Kandinsky, Mirò e ad altri artisti del ‘900. Nel suo curriculum artistico si contano diverse personali a Torino, Reggio Emilia, Genova per arrivare al 2015 con la personale a Venezia a Palazzo Zenobio, col patrocinio Unesco. Attualmente sta lavorando con la Galleria Abartium di Barcellona e con la galleria Oldrado da Ponte di Lodi. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti; tra i più importanti ricordiamo nel 2013 l’essere stata selezionata dalla curatrice del Museo Guggenheim N.Y. in occasione dell'evento “Gutai Splendid Gutai Play graund”; nel 2016 il premio “Labora Prix Essen” Contemporary Art Rhur, Germania. Nel 2017 espone alla Triennale di Arti visive di Roma, al Vittoriano, ala Brasini. Di lei hanno scritto Azzurra Immediato, Paolo Levi, Giovanna Galli, A. Rita Delucca, Mattea Micello.

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