ANGOLAZIONI 1. ARTISTI DELLA COLLEZIONE D’ARTE MATASCI.

ANGOLAZIONI 1. ARTISTI DELLA COLLEZIONE D’ARTE MATASCI.

Titolo

ANGOLAZIONI 1. ARTISTI DELLA COLLEZIONE D’ARTE MATASCI.

Inaugura

Sabato, 30 Maggio, 2015 - 14:00

A cura di

Mario Casanova

Artisti partecipanti

Edmondo Dobrzanski, Ennio Morlotti, Varlin (Willy Guggenheim)

Presso

MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino
Via Tamaro 3, Bellinzona - Svizzera

Comunicato Stampa

ANGOLAZIONI 1. ARTISTI DELLA COLLEZIONE D’ARTE MATASCI.

Edmondo Dobrzanski, Ennio Morlotti, Varlin (Willy Guggenheim)

 

Vernissage Sabato 30 maggio 2015 dalle 17:30

 

30 maggio – 9 agosto 2015

Ve-sa-do dalle 14:00 alle 18:00

 

ANGOLAZIONI 1. ARTISTI DELLA COLLEZIONE D’ARTE MATASCI è un’esposizione che intende omaggiare il collezionista d’arte Mario Matasci di Tenero, Svizzera.

Negli ultimi anni il MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino, in ossequio ai cambiamenti in atto per quanto attiene allo sviluppo della politica culturale a sud delle Alpi, affronta regolarmente il tema del collezionismo prevalentemente privato. In un’epoca in cui la bolla speculativa del mercato dell’arte è conclamata e la difficoltà delle istituzioni museali pubbliche di definirsi Faro dell’Arte, così come di meglio acutizzare una nuova identità del Museo, mai come ora il collezionismo privato ridiventa elemento chiave per l’esistenza di una rete coordinata dei differenti poli culturali pubblici, la cui responsabilità rimane fondamentalmente e principalmente quella di rivolgersi alla conservazione del patrimonio storico e alla sua diffusione attraverso meccanismi didattici. Come riconfigurare, all’interno di questo processo di cambiamento, le attività espositive temporanee mirate alle acquisizioni di nuove conoscenze e tendenze in campo artistico da offrire alla crescita intellettuale del pubblico? Il collezionismo privato ha una forte responsabilità e un notevole impatto circa la mole di opere acquistate, la cui alta qualità è garantita dalla dedizione, dal tempo, da coerenza e amore per l’arte e le scelte d’acquisto; qualità, queste, che non sempre sono ordinate nel sistema istituzionale pubblico.

Mario Matasci è uno dei pochi collezionisti in Ticino con una Storia che vale la pena di essere evidenziata attraverso una mostra. Egli si appassiona relativamente presto all’arte, iniziando a raccogliere opere e in seguito a collezionare e schedare sistematicamente il suo gusto e le sue visioni personali. Lo fa seguendo prevalentemente il cuore e l’intuito, con i quali crea una collezione che definiremmo ‘bicefala’. Mario Matasci vive nelle terre attorno al locarnese e al Lago Maggiore, dove dal tardo Ottocento fino agli anni Cinquanta del Novecento si erano radicate correnti artistico-culturali europee estremamente importanti, di cui ricordiamo soprattutto il Monte Verità di Ascona.

Al di là della presenza di alcuni autori dell’Ottocento – in particolare Filippo Franzoni, esponente a pieno titolo di quella ‘fin de siècle’ lombarda e ‘scapigliata’ sviluppatasi anche a queste latitudini – e delle sue metastasi, Matasci sembra analizzare e concentrarsi sulle identità storiche del Ticino, una terra che è naturalmente bicefala per la sua incapacità di fare propria l’identità Elvetica, pur sentendosi contemporaneamente e non senza difficoltà di cultura italiana. Eppure, il Ticino, terra d’artisti ‘stranieri’ (di passaporto) e/o ‘straniati’, è (stato) testimone più o meno consapevole e impotente di fronte al transito osmotico di grandi nomi della Mitteleuropa dell’arte visiva, del collezionismo d’arte, della letteratura e delle scienze sociali. Poco è riuscito a fermarsi nelle trame del setaccio di questa provincia. Molti sono approdati in Ticino, tanti sono ripartiti senza che questa terra avara se ne fosse apparentemente accorta. Qualcosa è rimasto, molto è dimenticato.

Mario Matasci è un umile interprete della Storia anche in questo senso e proprio in questo aspetto risiede la sua lungimiranza: cioè la sua capacità di avere meglio di altri percepito e letto il talvolta imbarazzante paradosso che ancora rende labile questa terra a scarsa vocazione culturale indigena, e che – per felice fatalità – fu al centro dell’Europa. Ecco, quindi, che la sua collezione presenta una parte di opere culturalmente italofona, e un’altra che affonda, invece, le sue radici nel cupo Espressionismo del Nord e di cui siamo giocoforza intrisi.

Gli artisti che il MACT/CACT ha selezionato dalla collezione Mario Matasci sono tre: Ennio Morlotti (1910-1992), Varlin (Willy Guggenheim) (1900-1977), quasi a testimoniare un’appropriazione degli opposti tra nord e sud, e un autore di origine polacca come Edmondo Dobrzanski (1914-1997).

Mario Casanova, 2014

 

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