Mini Intervista a Fabio Volo

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A pochi giorni dall'uscita del suo quinto libro - " Il tempo che vorrei" - ( senza contare i due racconti pubblicati sul Corriere),

Lobodilattice incontra Fabio Volo
 


Qual è il tuo rapporto con l'arte contemporanea?

La risposta è semplice, non ho rapporti con l'arte conteporanea... (ride)

Non ci crediamo. Ci sarà un artista che ti ha emozionato, un quadro che ti piace, una corrente che ti ha colpito più di altre...
La verità è che non seguo molto l'arte contemporanea. (Dopo una breve pausa, continua) Però appena ho del tempo, e specialmente prima di scrivere cerco di guardare molti film, leggere libri e andare a vedere mostre. Sono alla ricerca di contaminazioni. E anche se esco da una mostra insoddisfatto sono comunque stimoli nuovi che entrano a far parte di me. Anche se una cosa non ti piace, ti fa adottare lo stesso un punto di vista. Però mi ricordo una mostra di Hopper, quella mi era piaciuta molto.
In Italia in realtà non vivo molto l'arte contemporanea, ma quando sono a New York la respiro ovunque, ad ogni angolo trovi qualcosa di artistico, un'ispirazione, anche solo un quadro in un bar. New York emana arte, è pulsante... e la percepisci dappertutto, in qualsiasi gesto quotidiano che si riflette su di te. Basta scendere in strada per incontrarla, la si respira nelle vie, nei mercatini, tra la gente.
Il MoMa di New York ha preparato una retrospettiva su Tim Burton che non vedo l'ora di vedere. Si può definire arte contemporanea?
Direi proprio di sì.

Cosa ne pensi del fatto che la comunicazione attraverso metodi virtuali sta crescendo esponenzialmente da uno/uno a uno/molti?
Mi occupo di comunicazione dagli anni Novanta, già da quando ho iniziato ad andare in radio si parlava di comunicazione 'uno a molti' ma a pensarci, ancor prima, con l'avvento del cinema, si parlava di questo. Ora il fenomeno si sta solo evolvendo e complicando ulteriormente con la nascita dei blog, facebook e dei social network in generale.


Cosa ne pensi di questo cambiamento della comunicazione con l'avvento dei social network? E del concetto voyeuristico della comunicazione legato allo sviluppo di mezzi virtuali per apparire e mostrarsi?

Non si può democratizzare tutto. Va bene che ognuno dica il proprio parere sulle cose anche in modo estremo, ma l'importante è essere informati, preparati. Conoscere ciò di cui si parla. Detesto chi parla solo per sparare a zero ed esprimere un giudizio. Il più delle volte dietro a un atteggiamento del genere si cela solo una grossa ignoranza. Bisognerebbe parlare con cognizione di causa. Anche perchè raramente c'è una reale giustificazione dietro ai giudizi.

E tu che fai prima di tutto comunicazione, cosa pensi del modo di comunicare oggi?
Non per forza si comunica di più, noto però il fatto che oggi si abusa di superlativi. Un'inutile esuberanza dell'-issimo, generalizzata. E' tutto bellissimo, fighissimo, grandissimo...

Siamo"d'accordissimo", anche a noi non piacciono.

 

 

 

 

 

Nota:

(photo by Cristiano Bendinelli)

 

 

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