Marco Carli Rossi, Il mondo prima del diluvio

Marco Carli Rossi, Il mondo prima del diluvio

 

Marco Carli Rossi, Il mondo prima del diluvio

Milano, Nur Gallery di arsprima

di Andrea Lacarpia

 

Nel contesto dell’arte contemporanea degli ultimi decenni è difficile imbattersi in opere con degli evidenti riferimenti ad un immaginario mitico, simbolico, morale o almeno filosofico e psicologico. Piuttosto tali riferimenti sono velati, nascosti dietro a facciate freddamente costruite dagli artisti più scaltri per essere accettati dagli ambienti più radical chic popolati da personaggi convinti che l’arte “di ricerca” sia quella senza legami con la tradizione immaginifica che ha accompagnato l’uomo in tutte le epoche.
Un esempio eclatante di tale operazione di modellamento formale in stile contemporary chic può essere per esempio tutta l’opera di Damien Hirst, celebre artista inglese che con le sue “vanitas” di animali conservati in formaldeide e teschi umani rivestiti di brillanti apre il campo a tutta una serie di riflessioni sul tema tradizionale e legato alla cristianità della vita eterna, ma nello stesso tempo, e soprattutto, apre la strada alla speculazione pubblicitaria del circo mediatico, abilmente sollecitata da alcuni aspetti formali delle opere, come l’utilizzo di animali e teschi veri.
Nel suo essere allo stesso tempo simbolico nei contenuti (o almeno in una parte dei contenuti) e contemporaneo nello stile, Hirst ben incarna il passaggio ibrido tipicamente “fin de siècle” dall’arte del novecento, entrata oggi in un circolo vizioso di ripetizione dello stile “arte contemporanea” minimale e volutamente banale nella facile provocazione, all’arte del nuovo secolo, figlia della profonda crisi che il mondo occidentale sta attraversando e impegnata nella ricerca di nuovi valori culturali.
Si sta formando spontaneamente negli ultimi anni un clima diverso, spesso ancora legato allo “stile arte contemporanea” per questioni di comodo, ma innovativo nel portare nuova linfa a una cultura visiva che sembrava aver perso il senso del sacro.
L’opera di Marco Carli Rossi, artista che ho avuto la fortuna di inserire in vari progetti da me curati negli ultimi anni, può rientrare in questo contesto d’arte coraggiosamente portatrice di senso dai complessi risvolti psicologici, ritrovato nell’immaginazione mitica e negli archetipi tradizionali che possono efficacemente intervenire nella ricostruzione dell’identità umana distrutta dalla morte di Dio nell’epoca moderna teorizzata da Friedrich Nietzsche.
L’Associazione Culturale arsprima, che ha organizzato la mostra personale di Marco Carli Rossi, si è da subito strutturata come laboratorio d’idee dove la ricerca artistica viene incoraggiata e incentivata come strumento di conoscenza, un circolo culturale fresco e dinamico che ruota intorno alla figura di Cristina Gilda Artese che ne dirige le scelte progettuali, sempre improntate al mantenimento di un ottimo standard qualitativo. Lo spazio espositivo di arsprima si chiama Nur Gallery, nome che in lingua araba significa luce, e illuminare la coscienza umana sulla natura del male per poter tendere eroicamente alla controparte benefica sembra essere un tema dominante nell’opera di Carli Rossi, tema che emerge con efficacia nelle opere esposte, oltre ad essere suggerito dal titolo della mostra.

 

 

Le opere, visionari dipinti ad acquarello e tecnica mista su carta di dimensioni piccole e medie, sono disposte regolarmente sulle pareti della Nur Gallery, come a suggerire l’orizzonte di un’ambientazione immaginaria in cui l’artista sembra voler immergere lo spettatore. Gli spazi vuoti tra un’opera e l’altra si ripetono anche all’interno di molte opere, organizzate in dittici e trittici, come pause visive che modulano la tensione presente nei dipinti nello scorrere dello sguardo dello spettatore.
Viene rappresentato da Carli Rossi uno scenario allucinato di depravazione assoluta dove delle figure animali, grottesche e a volte ridicole, si confondono in un ambiente roccioso caleidoscopico, come inquietanti proiezioni della mente in un paesaggio reale, come incubi tinti dalla variegata e stridente gamma cromatica della follia.

Tutto lo scenario rappresentato da Carli Rossi riporta a uno strato profondo della psiche in cui risiede la follia, ma anche a tutte le oscure energie primordiali dell’uomo, che in questa rappresentazione visiva prendono il sopravvento sul controllo razionale per far piombare il mondo nella pura bestialità.
E qui entra in gioco un discorso morale che rende il corpus di lavori in mostra più interessante di una banale rappresentazione del male: nel mondo piombato nell’oblio inizia a compiersi il diluvio, archetipo della distruzione come punizione divina contro un mondo piombato nel caos dei desideri incontrollati.
La furia delle acque irrompe in cascate e va a formare acquitrini che iniziano a sommergere questo mondo popolato dagli strani esseri della psiche, è l’inizio della fine di un mondo che cede alla barbarie della sopraffazione e della lotta per la sopravvivenza.
L’unico elemento salvifico e legato al concetto di bene morale che compare in queste opere è anche l’elemento distruttivo: l’acqua che sommerge il mondo degli inferi, ristabilendo la divisione di mondo conscio e inconscio, del bene e del male.
La visione espressa nelle opere di Carli Rossi in fondo è uno specchio realistico dell’attuale mondo occidentalizzato, declinato nell’affannosa preoccupazione di alimentare il popolare desiderio di oggetti inutili, un mondo in cui l’unica scala di valori è quella del valore economico e della produzione, nel quale i luoghi di culto e meditazione sono stati sostituiti dai centri commerciali, luoghi nei quali si possono vedere tutte le tipologie di bestialità dell’uomo contemporaneo. Un mondo prima del diluvio.

 

 

Info:

Marco Carli Rossi – Il mondo prima del diluvio

A cura di Carolina Lio

Dal 25 maggio 2011 al 6 luglio 2011

Vistabile su appuntamento dal lunedì al venerdì

Nur Gallery arsprima

Corso Italia, 9 - Milano

www.arsprima.it – segreteria.arsprima@gmail.com

Tel +39 02 58308360

 

 

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