Artisti di Sicilia - Da Pirandello a Iudice

Artisti di Sicilia - Da Pirandello a Iudice

Titolo

Artisti di Sicilia - Da Pirandello a Iudice

Inaugura

Martedì, 4 Novembre, 2014 - 18:00

Presso

Palazzo Sant'Elia
Via Maqueda 81 Palermo

Comunicato Stampa

Dal 4 novembre e fino al 26 dicembre 2014 a Palazzo Sant’Elia, Palermo, è possibile visitare la mostra “Artisti di Sicilia da Pirandello a Iudice”, a cura di Vittorio Sgarbi con testi in catalogo di Anna Maria Ruta e Vittorio Sgarbi. Circa 300 opere che comprendono quasi un secolo di pittura siciliana, ma direi italiana, così come si è espresso un Vittorio Sgarbi apparso particolarmente rilassato e soddisfatto sia dell’allestimento che della mostra e, soprattutto, della location. La mostra ha perso l’aspetto estivo che l’aveva caratterizzata durante l’esposizione di Favignana - ha continuato il curatore - per entrare a pieno titolo tra gli appuntamenti artistici significativi di quest’anno anche per le correzioni e integrazioni fatte in corso d’opera. A Palermo infatti la mostra si arricchisce con circa 100 “pezzi” della pittura mancanti a Favignana: Paolo Schiavocampo, Gino Morici, Pupino Samonà, Sebastiano Carta, Francesco Trombadori, Antonio Sanfilippo etc. giusto per citarne qualcuno. Il Sant’Elia è un palazzo votato certamente ai grandi eventi artistici della storia cittadina. Palermo è un luogo sublime ma degradato per colpa di una inammissibile trascuratezza della Pubblica Amministrazione.

Un secolo d’arte per descrivere il duro lavoro dei campi e delle fabbriche (Daniele Schmiedt) ma anche la bellezza senza tempo: il volto ammiccante della fanciulla dai capelli color oro di Alessandro Terzi, i nudi di Renato Guttuso, Alfonso Amorelli e Salvatore Fiume, senza dimenticare Fausto Pirandello, motore di tutta la mostra. Il suo nudo è il propulsore, è per così dire “l’origine del mondo” per parafrasare Courbet, è “l’opera scandalo”, il suo erotismo va oltre. C’è da rimanere stupiti per la forza dirompente del “carattere” del suo dipinto.

Anche se per ragioni diverse è estremamente interessante anche l’opera di Iudice che conclude la mostra. Nel suo discorso inaugurale dell’evento del Sant’Elia, Sgarbi ha sottolineato la similitudine tra l’opera di protesta di Pellizza da Volpedo (ovviamente non in mostra) e quella di Giovanni Iudice. Il rapporto tra le due opere è importante in quanto nella prima si ravvisa la speranza di un popolo in cammino che guarda avanti, sicuro e con passo deciso. Nella seconda troviamo un popolo di disperati assiepato sulla banchina di Lampedusa, rassegnato al proprio destino di emigrante clandestino (che è l’aspetto peggiore, una condizione inaugurabile a chi si sposta da un continente all’altro in cerca di una vita migliore). La verticalità dell’opera di Iudice rispetto all’orizzontalità di “Quarto Stato” ci induce a pensare quanto siano diverse le aspettative dei due popoli rappresentati. La speranza e il diritto sono in qualche modo “diritti” paralleli degli uomini ai quali non ci possiamo sottrarre. Avere collocato l’opera di Iudice alla fine della mostra ti pone l’interrogativo: ma noi chi siamo per determinare chi e come considerare coloro che si accostano alle frontiere di popoli che hanno fatto della democrazia l’unico vero sistema di libertà sovrana? Non è una divagazione di ordine politico la mia, l’arte ha anche il compito di denuncia, di porre all’attenzione fatti e misfatti del quotidiano e lo fa molto bene Bruno Caruso con l’opera “Macerie di Palermo”, 1945 una china, acquerello e tempera su carta. Un artista sempre attento alle vicende della città di Palermo, basti ricordare il ciclo dedicato ai manicomi (veri e propri lager della nostra contemporaneità) definendoli la Real casa dei matti. “La capacita grafica di Bruno Caruso è senza paragone” ha commentato Sgarbi.

Ma il curatore più volte ritorna su Renato Guttuso sostenendo, e a ragion veduta, che fu l’unico pittore nell’era delle avanguardie ad avere “licenza” di esistere quale interprete del suo tempo. Rovine di Gibellina, I Funerali di Togliatti, la Vucciria di Palermo e tantissime opere impegnate dell’arte figurativa italiana sono diventate l’emblema della sua pittura narrativa e formale, politicamente vicina alla gente comune, in un momento della storia dell’arte moderna da nord a sud nella quale i salotti brulicavano di insulsi e servili artisti ponendo l’accento in modo critico e feroce sulla inutilità dei lavori di cui la storia dell’arte non conserverà nulla facendo riferimento anche a  Kounellis e Anselmo, presenti al Museo Riso di Palermo. Ma il discorso di Vittorio Sgarbi è stato a tutto campo senza tralasciare pressoché nessuno da Ducrot (artista dimenticato) a Pina Calì e Silvestre Cuffaro, dalla Scuola di Palermo al Gruppo di Scicli, dai futuristi siciliani al gruppo dei 4, alla fotografia e senza peraltro dimenticare delle figure isolate come Casimiro Piccolo, Emilio Greco, Antonio Ugo, Renato Tosini, Ugo Attardi, Carla Accardi e tantissimi altri.

La mostra è tra le iniziative che aprono la settimana delle culture ed è patrocinata dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, oltre che dal Ministero delle Attività Culturali e può essere visitata fino al  26 dicembre a Palazzo Sant’Elia dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 19.00, mentre sabato e domenica dalle 9.30 alle 22.00. Costo del biglietto è di 7 euro. Catalogo con testi di Anna Maria Ruta e Vittorio Sgarbi ed. Skira € 32,00. 

 

Palermo li, 5.11.2014                                                                 Francesco M. Scorsone

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