Agostino Tulumello

Agostino Tulumello

Titolo

Agostino Tulumello

Inaugura

Venerdì, 22 Novembre, 2013 - 18:30

A cura di

Alexander Bracci

Artisti partecipanti

Agostino Tulumello

Presso

3b gallery
Via Bezzecca 3, Roma

Comunicato Stampa

L’arte di Agostino Tulumello sembra rispondere a due domande essenziali: una di carattere conoscitivo ed una di carattere estetico. E’ un forte impulso conoscitivo, infatti, che lo porta ad indagare lo spazio. Uno spazio astratto quello di Tulumello, dove domina ancora una geometria di tipo razionale ed euclideo, scandita da triangoli e trapezi che si materializzano su assi cartesiani, ma che nascondono – in filigrana – una visione reticolare e complessa, quasi frattale. E lo spazio si fa, così, labirinto, come la piantina in scala di una metropoli, dove le fugaci apparizioni di colore ci ricordano la ragione decorativa del gesto. Una ragione che, chi avvicina lo sguardo, perde di vista a favore di quella conoscitiva, che ci rapisce in un viaggio nel tempo, il “tempo di sempre”, agostinianamente “distensio animae”. Una non realtà. Quella di Tulumello è una poetica dell’essenza, austera e severa. Un viaggio nel “noumeno”, al di là delle apparenze fenomeniche, dove il “reale non è vero, si accontenta di essere” (come affermava Atlan) e, come in Matrix, il mondo ci è stato messo davanti agli occhi per nasconderci la verità. Quella verità che Tulumello indaga con pazienza e ostinazione, come tutti i ricercatori. Perché, come affermava Pirandello nel romanzo che uccide il naturalismo (“I quaderni di serafino Gubbio operatore”), “c’è un oltre nelle cose”. Anche Tulumello, alla maniera di Serafino Gubbio, di fronte allo scacco della rappresentazione, incapace – ormai – di fotografare un perfetto dal vero, preferisce indagare il meccanismo di funzionamento della macchina da presa. Preferisce conoscere la sua conoscenza. Altrove, però, il suo segno si fa “primitivo”, pre-logico, supportato da un forte impulso decorativo, quasi un “horror vacui”. La sua poetica dell’essenza preferisce la scrittura (archi-scrittura) alla voce, derridianamente. L’essenza divenendo, così, “differenza”. Molteplicità, caleidoscopio. Ora, però, se assumiamo (vichianamente) che la prima forma di conoscenza della realtà possa essere di carattere estetico, la domanda cui risponde Tulumello rimane una. E di carattere estetico, dunque. E la risposta è declinata sempre all’insegna dell’eleganza e della classicità, nonostante la forte spinta avanguardistica. Anche nella sua dimensione “pop”, infatti, Tulumello rimane un esteta austero e severo. Ostinato ricercatore dell’essenza.

                                                            An inflexible researcher of the essence

Agostino Tulumello’s art seems to answer two essential questions: a cognitive and an aesthetic one.

Indeed, a strong cognitive effort makes him investigate the space. Tulumello’s space is an abstract one where a rational and Euclidian geometry still reigns. It is made up of triangles and trapezoids which materialize on Cartesian axes but which  hide – in backlight – a webbed and complex vision, nearly a fractal one. And the space becomes a labyrinth, like a scale drawing map of a metropolis, where the fleeting appearances of color remind the decorative meaning of his painting. But this feeling is immediately lost in favor of a cognitive dimension which brings in a special travel in time. It is an “endless time”, or a “distensio animae” –  to quote Saint Augustine. It is a “non-reality”.

Tulumello’s poetics is an essential, stern and severe one. It is a journey to the “noumenon”, beyond the phenomenal appearances, where “the real is not real, it is just pleased to be” (quoting Atlan). Moreover, as with Matrix, because of the world before us we do not see the truth. Tulumello is searching for such a truth; he looks for it with patience and in a persistent way as all the researchers do. That’s because, - as Pirandello wrote in I quaderni di serafino Gubbio operatore (a novel which kills the naturalism) – “there is ‘a beyond’ in things”.  As Serafino Gubbio, Tulumello takes into account the defeat of representation and being unable to photograph – by now – a “perfect from the true”, he prefers to investigate how the camera works. He prefers to know his knowledge.  

Yet, somewhere else, his painting becomes primitive, pre-logical, held by a strong decorative urge, similar to a “horror vacui”. His essential poetics prefers writing (arche-writing) to the presence of “form-voice”, as Derrida did. In such a way, essence becomes “difference”.

But quoting Vico and assuming that the very first experience of reality is an aesthetic one, Tulumello answers just one question, the aesthetic one. And the answer is always refined and classic despite the strong avant-gardian urge. 

In fact, even in his “pop” dimension Tulumello remains a severe aesthete. An inflexible researcher of the essence.

 

Nino Arrigo (literary critic)                                                                                        Nino Arrigo

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