Antologhia, collettiva d'arte contemporanea

Antologhia, collettiva d'arte contemporanea

Titolo

Antologhia, collettiva d'arte contemporanea

Inaugura

Giovedì, 5 Giugno, 2014 - 19:00

A cura di

Sabina Albano

Artisti partecipanti

GIANNI ABBAMONDI, MARCO ABBAMONDI, CRISTINA ASCARELLI,  MAURIZIO BONOLIS, GIANLUCA CARBONE, STEFANO CIANNELLA, CARMINE DELLO IOIO, ROBERTO DI BIANCO, SALVATORE GRAF, SHATZY MOSCA, ANTONIO MELE, GIUSEPPE PANARIELLO, MAURIZO RODRIGUEZ, ETTORE TESTAVERDE, MAURIZIO TODISCO

Presso

Sabinalbano Studio
Salita Vetriera 15, napoli

Comunicato Stampa

Giovedì 5.6.2014 dalle ore 19:00 si inaugura “͗ανϑολογία (antologhia)”, collettiva d'arte al "SABINALBANO STUDIO" contemporary art (Salita Vetriera n. 15, Napoli. Info: +39348/8030029, sabinalbano@yahoo.it, www.sabinalbano.com), visitabile sino al 26.6.2014 tutti i giorni, eccetto i festivi, su appuntamento. Ingresso gratuito. Ouverture della serata con la performance di danza contemporanea "Pinball" Work in progress a cura di Movimento Danza. Alessandra Di Ronza photograph.
 
Una pluralità di linguaggi artistici, un caleidoscopio di forme e colori e una moltitudine di tecniche espressive faranno rispettosamente irruzione, nell'ambito di questa collettiva, nel nuovissimo open space di Sabina Albano, al fine di tracciare una storia densa di fermenti diversi che dura da ormai circa dieci anni. Agli artisti incontrati nel suo percorso di trend setter Sabina Albano, sempre attenta alle più originali tendenze nel campo dell'arte e della moda, affida il compito di delineare una parabola cronologica che in qualche modo rintracci alcune tra le principali tappe di una ricerca espressiva condivisa. Al talento e all'estro di 15 creativi la missione di raccontare, ognuno col suo codice e la sua vena fantasiosa, le differenti declinazioni che l'estrinsecazione artistica ha conosciuto in quasi una decade di mostre ed esposizioni. Un corpus allestivo che è un vero e proprio iter nel tempo e nello spazio, teso ad accostare e a far dialogare voci diverse di uno stesso coro, ensemlbe multitonale ma mai dissonante. L'astratto accanto al figurativo, l'informale e il gestuale, il materico e il surreale, chiamando a raccolta tecniche svariate: dall'acquerello, alla china, dall'acrilico, all'olio, dalle paste cementizie e le resine, sino a inserti di tessuto, plastici o a supporti di legno, tela e ferro. Del resto la parola 'antologia', che non a caso dà il titolo alla mostra, sta a significare proprio una scelta tra i frutti più succulenti, la collana di fiori più belli, anche se differenti tra loro.
Così, in un articolato dialogo artistico, possono convivere i "Frammenti" di GIANNI ABBAMONDI, forme astratte che trovano la loro vitalità in una pennellata gestuale, robusta e in una tecnica informale, memore della ricchezza cromatica; le tele-sculture di MARCO ABBAMONDI, materiche e sempre più raffinate, che nel forgiare forme biomorfe, rappresentano tutta l'esigenza di toccare e manipolare la materia in un rapporto quasi tattile e sensoriale da parte dell'autore; i Vesuvi in tecnica mista di CRISTINA ASCARELLI, che della tradizione pop propongono una rilettura non scevra dai influssi mediterranei, portando sulla tela il gioco, l'energia, la freschezza e il brio, grazie a eruzioni immaginifiche, fluttuazioni cromatiche e volute di luce. E ancora. Il testimone passa, senza soluzione di continuità, alle fluorescenze e ai geometrismi digitali di MAURIZIO BONOLIS che, parlando la lingua di punti e linee e ispirandosi alla tecnologia informatica, strizza l'occhio ad atmosfere e a ritmi del rock psichedelico, che sembra fare da soundtrack alla sua creatività; e sempre tra nuance fluo, stavolta del verde acido e del fuxia, con una tecnica mista che chiama in causa polistirolo, resina e acrilici, si muove l'installazione di GIANLUCA CARBONE, in cui il corpo umano e l'oggetto si fondono in un'unica figura, provocatoriamente disumanizzata, quasi una rivisitazione postmoderna del Minotauro, in cui non è il ferino a fondersi con l'umano, ma l'inanimato. Un cambio di registro e siamo "diretta_mente" di fronte all'opera di STEFANO CIANNELLA, impegnata nella rappresentazione di un arduo tentativo di istituire, attraverso il corpo e il movimento, grazie alla plasticità dell'immagine, un collegamento diretto tra emozioni, pensieri, memoria e universo onirico, in cui il tangibile e l'impalpabile si incontrino nella fisicità del dinamismo. Di taglio e carattere del tutto diversi gli spaccati di un'edita Napoli che si svela, un vicolo, una veduta, una scalinata alla volta, sulla tela di CARMINE DELLO IOIO, fotografando, per l'occasione, con olio e penna su cartone, un suggestivo angolo di Santa Teresella degli Spagnoli. ROBERTO DI BIANCO, dal canto suo, preferisce, nell'olio su tela che espone, rimanere fedele alla propria consueta miscellanea di segni pittorici astratti, parole, colature volute, elementi figurativi traslati in maniera astratta per un esito di impatto netto. E non finisce qui. A scortarci verso un altro approdo espressivo è la delicatezza dei due piccoli disegni con motivi floreali in tecnica mista (acrilico, tempera e penna su carta) in cui SALVATORE GRAF riesce persino a simulare perfettamente l'effetto mosaico, traendo forza dalle cromie del blu, del rosso e del turchese, in onore alla Madre Terra. Altra mutazione di tono e a far parlare di sé è SHATZY MOSCA con una tecnica ultramista, che fa ricorso anche a inserti di tessuto colorati insieme a tempere, acrilici e colla, raccontando uno dei multiformi aspetti della femminilità con tratti forti e geometrie astratte per trasmettere un messaggio incisivo e diretto. Un'allegoria del potere militare, che spesso usa la forza e la violenza con i deboli, mentre si fa docile con i forti, vive nell'ossimoro de "La capra carnivora" di ANTONIO MELE, olio su tela, in cui, oltre al tema di denuncia storica e umana, a farla da padrona è la scelta di realizzare le tinte a olio con pigmenti crudi, dando enfasi a luce, chiaroscuro e colore. Ancora un altro cambio di rotta che conduce allo "Strappo" di GIUSEPPE PANARIELLO che, con una tecnica mista e un supporto multistrato, invita pirandellianamente a ribellarsi contro il falso e l'effimero, squarciando, col proprio gesto creativo, una visione della realtà che non soddisfa, e componendo, per antitesti, insiemi fatti da elementi volutamente opposti. MAURIZO RODRIGUEZ, invece, sposta l'attenzione sui suoi mobiles, tre pezzi di design in white&black, dal sapore ipno-optical che, partendo da vaghe reminiscenze anni '70, attualizza e arricchisce guardando ai giorni nostri. L'ipotesi che ETTORE TESTAVERDE avanza con la sua foto, poi, è di un legame quasi osmotico tra linee, curve, trame e strutture esistenti in natura, e in particolare nell'ambito vegetale, e le medesime geometrie che l'uomo riproduce nelle architetture monumentali più antiche e in quelle metropolitane: così le sue bellissime foglie dorate possono sembrare nervature di una volta o di un arco. The last but not least, MAURIZIO TODISCO che, con il suo "Giardino dei Pensatori", un acrilico su tela, evoca, tra metasegni e calembour visivi, atmosfere di sogno e pura fantasia, paesaggi onirici e surreali, popolati da creature dell'immaginazione e colori vespertini che vanno dall'arancio al marrone, al rosso e al nero.
Ad aprire l'happening "Pinball" Work in progress, performance di danza contemporanea su coreografia di SONIA DI GENNARO. Interpreti: Performing Arts Group – Compagnia Giovani di Movimento Danza: Alessia Andria, Valeria D’Antonio, Gerardo Gaeta, Francesca Pascazio. Musiche: autori vari.
 
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