Marco Porta | Un gesto tra le cose del mondo

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

Marco Porta
Un gesto tra le cose del mondo

a cura di Luigi Cerutti

Cardelli & Fontana artecontemporanea Via Torrione Stella Nord, 5 – Sarzana (SP)
da sabato 27 Agosto a domenica 9 Ottobre 2011
Inaugurazione sabato 27 Agosto dalle ore 18,30

via Torrione Stella Nord 5 19038 Sarzana (SP) Italia P. IVA 01045880117
tel/fax +39 0187 626374 galleria@cardelliefontana.com www.cardelliefontana.com

orari di apertura: Lunedì dalle ore 17,00 alle ore 19,30 dal Martedì al Sabato dalle ore 10,00 alle ore 12,30 e dalle ore 17,00 alle 19,30 La mostra sarà aperta con orario speciale durante il Festival della Mente, 2-4 settembre 2011
Per informazioni: telefono: 0187.626374 339.6079272 e-mail: galleria@cardelliefontana.com

La Galleria Cardelli & Fontana è lieta di annunciare la mostra personale di Marco Porta (Casale Monfer- rato, 1956), Un gesto tra le cose del mondo a cura di Luigi Cerutti in concomitanza con il Festival della Mente di Sarzana.
Un inizio che non ha inizio, come la presenza di una ghianda nel bosco. È lì per contingenze legate alla sua vita biologica, eppure è al contempo un elemento assimilato che potrebbe esistere come non esistere. In questo ordine disordinato che ne comporta in qualche modo un legame vaporoso, un gesto tra le cose nel mondo assume una connotazione per me, ora, nodale. Nella contemporaneità mi accorgo, andiamo ricercando il segno decisivo attorno al quale ruotare il nostro asse di essere umano. Può configurarsi come momento estemporaneo, oppure pianificato, o anche come il crono-tipo, quel luogo emblematico, che chiamiamo fine. Eppure questo gradino, lo scarto mentale che genera uno sbalzo, un cambio di rotta, è una metafora, un’illusione archetipica deludente. Ecco perché, queste pietre così geometricamente im- pilate in natura, mi riportano a questo: alla condizione del gesto che si esprime e che è destinato per sua sostanza a spegnersi tra le cose del mondo.
Questa estinzione tuttavia non è dolorosa. È piuttosto dovuta, necessaria, inevitata. Ecco perché il gesto, nelle sue pieghe, ritrova essenzialmente quello stato che è il suo senso melanconico. Una sorta di fondo di bottiglia entro cui veniamo esplicati: è indispensabile rendere miracoloso quel gesto, fare di tutto per invocarne lo stato di capolavoro e, nello stesso tragico momento, comprenderne la destinazione: le cose del mondo.
La mostra Un gesto tra le cose del mondo, inaugurata nel periodo del Festival della Mente, è proprio questo luogo melanconico.
Questo cenno come una macchina di Tinguely si aziona e parte senza preavvisi; e sa di dover terminare il suo moto rumoroso nelle umane cose. In questa visione non ha molta differenza, per me, la cronolo- gia del gesto. Il rosario di pietre che Marco Porta esporrà non ha un ordine, ma l’inizio e la fine vanno a coincidere nel senso, nel nucleo addossato. E lo stesso nucleo, quel destino di estinzione, non va confuso con l’operato della macchina, con il lavoro espresso dal suo moto. Quello, il lavoro, può ungere, graffiare, urtare, lisciare, evaporare. Ma nessun moto di macchina è in grado di interferire con l’estinzione.

Marco Porta
È nato a Casale Monferrato nel 1956. Si è laureato in Matematica presso l’Università di Torino. Ha iniziato a operare come artista nel 1990.

Bio
Non penso che una biografia debba contenere date ed elencazioni di accadimenti ed eventi - quanto piuttosto persone e parole di persone che ci riportano e dicono. La biografia raccolga rappresentazioni, raffigurazioni, giudizi e congetture, racconti, i segni e gli oblii, da coloro che ci sono stati estranei e compagni di percorso e trascorso. Un inanellarsi di opachi ricordi, approssimati gli uni agli altri, delimiti la porzione dello spazio e del tempo che contiene la nostra vita così come uno stampo è insieme impronta e matrice della sua scultura. Quanto più il ricordo attorno a noi si fa sfumato, approssimativo, rielaborato tanto più la nostra vita trascorsa si dilata e viene ad assumere i connotati dell’eventuale e del possibile, perdendo quelli di una pretestuosa e falsa oggettività.
E poi i nostri ricordi: disarticolati anch’essi in questo perpetuo e interminabile lavoro che ognuno di noi continua a praticare incessantemente, il lavoro di raccontare di noi a noi stessi per costruire quell’imma- gine identitaria che ci consente di distinguere e differenziare l’io dal non io. Ed è un raccontarci lo stesso passato, ogni volta più distante ed evanescente, sempre in modo mutato e rinnovato. Senza illusorie pre- tese fotografiche ma con reali e fondate nuove verità.
Mi piace contrapporre alla cultura dell’individualità e della storia la concretezza e sensibilità dell’in-identità e dell’evanescenza. Alla certezza sostituire la possibilità della rappresentazione. Le opere stanno nella mia testa, irrisolte, confuse, spezzate, ossessive, e si mischiano ad altre opere e ad altre ancora. Poi dopo giorni mesi o anni, in un attimo, le parti magicamente si riconoscono, si danno la mano e mi danzano davanti agli occhi.
Sono il privilegiato che ha visto per primo. É l’unico motivo valido per scegliere questo mestiere. A questo punto viene il lavoro che rende manifesto e visibile il pensiero rivestendolo di materia.

Data Inaugurazione: 
Sabato, 27 Agosto, 2011 - 18:30

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