Mostra collettiva "Geometrie dell'anima" all'Atelier Chagall

Mostra collettiva "Geometrie dell'anima" all'Atelier Chagall

Titolo

Mostra collettiva "Geometrie dell'anima" all'Atelier Chagall

Inaugura

Giovedì, 14 Giugno, 2012 - 16:00

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

CAMILLA ALESSI, MARCO BELLOMI, MARCO CRESSOTTI, ROBERTO FRUGGERI,
BRUNO DE SANTI, PATRIZIA MURAZZANO, GUIDO OGGIONI, BEATRICE PALAZZETTI,
LUCIO PEDOTTI, MARIA LUISA RITORNO, ALESSANDRO ROSSI,
SALVATORE STARACE, FABRIZIO TROTTA

Presso

Atelier Chagall

Comunicato Stampa

S'inaugura giovedì 14 giugno, dalle ore 16 alle ore 20 presso l’Atelier Chagall di Milano, Alzaia Naviglio Grande 4,
la mostra collettiva intitolata “Geometrie dell’anima”

In mostra opere degli artisti:
CAMILLA ALESSI, MARCO BELLOMI, MARCO CRESSOTTI, ROBERTO FRUGGERI,
BRUNO DE SANTI, PATRIZIA MURAZZANO, GUIDO OGGIONI, BEATRICE PALAZZETTI,
LUCIO PEDOTTI, MARIA LUISA RITORNO, ALESSANDRO ROSSI,
SALVATORE STARACE, FABRIZIO TROTTA

La mostra proseguirà fino al 26 giugno 2012.
Ingresso libero.

Nota critica di presentazione
Ogni artista di questa collettiva possiede un suo mondo particolare, ma ciascuno di questi mondi utilizza un segno e un linguaggio ben determinato per indicare una via interpretativa della realtà, che sebbene non sia uguale per tutti possiede la stessa origine decostruttivista. Le geometrie a cui allude il titolo sono quelle linee che si sovrappongono, s’intersecano e danzano, lato evidente del gesto delle mani modellanti la materia a mettere ordine nel caotico bagno sensoriale a cui quotidianamente l’uomo è soggetto.
Le forme geometriche potrebbero suggerire un approccio artistico razionale, ma quando ci si trova di fronte alle opere di questa mostra si comprende come le linee siano meno la rappresentazione di un ideale e più un suggerimento per far vibrare l’anima dello spettatore secondo una determinata nota. E in questo modo la grafica, la pittura e la scultura si manifestano per quello che sono, cioè un incredibile strumento per ampliare le possibilità d’analisi se non addirittura di autoanalisi.
Il ricordo di Kandinskij e Malevich, tanto forte in alcuni di questi artisti, è solo una suggestione, perché se proprio si vuole trovare un’origine per il tipo di lavoro qui proposto si può solo fare riferimento a Derrida e al decostruttivismo architettonico. Lontani dall’atomismo avanguardistico per una crisi d’identità personale e umanitaria, questi artisti evidenziano semplicemente alcuni elementi, alcune emozioni della materia per poter afferrarne il pieno senso.

Alessandro Baito

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

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