Alchimia - Oggetti della nuova sensibilità

Alchimia - Oggetti della nuova sensibilità

Titolo

Alchimia - Oggetti della nuova sensibilità

Inaugura

Sabato, 14 Dicembre, 2013 - 18:00

A cura di

Davide Crippa e Alberto Zanchetta

Artisti partecipanti

Studio Alchimia: Alessandro e Adriana Guerriero, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass jr, Bruno e Giorgio Gregori, Michele De Lucchi, Andrea Branzi, Paola Navone, Daniela Pup-pa, Franco Raggi, Cinzia Ruggeri, Paolo Portoghesi, Riccardo Dalisi, Magazzini Crimi-nali, Metamorphosi, UFO, la Transavan-guardia e molti altri.

Presso

Museo d'arte contemporanea
Viale Padania 6 - Lissone (MB) fronte Stazione FS

Comunicato Stampa

Per festeggiare i settant’anni di Alessandro Guerriero, il MAC di Lissone ospita una mostra dello storico Studio Alchimia il cui allestimento rievoca il famoso Mobile infinito del 1981. Seguendo uno sviluppo in profondità, le opere creano una sorta di prospettiva-orizzonte che non attiene a criteri cronologici ma privilegia lo spirito di “confusione” che aveva caratterizzato il gruppo. Sviluppatosi in seno alla crisi di valori dell’epoca postmoderna, lo Studio Alchimia ha segnato l’evoluzione del design italiano grazie alla sua vocazione poetica, auto-riflessiva, introversa, eclettica, che si prefig-geva l’obiettivo di mettere in crisi l’ordine precostituito e il concetto di normalità, trovando la sua raison d’être al di fuori degli schemi. Il gruppo si opponeva infatti alla specializzazione in favore di un approccio interdisciplinare che favoriva la commistione dei generi (pittura, scultura, architettura, teatro, arti applicate), così come degli stili e delle tecniche (dall’artigianato all’industria, fino all’informatica). Oltre a sperimentare ine-dite metodologie, l’atteggiamento anticonven-zionale di Alchimia era indirizzato all’elogio del banale e dell’imprevisto, dell’ornamento e della decorazione, di ciò che è ludico e curioso. La grande importanza assegnata al disegno – prima ancora che al design – si è incentrata sul pensiero visivo, sul suo aspetto immaginifico, dando origine a un “progetto dolce”, innamorato non solo degli oggetti ma della vita in generale. Nel Manifesto di Alchimia, scritto da Alessandro Mendini nel 1985, si legge: «Per Alchimia il suo compito di gruppo che disegna è quello di consegnare agli altri una testimonianza del “pensiero sentimentale”. La motivazione del lavoro non sta nella sua efficienza pratica, la “bellezza” dell’oggetto consiste nell’amore e nella magia con cui esso viene proposto, nell’anima che esso contiene. […] Alchimia lavora sui valori considerati negativi, della debolezza, del vuoto, dell’assenza e del profondo, oggi intesi come cose laterali rispetto a ciò che è esteriore, pieno e violento, come cose da rimuovere. […] Per Alchimia le discipline non interessano quando sono considerate all’in-terno delle loro regole. […] Per Alchimia gli oggetti devono essere assieme “normali” e “anormali”. La loro componente di qualun-quismo li fa confluire nel quotidiano, nel reale e nel bisogno di appiattimento, la loro componente di eccezione li toglie dalla consuetudine e li collega al bisogno dell’im-previsto, dell’incidente, della differenza, della trasgressione».

 

Fondato a Milano nel 1976, lo Studio Alchimia è il primo esempio di progettisti pro-duttori che lavorano e sperimentano in molti settori diversi. Altrettanto numerosi sono gli autori coinvolti: Alessandro e Adriana Guer-riero, Alessandro Mendini, Ettore Sottsass jr, Bruno e Giorgio Gregori, Michele De Lucchi, Andrea Branzi, Paola Navone, Daniela Pup-pa, Franco Raggi, Cinzia Ruggeri, Paolo Portoghesi, Riccardo Dalisi, Magazzini Crimi-nali, Metamorphosi, UFO, la Transavan-guardia e molti altri. La cultura dello studio Alchimia, derivata da quella del contro-design italiano, modifica alla base tutte le precedenti teorie del design, provocando un cambiamento radicale e profondo della men-talità degli architetti. “Alfabeti Visivi”, “Redesign”, “Design Banale”, “Cosmesi”, “Ro-bot Sentimentale” sono alcuni degli slogan che sottendono alla esuberante e vastissima produzione di oggetti artigianali, kitsch, di recupero, di massa, improbabili e provocatori ma tutti molto carichi di teoria. Le attività emozionali, psichiche e antropologiche si espandono poi ai libri, alla didattica, ai video e ai suoni. L’esperienza del gruppo si conclude nel 1992 ma rivive ancora oggi in mostre e nelle tante, eterogenee opere dell’epoca.

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