Mauro Modin a Joyful Artist a cura di Giorgia Ciocia Ficotto

Artista classe 1963, che oltre a capire di pittura, ne capisce parecchio anche di musica. Uno che il Jazz lo trasla in arte, perchè lo ama alla follia. Dice di esserne dipendente . Un pittore, un'illustratore, un creativo che al tempo stesso sa davvero suonare uno strumento, per dirla giusta, Mauro Modin è un batterista. Un rocker. Un bluesman. Rapito dal jazz. Il giovane curioso Modin è un animo difficile da placare. Un ragazzo a cui stanno troppo stretti i panni del liceale a Venezia, e che decide di formarsi 'in un tour di esperienze' prima come grafico e fumettista nella più stimolante Milano, poi sulla strada, nello scenario punk di Brixton (quartiere off-limits di Londra ndr). Una volta tornato in Italia, si ritrova a collaborare come roadie alle tournee di musicisti famosi del calibro dei Deep Purple , Miles Davis , U2, Cult , James Brown,  Simple Minds,  Pink Floyd  per citarne alcuni. Un'artista al quale la musica ha davvero cambiato la vita, al punto di influenzarne ogni tipo di espressione. L'uso del colore nelle opere di Modin -che lui stesso ama definire 'gioioso'- sottolinea una forte analogia espressiva con il jazz: l'improvvisazione delle note si individua nei tratti e nelle pennellate, il ritmo è cadenzato dalla vibrante materia e dalla gestualità, di scuola informale. Nelle opere di Mauro Modin è quasi assente l'uso del nero: trapela qualche volta una fumosa e magica vena melanconica, che rievoca le atmosfere di New Orleans, ma a prevalere è sempre l'atmosfera solare, straripante e viva, magica. Le sue opere sono quasi da 'indossare', da vivere, da godere. Lo testimonia la scelta di non dedicarsi esclusivamente alla pittura e di sperimentare ed esprimersi attraverso graffianti collage e la decorazione di complementi d'arredo come tavoli e sedie, oggetti per dirla in modo contemporaneo- assolutamente tridimensionali. Le cose cambiano forma e diventano arte e melodia. E musica lo sono per davvero. Osservando i suoi collage si rimane esterefatti da come l'amore per i dischi lo abbia spinto addirittura ad usarli coraggiosamente come 'materia' artistica. Vinili 45 giri (veri!) sono assemblati in maniera quasi inconscia a fotografie, manifesti cinematografici e colore, per un risultato d'impatto, irrazionale, senza dubbio unico. Si può affermare che l'energia che emerge dalle sue opere è una forza che sembra venir fuori, più che dalle sue mani, dall'anima. Da perfetto musicista che si rispetti.

Giorgia Ciocia Ficotto

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