La maschera come simbolo di nuove identità, per sfuggire all'alienazione postmoderna. Al via "The Masque", negli spazi di Rossocontemporaneo

 

"Vivere sui fili di una vita parallela, vestire nuove identità, anche di pura fantasia", per sfuggire alla società dei consumi e alla decadenza che contraddistingue il mondo contemporaneo. Post-modernità che, come ha spiegato Baudrillard nella sua estetica del simulacro, esprime una nuova forma di dominio sull'individuo creando un'iperrealtà virtuale. Un fittizio mondo dei segni che cancella la collettività fattuale annullando la concretezza delle forme di protesta.  Ecco, dunque, il controllo della coscienza collettiva attraverso la virtualità, che determina un'alienazione dell'individuo più sottile, più raffinata. A questa tematica si ricollega l'antico concetto di maschera, concetto cardine di "The Masque", la nuova collettiva che inaugura giovedì 5 aprile alla galleria Rossocontemporaneo di Taranto. Il creatore di questo nuovo spazio espositivo, Angelo Raffaele Villani, che sfida il lassismo di un territorio culturalmente ricco ma martoriato dalle cattive politiche, vede nella simbologia della maschera la via di fuga per l'individuo. Protagonisti della collettiva - che è anche il secondo appuntamento del Programma espositivo 2012: “ΤARAS, tra mito e contemporaneo - sono quattro artisti pugliesi: Pierluca Cetera, Alessia Cocca, Massimo Festi, Marco Rea. 

La maschera, che esprime le emozioni più varie, dalle declinazioni espressive della gioia, della passione ma anche paura ed emarginazione, è al centro della ricerca di quattro artisti. Un tema che Angelo Raffaele Villani ricollega ai riti della Settimana Santa che si celebrano a Taranto. La processione del Venerdì santo per esempio: i "perdoni", gli incappucciati a piedi scalzi che per penitenza percorrono le vie della città dei Due Mari. Un rito medievale, di fortissimo impatto emotivo.

 

Ecco dunque gli artisti che espongono, presentati da Angelo Raffaele Villani: 

 

Pierluca Cetera

La serie delle “maschere” presentate da Pierluca Cetera si muove scandagliando le pulsioni della vita e della morte di noi individui (eros e thanatos appunto). Le opere sono elementi tridimensionali (“cassettoni”, li definisce l’artista), che si compongono di un duplice livello creativo: il primo (quello esterno), della raffigurazione pittorica di personaggi, uomini e donne, ed il secondo (nascosto), interno al cassettone, con piccole sculture erotiche fluorescenti.

Opere che rivisitano giocosamente i canopi etruschi (e da qui il titolo di “maschera”). Le stesse pitture frontali sono realizzate esaltando la centralità compositiva ed un fare pittorico, che accosta la raffigurazione ad opere pittoriche “archeologiche”. 

In questo gioco di divertita curiosità erotica, lo spettatore è invitato a spiare attraverso l’occhio cavo per poter godere l’immagine celata, ribaltando l’immagine del voyeur, che invece spia da dietro al quadro.

 

Alessia Cocca

Fotografia ed elaborazione digitale, con un personalissimo rimando nostalgico ad un passato di bambina entusiasta, nella sua piena leggerezza ed ingenuità, ben lontana dal mondo strutturato dei grandi.

Immagini, particolari, posture, ritratti ripetuti e similari, racconti personali che vivono una naturale metamorfosi secondo una sequenza di pensieri, di ricordi da perpetuare, di esperienze vissute come per un ricco album fotografico di famiglia. 

Un passato indelebile che ci segna inesorabilmente e che emerge sempre.

 

Massimo Festi 

Significato di una seconda pelle, di un feticcio che nasconde la reale identità o ne crea di nuove, diverse; capace di liberare l’alter ego disinibito di chi la indossa. “La maschera è un simulacro di identità”.

I suoi personaggi dominano la scena, posizionandosi al centro della riquadratura pittorica, caratterizzata da sontuosi fondali in carte da parati dal gusto tipicamente vintage. Figure rappresentative di vite ed identità non perfettamente delineate: non miti, quindi, non eroi, ma esseri imperfetti, icone di una società massmediatica. La maschera come feticcio, va rapportata ad un sistema società, e va letta con toni cangianti ed effimeri. 

 

Marco Rea

Le opere pittoriche di Marco Rea, uno dei più delicati artisti post graffiti della scena romana, sono espressione di una contaminazione multidisciplinare che attraversa i mondi complementari di pittura, fumetto, scenografia e writing. E’ il primo artista ad utilizzare i manifesti del mondo patinato della moda e della pubblicità come base per le proprie opere, dando vita a personaggi nuovi che perdono le sembianze originarie, fino a svelare un’anima segreta ed inquieta, dall’intimità trasfigurata. In questo processo di trasfigurazione dell’immagine, Rea elimina ogni accenno feticistico e commerciale del messaggio pubblicitario, esponendo la figura a nuova identità.

I soggetti ricorrenti, soprattutto donne, sono rappresentati in tutte le proprie fragilità, sogni e pensieri. 

 

 

dal 5 al 14 aprile

"The Masque"

collettiva: Pierluca Cetera, Alessia Cocca, Massimo Festi, Marco Rea

a cura di Angelo Raffaele Villani

ROSSOCONTEMPORANEO 

Vernissage: 5 aprile ore 19.30

Orari: da martedì a sabato, 16,30/21,00

ingresso libero

Via Regina Margherita, 40 - (Piazza Garibaldi) | Taranto

Infoweb: http://rossocontemporaneo.wordpress.com 

 

Angelo Raffaele Villani - "The Masque"

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera” - affermava  Friedrich Nietzsche - “le cose più profonde hanno per l'immagine e l'allegoria perfino dell'odio. (...) Ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera: e più ancora, intorno a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà.”

Il concetto di maschera è uno dei fili conduttori del pensiero di Nietzsche, e da qui lo sviluppo dei temi essenziali della sua filosofia. Essenza o apparenza, eterna tematica, che già si vedeva elaborata nel pensiero di Schopenhauer. 

Come accadeva nelle riflessioni di Nietzsche, che confrontando modelli di vita presente e passata, giudicava la vita presente caratterizzata dalla decadenza, al pari potremmo rapportarci nel rappresentare il nostro tempo presente.

In una società dai continui mutamenti, accelerata dai ritmi frenetici del divenire, corriamo spesso su binari che non siamo noi a decidere. Da qui, “l’esigenza” di vestire nuove identità, anche di pura fantasia, per vivere sui fili di una vita parallela e uscire dalle logiche (o angosce) del quotidiano, di “comode corazze” per le nostre imperfezioni.

Cosa di più attuale, in un mondo in crisi quale quello che viviamo, che ha necessità reali di sicurezze e sentimenti di stabilità? La maschera diventa simbolo di un anelito continuo, insistito, verso la tranquillità di una entità rassicurante dietro la quale celarsi, proteggendo tutte le personali fragilità. Ma ancora, un mezzo ambiguo attraverso il quale liberarsi da ogni inibizione e condizionamento, cancellando una identità per sostituirla con nuove. In fondo, chi non è mai stato affascinato, almeno una volta nella vita, dall’idea di vestire panni diversi dai propri? 

Il tema trattato porterebbe a sfiorare e “celebrare” i riti plurisecolari della Settimana Santa, risalenti all'epoca della dominazione spagnola nell'Italia meridionale ed introdotti, a Taranto, fin dagli inizi del 1600, dal nobile Don Diego Calò. Un evento dalla straordinaria carica religiosa, storia ed opulenza scenografica, con i misteriosi perdoni incappucciati della processione dei Misteri del Venerdì Santo, evento di larghissima partecipazione cittadina ed attrazione turistica. 

Dal sacro al profano, quindi, passando dai riti religiosi alle manifestazioni del sociale e della cultura.

 

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