ANIMA-LI. Non credo in un'unica verità.

ANIMA-LI. Non credo in un'unica verità.

Titolo

ANIMA-LI. Non credo in un'unica verità.

Inaugura

Venerdì, 29 Novembre, 2013 - 18:30

A cura di

Annalisa Bergo

Artisti partecipanti

mostra personale di Maurizio L'Altrella

Presso

Oldoni Grafica Editoriale
Via Pezzotti 8, Milano

Comunicato Stampa

Luci e ombre, opposti dentro ai quali muoversi con la consapevolezza della loro convivenza, attraverso dimensioni in cui non c’è giudizio, ma solo esistenza.
La mostra si pone come una sorta di portale che permette di affacciarsi su un’altra dimensione, muovendosi sul confine tra la nostra realtà terrena e le dimensioni altre, ma è anche una confessione, una dichiarazione d’amore per la pittura e per la vita stessa.
 

L’opera di Maurizio L’Altrella arriva proprio attraverso il passaggio continuo tra chiaro e scuro, un andirivieni da cui fuoriescono i soggetti dipinti, animali che vivono il contrasto tra luce e ombra, spostandosi tra gli opposti nell’equilibrio universale. “Anima-li” fatti di sostanza e consapevolezza, liberi dalle costrizioni della razionalità, istinto puro e primordiale, queste creature terrene sono medium in dialogo con il nostro Io profondo e dimenticato.

Una scelta lucida, quella di Maurizio, di tornare alla pittura dopo mesi di fermo necessari per convincersi a dare ascolto a quell’emozione che guida e, quasi, realizza da sè l’immagine, in un gioco dell’errore in cui le figure sono pittoricamente costruite e distrutte per poi essere nuovamente costruite. Tocchi di luce finale possono far emergere dal fondo buio i soggetti allo stesso modo in cui le pennellate scure restituiscono fisicità al chiarore preesistente. Ogni elemento è necessario, ogni atto è inevitabile. 

L’artista dipinge animali perché essi semplicemente sono. Eppure ciò che vediamo è solo una delle realtà esistenti poiché tutto ciò che è contenuto nell’opera, gli animali, i paesaggi quasi invisibili, le luci e le ombre, si situano nel passaggio tra due condizioni, una fisica e una che è rappresentazione del ricordo di questa dimensione mentre già si è in movimento verso quella successiva. E’ proprio durante la fase di passaggio che avviene lo sfaldamento dei corpi: gli esseri lasciano la propria corazza fisica per diventare pura energia e pensiero. Ecco che i soggetti dipinti si fanno via via quasi irriconoscibili, sagome che si confondono nel colore dello sfondo.

La fiducia nell’esistenza di dimensioni diverse attraverso cui il pensiero si muove, si lega soprattutto a filosofie religiose arcaiche che segnano l’attuale ricerca artistica e personale di Maurizio. Gli animali sono scelti per il loro significato simbolico, in particolare è molto forte il legame con le credenze egizie e atzeche che spesso si mescolano o trovano similitudini nelle altre religioni: il cane, simbolo del dio Anubi egizio e di Xolotl, la divinità atzeca che aiutava i morti nel loro passaggio verso il mondo sotterraneo; il gatto, posto a guardia degli antichi templi buddisti, secondo alcune filosofie esoteriche sarebbe l’unico in grado di spostarsi a piacimento tra le diverse dimensioni, in modo cosciente e attraverso il proprio corpo etereo. Interpretazioni poetiche trasfigurano le sagome di regali ibis rossi: animale sacro per gli antichi egizi, la sua immagine era associata alla figura del dio Thot che si credeva permettese la comunicazione tra cielo e terra. Grandi ibis sembrano uscire dalle tele, avvolti dalle fiamme, sprigionando tutta la potenza di una pittura matura e cercata a lungo. Questi uccelli erano considerati simboli della conoscenza per via del lungo collo che permette loro di scrutare ogni parte del proprio corpo, paragonandoli all’uomo sapiente che, attraverso la riflessione e l’osservazione di se stesso, può arrivare alla consapevolezza dei propri limiti e capacità.

Le opere di Maurizio L’Altrella sprigionano dall’interno la forza per condurci sulla soglia di un passaggio, un collegamento tra luoghi reali e mentali, oscillando continuamente tra l’uno e l’altro. Ogni dipinto può far uscire l’animale o invitarci a seguirlo al suo interno. Come fossero specchi, ci pongono davanti a un “noi stessi” spogliato di tutte le nostre verità per arrivare all’essenza ultima: prima del corpo e insieme al pensiero, noi siamo.

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