Angelini, Battiato, Orsenigo, Schmid e Kim Sang Lan al Ferrara Art Festival

Angelini, Battiato, Orsenigo, Schmid e Kim Sang Lan al Ferrara Art Festival

Titolo

Angelini, Battiato, Orsenigo, Schmid e Kim Sang Lan al Ferrara Art Festival

Inaugura

Sabato, 5 Luglio, 2014 - 17:30

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

Anna Maria Angelini, Kim Sang Lan, Catherine Schmid, Giuseppe Orsenigo, Gianmaria Battiato 

Presso

Galleria del Rivellino - Palazzo della Racchetta
via Baruffaldi, 6 - via Vaspergolo 4, 6, 6a, ferrara

Comunicato Stampa

Un altro sabato ricco e denso di appuntamenti per il Ferrara Art Festival

Ferrara, Sabato 5 luglio 2014

 

Ore 17,30, Galleria del Rivellino, via Baruffaldi, 6: vernissage mostra fotografica di Anna Maria Angelini, “Rifrazioni”. La mostra proseguirà fino al 18 luglio, lu-ve 10.30-12.30/16.30-19.30, sa-do 16.30-20.00

Ore 18,30, Palazzo della Racchetta, via Vaspergolo 4, 6, 6a: vernissage delle mostre di Kim Sang Lan (Installazioni), Catherine Schmid (Tra Struttura e Spontaneità), Giuseppe Orsenigo (La vita che vorrei) e Gianmaria Battiato (Mascherazioni). Le mostre proseguiranno fino al 24 luglio, tutti i giorni dalle 15.00 alle 19.00

Ore 21,30, Palazzo della Racchetta, via Vaspergolo, 6: Racket Festival, concerto dei Ni-Na

Tre appuntamenti nell’arco di quattro ore, in due luoghi diversi della città: alla Galleria del Rivellino e a Palazzo Racchetta, per cinque mostre e un concerto che caratterizzeranno un altro sabato ricco di contenuti e denso di appuntamenti per il Ferrara Art Festival.

Si comincia alle 17,30 alla Galleria del Rivellino, in via Baruffaldi 6, accanto al Castello Estense, con la mostra di fotografa intitolata “Rifrazioni”, mostra personale della fotografa di Finale Ligure Anna Maria Angelini. Si prosegue al Palazzo della Racchetta, in via Vaspergolo 6, a 100 metri dal Listone, con il vernissage di ben quattro mostre personali: le “Installazioni” dell’artista coreana Kim Sang Lan nel salone Isabella D’Este, all’ultimo piano del palazzo storico, i quadri astratti della pittrice canadese Catherine Schmid con la mostra “Between Structure and Spontaneity” al piano terra nel salone Girolamo Savonarola, le tecniche miste del canturino Giuseppe Orsenigo con la mostra “La vita che vorrei” sempre al piano terra nelle sale Olimpia Morata e Cosmè Tura, e i quadri di maschere e figure grottesche del milanese Gianmaria Battiato al piano nobile (sale Ludovico Ariosto e Messisbugo). Tutte e cinque le mostre sono curate da Virgilio Patarini e ci presentano un ampio spettro delle possibilità espressive dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale, dalla fotografia astratta della Angelini alle installazioni di Madame Kim, degne di una Biennale di Venezia, dall’astrazione rigorosa della Schmid, alla figurazione grottesca di Battiato, fino alla contaminazione di fotografia e pittura e tecniche miste di Orsenigo.

Una fotografia astratta fatta solo di luce, quella di Annamaria Angelini. “Luce allo stato puro. Luce – colore. Laddove il colore e la luce sono colti con tale sapienza tecnica e di composizione da sembrare altro da sé. Da sembrare pittura su tela: luce dipinta, stesa velatura dopo velatura sulla tela. Una luce calda, leggera, a tratti friabile, impalpabile. Una luce pulsante, che si irradia dal centro della fotografia, che si irradia e conquista, con fluidità, ogni centimetro quadrato della superficie, con vibrazioni fitte e modulate, inquiete, che sembrano vivere di un afflato vitale, che a tratti si sfaldano, si addensano, si distendono”. Mentre “le installazioni pensate da Kim Sang Lan per il Ferrara Art Festival affrontano uno dei temi prediletti dall’artista coreana degli ultimi anni: la presenza-assenza della figura femminile, evocata da queste silhouettes di abiti femminili fatti di carta intrecciata a amano e la sua moltiplicazione, come in una sorta di riverbero in cui l’immagine femminile viene ripetuta all’infinito, in un gioco di ripetizione differente, di estenuante variazione su tema che ci racconta l’inquieto rapporto tra l’Uno e il Molteplice, nello scorrere immobile e allo stesso momento inquieto del Tempo”. Le opere dell’artista canadese Catherine Schmid invece nascono e si sviluppano “da un’osservazione attenta di elementi della natura o da scorci architettonici, elementi che vengono progressivamente stilizzati e ridotti ai minimi termini, in un processo di astrazione nel senso etimologico del termine che ha lo scopo di trovare nella sintesi la maggior efficacia possibile di espressione. Attraverso questo approccio, per usare una terminologia cara ad Aristotele, il «fenomenon» si trasforma in «noumeno»”… Ogni opera di Giuseppe Orsenigo invece è “l’esplosione di un mondo.  Ogni volta un nuovo mondo, in un gioco differente di razionalità ed emozione, di sogni affastellati,  scomposti e ricomposti e di concreti, puntuali riferimenti alla realtà. Con colpi di scena e alzate di ingegno uniche e spiazzanti. Come ad esempio nell’opera intitolata «Psicanalisi»: una lastra quadrata di metallo nero, un metallo cangiante alla luce, lucido e opaco allo tempo stesso, con al centro un buco, e dentro quel buco, in profondità di qualche centimetro nel buio, una minuscola superficie di specchio infranto e ricomposto, in cui, non chiunque, ma solo il fruitore più curioso e impertinente, o forse semplicemente più attento, può scorgere se stesso: il proprio volto, il proprio occhio infranto e ricomposto. Un’opera così, che coniuga Fontana e Pistoletto (e che li supera, almeno in sense of humour), basta sola a sancire la statura di un artista”. Infine “le maschere di Gianmaria Battiato sono facce grottesche, come di idoli africani rivisitati in chiave pop, o teste di pupazzi antropomorfi come sculture votive di qualche religione in cui alla seriosità dei riti è stata sostituita una verve dissacrante e sbeffeggiante, volti stilizzati in smorfie di sberleffo: gli occhi appallati, non è chiaro se spiritati o stralunati o strabuzzati di meraviglia, la lingua cacciata fuori forse per affanno, oppure per una libido di ascendenza fantozziana oppure ancora per scherno di lontana reminescenza apotropaica o di più probabile licenziosità infantile. E ci ricordano che spesso anche la vita è un gioco grottesco”.

Sempre a Palazzo Racchetta si conclude la serata, alle 21,30 col concerto dei “Ni-Na” giovane e neonata formazione ferrarese che così descrive Andrea Barbaglia: “ Due voci. Due esseri umani alle spalle. Giacomo Tebaldi. Luca Rizzo. Poi è tutto un tripudio di synth, cavi e processori per quella che nelle intenzioni del nuovo dinamico duo pare essere un lungo viaggio verso luoghi fantastici e irreali che solo un processo di ricostruzione mentale consente di visualizzare nella realtà. Un loop continuo e incessante che si abbatte sull'ascoltatore viziandolo e stuzzicando la sua fantasia. Qualche chitarrina qua e là, giusto per inseguire la linea del basso al solito usato alla perfezione per confezionare ed amalgamare il tutto."  Il concerto si inserisce nell’ambito del Racket Festival organizzato da Zamenhof Art di Milano in collaborazione col Cafè degli artisti di Ferrara.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero.

 

Note sugli artisti in mostra e in concerto

 

La fotografia della Angelini: scrivere con la luce

E’ luce la materia di cui sono fatte le fotografie di Annamaria Angelini. Luce allo stato puro. Luce – colore. Laddove il colore e la luce sono colti con tale sapienza tecnica e di composizione da sembrare altro da sé. Da sembrare pittura su tela: luce dipinta, stesa velatura dopo velatura sulla tela. Una luce calda, leggera, a tratti friabile, impalpabile. Una luce pulsante, che si irradia dal centro della fotografia, che si irradia e conquista, con fluidità, ogni centimetro quadrato della superficie, con vibrazioni fitte e modulate, inquiete, che sembrano vivere di un afflato vitale, che a tratti si sfaldano, si addensano, si distendono. Ogni vibrazione di colore è un piccolo sospiro trattenuto, un fremito appena percettibile, un palpito solo accennato. La trasparenza è il tema ricorrente di tutte queste opere, che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente. O che si squadernano ai nostri occhi come una serie di capitoli di un unico ampio, articolato racconto. Ogni foto una pagina, uno spunto narrativo, una epifania.

Virgilio Patarini

Anna Maria Angelini

Ligure, sin dalla prima giovinezza scrive poesie. Nel 2003 ha pubblicato un libro (Grani di sabbia), avendo però già collaborato a pubblicazioni locali e regionali. Nel libro inserisce alcune foto aniconiche prodotte per suo diletto, dopo anni in cui le sue curiosità la portano dalle foto di reportage dei viaggi a campi inesplorati, prima nella scelta dei soggetti, poi nel taglio degli scatti e man mano a foto di geometrie metafisiche, di macro estreme, di studi sulla luce.

In Namibia, nel deserto color albicocca di Sossusvlei, colpita dalla essenzialità delle linee delle dune nel monocolore, intuisce che le fotografie possono diventare un mezzo importante per comunicare emozioni. Da qui le ricerche e gli studi sull`informale ... Forme semplici intersecazioni di piani o sinfonie di colore, luce, macro. Lavora con la Nikon 801, manualmente, obbiettivo Sigma 35-135 , Nikon SB24 come flash, lenti addizionali. Non usa mai correggere col computer perché con esso si può ottenere qualsiasi forma e effetto il che rende i risultati meccanici, certi, non emozionanti.

La macchina fotografica assume così, pur essendo un mezzo tecnico, un linguaggio che esprime, un poco come la poesia, ciò che percepisce da ciò che la circonda; percezione quasi onirica che vede spesso oltre quello che altri trascurano perdendo una parte della magnificenza che ci circonda. E inoltre,piano piano con fatica e lavoro va verso un tipo di foto che è più vicina alla pittura astratta, onirico metafisica, che non alla fotografia comunemente intesa.

Nel dicembre 2007 ha pubblicato con l’Editore Eupalino un secondo libro di poesie: “Nel cuore dell’inverno”. Sta preparando un terzo libro di poesie e un libro di favole con disegni per bambini, per beneficenza.

Tra le molte mostre personali ha esposto a Vigevano, Calice L. , Finale ligure (3), Milano (5), Torino (4), Bologna (3), Genova (2), Firenze, Parigi(2), Ferrara , Finalborgo, Imperia ... Inoltre si segnala la partecipazione a collettive anche a tema e con più opere : Berlino, New York, Hong Kong , Il Cairo, BuenosAires, Milano, Torino, Firenze, Trieste, Trento, Cecina,Sesto Fiorentino,Bologna, Roma, Ferrara, Luxor. Albisola, Spezia, Verona ,Tagliolo Monferrato, Imperia...

 

Le Inquiete epifanie dell’Eterno Femminino nell’opera di Kim Sang Lan

La principale delle installazioni pensate da Kim Sang Lan per il Ferrara Art Festival affronta uno dei temi prediletti dall’artista coreana degli ultimi anni: la presenza-assenza della figura femminile, evocata da queste silhouettes di abiti femminili fatti di carta intrecciata a amano e la sua moltiplicazione, come in una sorta di riverbero in cui l’immagine femminile viene ripetuta all’infinito, in un gioco di ripetizione differente, di estenuante variazione su tema che ci racconta l’inquieto rapporto tra l’Uno e il Molteplice, nello scorrere immobile e allo stesso momento inquieto del Tempo.

Virgilio Patarini

Kim Sang Lan

Kim Sang Lan è nata nel 1952 a Séoul. Nel 1975 si diploma in Arti Applicate all’Università di Hong-lk; nel 1977 in Disegno di Tessuti sempre all’Università di Hong-lk. Dal 1978 al 1982 insegna all’Università di Won-Kwang. Nel 1982 approda in Francia, all’Ecole d’Art Américaine, al Castello di Fontainebleau. Nel 1984 D.E.A. d’Arti Plastiche, all’Università di Parigi. Nel 1987 diviene assistente all’Ecole d’Art Américaine. Dal 1989 al 1991 è incaricata di un corso all’Università di Hong-lk e nel 1997 al Centro Culturale Coreano di Parigi. Dal 1998 è membro del Salon «Comparaisons». Dal 2002 è professore all’Ecole d’Art Américaine, di Fontainebleau. Dal 2002 al 2004 è formatore esterno al Museo Nazionale di Arti Asiatiche di Guimet. Dal 2012 è a capo del Gruppo «Installazioni Libere» del Salon Comparaisons. Dal 1976 espone in numerose mostre in Corea. Si reca a Parigi per la prima volta nel 1982. Dal 1992 risiede stabilmente a Parigi. Ha esposto in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Belgio, in Svizzera, in Bulgaria, in Giappone e negli Stati Uniti. Tra le esposizioni personali più rilevanti ricordiamo: 1991 Centre Culturel Français, Séoul; 1992 Centre Culturel Coréen, Tokyo; 1993 Galerie Lehalle, Paris; Installazione al Castello di Senlis,»Rendez-Vous de Septembre»; 1994 Centre Culturel Coréen, Paris; 1997 Galerie de l’A.D.A.C, Paris; 1998, Espace de l’I.E.S.A., Paris; 2000 Galerie de l’A.D.A.C, Paris; 2001 La Maison de la Chine, Paris, Installation «Entre le ciel et la terre», Château d’O, Montpellier, Scénographie de l’exposition «Nostalgies Coréennes»,Musée Guimet, Paris; 2005 Scénographie de l’exposition «La poésie de l’encre», Musée Guimet, Paris; 2006 Hôtel de ville de Saint-Mandé; 2011 Galerie Lemniscate, Toulouse; 2012 Centre Cuturel Coreen, Paris, «KIM Sang lan et ses eleves». Opere in collezioni pubbliche e private: Museo della Città di Séoul, Séoul, Corea; Galleria Meegun, Séoul, Corée; Galleria Lehalle,  Parigi, Francia; Galleria Kiroj, Saint-Germain-en-Laye, France; Fondazione Betonac, Hasseit, Belgio; Fondazione Yavorov Tchirpan, Bulgarie; Galleria Orie, Tokyo, Japon; Museo d’Arte di St Louis Missouri, U.S.A. Onorificenze e premi: nel 2009 è nominata Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere (Ministero della Cultura e della Comunicazione, Repubblica Francese); .ha vinto il Primo Premio per la Scultura al Salone di Primavera di Chavenay, nel 1995, e il Premio d’argento alla Biennale de La Dentelle di Bruxelles nel 1998.

 

Catherine Schmid, Tra struttura e spontaneità

L’ispirazione creativa della Schmid trae le sue origini dalla forte fascinazione di contrasti tra luce e ombra, bianco e nero, positivo e negativo. Il nero rappresenta il mistero , l’ignoto , l’inconscio. La Schmid utilizza il nero in modo spontaneo, modo in cui il rischio, la probabilità e la sorpresa giocano un ruolo fondamentale. Il bianco suggerisce invece chiarezza, coscienza e rivelazione. Lei usa il bianco in modo riflessivo e controllato. Nelle sue creazioni i contrasti di luci e ombre rivelano una dinamica psicologica, in un rapporto dialettico tra interiore ed esteriore. Si tratta di un flusso positivo che implica una certa componente di speranza.

Nel processo creativo poi va sottolineato come le opere dell’artista canadese nascano e si sviluppino da un’osservazione attenta di elementi della natura o da scorci architettonici, elementi che vengono progressivamente stilizzati e ridotti ai minimi termini, in un processo di astrazione nel senso etimologico del termine che ha lo scopo di trovare nella sintesi la maggior efficacia possibile di espressione. Attraverso questo approccio, per usare una terminologia cara ad Aristotele, il «fenomenon» si trasforma in «noumeno»…

Virgilio Patarini

Catherine Schmid

Catherine Schmid è nata a Toronto , in Canada . Ha completato i suoi studi ottenendo la laurea «Bachelor of Arts» presso l’Università di Toronto. Ha iniziato la sua carriera come insegnante e ha anche viaggiato, fatto della pittura ed esposto in diversi paesi . Durante gli anni ’80 ha esposto molto in Italia , Germania e Svizzera . Nel 1990 è stata «artist- in-residence» presso il Museo di Arte Contemporanea Nyoman Gunarsa in Giacarta, Indonesia. Nel 1991 si trasferisce in Svizzera, dove ha continuato la sua carriera artistica e ha esposto in diverse gallerie . Dal 1994 vive a Eyragues, in Provenza, in Francia, a sud di Avignone, dove ha il suo studio e dà anche lezioni private di pittura e disegno. Lei continua a tenere numerose mostre in Europa, soprattutto in Francia e in Italia . I suoi dipinti si trovano in collezioni pubbliche e private in Francia, Svizzera , Canada, Stati Uniti, Hong Kong, Giappone e Indonesia. 

 

Tra le principali mostre personali ricordiamo nel 2012 a La Chapelle Saint Sulpice, Istres, Francia, nel 2010 a la Donation Mario Prassinos, Saint Rémy de Provence, Francia, nel 2007 al Consolato Svizzero, a Marsiglia, in Franciae, nel 2007 alla Galerie de l’Espace Culturel, Châteaurenard, Franciae, nel 2006 al Castello di Vuissens, Fribourg, Svizzera, nel 2005 all’ Hôtel Château des Alpilles, Saint Rémy de Provence, France, nel 1994 alla Galerie Schönenberger, Kirchberg, Svizzera, nel 1991 alla Galerie Promenade, Davos, Svizzera, nel 1990 al Museum of Contemporary Art Nyoman Gunarsa, Yogyakarta, Indonésia, nel 1989 all’Indonesian Cross Cultural Institute, Jakarta, Indonésia; nel 1988 Here and Now Gallery, Toronto, Canada, nel 1987 all’Art Gallery of Peterborough, Peterborough, Canada, nel 1987 all’Ontario Institute for Studies in Education, Toronto, Canada.

 

I mondi paralleli di Giuseppe Orsenigo

Ogni opera di Orsenigo è l’esplosione di un mondo.  Ogni volta un nuovo mondo, in un gioco differente di razionalità ed emozione, di sogni affastellati,  scomposti e ricomposti e di concreti, puntuali riferimenti alla realtà. Con colpi di scena e alzate di ingegno uniche e spiazzanti. Come ad esempio nell’opera intitolata «Psicanalisi»: una lastra quadrata di metallo nero, un metallo cangiante alla luce, lucido e opaco allo tempo stesso, con al centro un buco, e dentro quel buco, in profondità di qualche centimetro nel buio, una minuscola superficie di specchio infranto e ricomposto, in cui, non chiunque, ma solo il fruitore più curioso e impertinente, o forse semplicemente più attento, può scorgere se stesso: il proprio volto, il proprio occhio infranto e ricomposto. Un’opera così, che coniuga Fontana e Pistoletto (e che li supera, almeno in sense of humour), basta sola a sancire la statura di un artista.

Virgilio Patarini

Giuseppe Orsenigo

Giuseppe Orsenigo è nato a Cantù  nel  1948 ha frequentato l’Istituto d’Arte di Cantù, diplomandosi Maestro d’Arte.  La sua attività artistica  risale ai primi anni Sessanta, ma sino al 2001 si è rifiutato di esporre in pubblico le sue opere. Per Orsenigo questi «trent’anni di segreto lavoro, quasi  al riparo da occhi indiscreti, o da giudizi frettolosi e intempestivi», come scrive il noto critico Morando Morandini, sono serviti per affinare il suo stile pittorico definito  « la firma della sua volontà di fare e di esprimersi». Esperto conoscitore delle tecniche della lavorazione del legno, svolge da oltre quarant’anni la professione di designer dirigendo un laboratorio artigiano.  Dal 2001 ha esposto le sue opere in numerose personali, tra cui  una retrospettiva allo «Spazio Guicciardini» di Milano, ad  Aosta in due occasioni alla Saletta d’arte comunale  e  alla Torre dei signori di Sant’Orso, a  Milano al Nuovo Spazio Aleph,  Rosso Lacca, Galleria Zamenhof,  a PortoVenere alle Fondamenta della Chiesa di San Pietro e al Castello Doria , a  La Thuile  Albergo Planibel e Spazio Aiat , a Saint-Vincent  Salone delle Terme , a  Figino Serenza  Villa Ferranti , a  Cantù palazzo  La Permanente Mobili, a Como Spazio Espositivo San Pietro In Atrio , a  Mariano Comense Galleria Mauri , a  Vertemate con Minoprio  Fondazione Minoprio e Rcm Arredamenti, a  Menaggio  Sala Consiliare, Venezia  Palazzo Zenobio , Torino Galleria20.   Diverse anche  le  collettive in IItalia e all’estero: Ferrara Castello degli Estensi,  Chiostrino di Sant’Anna, Palazzo della Racchetta,   Massa Carrara  Castello Malsaspina,  Lecce   Castello Carlo V,  Imperia Pinacoteca,  Soleto  Porta San Vito,  Miilano   Galleria Zamenhof, Archivi  del 900,  Artisti Quartiere Garibaldi,  Fondazione Sassetti,   La Permanente,  Palazzo della Triennale, Palermo  I Biennale Internazione d’Arte, Milano Spazio E,   Innsbruck, Nimes, Parigi e New York.  Di lui si sono interessati quotidiani  e  televisioni nazionali , fra cui «Rai3», La Stampa, Avvenire, Il Giornale,Magazine di Repubblica America, La Provincia di Como, ,Il Corriere di Como.  Le sue opere sono pubblicate nel volume «Post-Avanguardia»  dell’Editoriale Giorgio  Mondadori (2010)  e si trovano presso:  Aiat Aosta,  Terme di Saint-Vincent,  Comune  di  PortoVenere, Galleria Mauri, nonché , in collezioni private. 

 

Le maschere di  Battiato

Le maschere di Gianmaria Battiato sono facce grottesche, come di idoli africani rivisitati in chiave pop, o teste di pupazzi antropomorfi come sculture votive di qualche religione in cui alla seriosità dei riti è stata sostituita una verve dissacrante e sbeffeggiante, volti stilizzati in smorfie di sberleffo: gli occhi appallati, non è chiaro se spiritati o stralunati o strabuzzati di meraviglia, la lingua cacciata fuori forse per affanno, oppure per una libido di ascendenza fantozziana oppure ancora per scherno di lontana reminescenza apotropaica o di più probabile licenziosità infantile. E ci ricordano che spesso anche la vita è un gioco grottesco.

Virgilio Patarini

Gianmaria  Battiato

Gianmaria Battiato nasce e vive a Milano. Cresce circondato e affascinato da bellissimi quadri e sculture del primo ‘900 italiano, frequentando in varie occasioni alcuni degli autori, amici di famiglia. Terminati  gli studi si dedica per molti anni alla fotografia a livello professionale. Dopo esperienze in altri campi riesce finalmente a dedicarsi alla pittura, grande passione di sempre.

Tra le ultime esperienze, nel 2013 espone all’ Atelier Chagall di Milano nella mostra personale «Maschere» a cura di Virgilio Patarini, partecipa a Ferrara, Palazzo della Racchetta alla mostra de «Il Segno» Premio Internazionale d’Arte Contemporanea e, prima a Palazzo della Racchetta e poi alla Galleria 20 a Torino, alla Mostra Collettiva «Dramatis Personae 2».

 

NI NA in concerto

New Idea No Artist. TdE Music ProductionZ - 2014

"La nuova scommessa di Momo Riva e del TdE Studio arriva da Ferrara. È un duo. Si nutre di pop, ma vive di elettronica. NI NA è il suo nome in codice. Sta per New Idea No Artist ed è alle prese con la sua prima pubblicazione ufficiale. Un ep. Quattro brani. Due voci. Due esseri umani alle spalle. Giacomo Tebaldi. Luca Rizzo. Poi è tutto un tripudio di synth, cavi e processori per quella che nelle intenzioni del nuovo dinamico duo pare essere un lungo viaggio verso luoghi fantastici e irreali che solo un processo di ricostruzione mentale consente di visualizzare nella realtà. Un loop continuo e incessante che si abbatte sull'ascoltatore viziandolo e stuzzicando la sua fantasia. Qualche chitarrina qua e là, giusto per inseguire la linea del basso al solito usato alla perfezione per confezionare ed amalgamare il tutto."

Andrea Barbaglia

 

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