ANGELO MURIOTTO "Il Triangolo"

ANGELO MURIOTTO "Il Triangolo"

Titolo

ANGELO MURIOTTO "Il Triangolo"

Inaugura

Domenica, 6 Ottobre, 2013 - 18:30

A cura di

Gaetano Salerno

Artisti partecipanti

ANGELO MURIOTTO

Presso

Zanini Contemporary Gallery
Via Virgilio 7, San Benedetto Po (MN)

Comunicato Stampa

Angelo Muriotto nasce a Foggia nel 1937; vive e lavora a Venezia Mestre. Inizia l’attività realizzando lavori composti da assemblaggi di oggetti in vetro incollati su plexiglass.

Artista poliedrico nella sua semplicità, sin dall’inizio dell’ attività artistica (iniziata nel settembre del 2010) ha dato vita ad una produzione sfaccettata ed eterogenea. Inizialmente individua le proprie affinità con il linguaggio suprematista russo ed in generale con le  Avanguardie Storiche. Nello stesso periodo fornisce alle opere una doppia lettura, anteponendo alle stesse una cortina di canne di vetro che, oltre a delineare una barriera per lo sguardo, costringe l’osservatore a intuire il messaggio oltre le esteriorità, a spingersi oltre le apparenze, assecondando un bisogno di introspezione e di riflessione sempre presente nei lavori dell’artista.

Al vetro, dopo aver intuito nella trasparenza dell’oggetto i precetti di purezza e semplicità, si affianca presto una produzione in metallo; compaiono in sequenza le lamiere, bugnate prima e ondulate poi, la cui preziosità di lavorazione, aprioristicamente lineare e schematica, viene esaltata dall’artista attraverso l’uso di smalti e colori acrilici di forte impatto. Subentra poi la fase del plexiglas sul quale incolla canne e cocci di vetro con l’intento di creare forme trasparenti, quasi labili, per disegnare l’aria; i nuovi supporti vengono utilizzati per condurci ad un ragionamento sulla lucentezza delle superfici, sul valore intrinseco della materia, delegando così all’azione artistica il compito di esaltarla con semplice eleganza, evitando perciò devianti costrutti linguistici.

Attraverso un percorso espositivo che si colloca tra la partecipazione ad Arte Fiera Padova nel novembre 2012 e la personale di Limena dell’aprile 2013, rielabora quattro dei precedenti percorsi:

Disegnare l’aria, Gutenberg, Estroflessione, Introspezione sono i capitoli di una nuova e più matura produzione che prosegue e sviluppa la precedente, mantenendo con essa saldi i principi del suo fare arte; la critica ai ragionamenti prolissi, alla mancanza di sintesi, alla ridondanza dell’arte decorativa, dimostrano una sempre maggiore propensione alla rappresentazione della semplicità.

Alcune delle opere di questa mostra di San Benedetto Po rappresentano un prototipo, talvolta un archetipo, sul quale impostare le nuove idee e i nuovi concetti da sviluppare in futuro. All’interno di questa nuova fase trovano strada, tra l’altro, nuovi filoni di analisi: gli archetipi, una riflessione sulle fasi evolutive dell’uomo; gli oggetti ritrovati, oggetti un tempo di uso comune, smontati ma con la possibilità di ricomporli nella loro forma originale, diversamente rappresentati per dare nuova vita ad un oggetto che sta per essere dimenticato; le fasce di piombo bi-crome, i pannelli di plexiglas dipinti su entrambi i lati, i reticoli degli accampamenti romani.  Come espressione  di fantasia, di fluidità del pensiero e come segno identificativo, l’artista appoggia su ogni opera una piuma. E’ anche un manifesto dell’artista l’uso dei caratteri di piombo e di legno per stampare, dismessi, utilizzati anche per collegare il Rinascimento alla contemporaneità, nel tempo come omaggio alla stampa a caratteri mobili e come critica all’uso sconsiderato e vacuo delle parole.

L’opera-titolo di questa mostra, composta da tre elementi,  Il Triangolo, realizzata con materiali diversi, esprime una sintesi linguistica tra scultura e installazione. I primi due elementi in successione verticale di gabbie con al vertice del primo un altoparlante e dell’altro una bilancia a due piatti disuguali, ciascuno reggente una candela, si ergono imponenti. Di fronte invece, un coniglio bianco, seduto sopra un contenitore di rifiuti, osserva le torri. L’opera vuole rappresentare il disagio esistenziale che la società civile è costretta a sopportare.

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