Less is more

Less is More (Ludwig Mies van der Rohe) - La Rubrica di Alessandro Trabucco

Piero Fogliati, ovvero, La rivelazione fantastica della luce. Parte I | Alessandro Trabucco

piero fogliati - alessandro trabucco rubrica less is more n.10

Nella casa dei miei, in un paese di campagna della provincia di Cremona, il Sole sorge proprio di fronte. Nei sereni e tiepidi giorni primaverili, al mattino presto, quando apri la porta, sono i suoi accecanti raggi a darti il buongiorno. Lo puoi seguire mentre si alza lentamente nel cielo, perché di fronte casa ci sono ampi prati verdi, che in estate diventano estensioni interminabili di granturco.

 

Sovversivi “del Kaiser”, ovvero, i finti trasgressivi dell’arte contemporanea | Alessandro Trabucco

Oggi pare che ci sia tra alcuni giovani artisti una strana moda, la cui necessità espressiva (cioè quella AUTENTICA che nutriva le riflessioni di Chaplin, di Dix e di Grosz, e ancora di Goya e Daumier nei due secoli precedenti) sinceramente risulta di dubbio gusto. Il fondatore del nazionalsocialismo, l'Adolf Hitler preso in giro da Chaplin, diventa ai giorni nostri un soggetto sul quale speculare senza indugio alcuno, trasformandolo in una sorta di icona pop multicolore e multifunzionale, una simpatica canaglia su cui ironizzare senza alcuna remora...

AV, ovvero, le regole del gioco. Sporco | Alessandro Trabucco

alessandro trabucco le regole del gioco (sporco)

Di fronte alla denuncia ferma e risoluta di questo fenomeno cancerogeno che infesta il normale rapporto dialogico civile, questi personaggi hanno il falso coraggio di invocare una fantomatica democrazia per mezzo della quale poter essere liberi di esprimere le proprie idee (per lo più misere e cupe riflessioni) anche in modo anonimo, compiendo attacchi personali, senza offrire l’opportunità di dare un REALE volto e un REALE nome all’autore di questi veri e propri gesti di vigliaccheria pura.

Il “ditone”, ovvero, l’inconsistente pesantezza del nulla | Alessandro Trabucco

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Il simbolo della contemporaneità è, per Politi, il DITO di Cattelan. Probabilmente ha ragione, ma una contemporaneità degradata e mortificata dalla battuta da bar, dal gesto provocatorio fine a se stesso, dalla trovata “tanto per...”, dal falso perbenismo e dallo snobismo di un’espressività che si vorrebbe artistica e che invece si rivela sterile e... inutile.

 

Prendere o lasciare? Ovvero, i rischi e i vantaggi di una scelta radicale. Di Alessandro Trabucco (L.I.M.6)

Solo pochi giorni fa, in una serena e rallentata mattina agostana, ho saputo che un bravo artista e caro amico (il cui lavoro ho sempre molto stimato) si è ritirato a lavorare in campagna a fare ortoterapia (di cui sino a quel momento ne ignoravo l’esistenza) e apicoltura. All’iniziale stupore è subentrato un sentimento di comprensione e di ammirazione per un gesto chiaro ed inequivocabile nei confronti di un mondo sempre più falso e malfrequentato che dà il via libera agli opportunisti e caccia le persone di valore.

Curatori del nulla, ovvero, le (tante) false identità del curatore. Di Alessandro Trabucco (L.I.M.5)

La personalità del vero “curatore militante” (per “vero” intendo “non nominale”, non “di facciata” come certi assistenti e portaborse di altri curatori più conosciuti – ed anch’essi a volte prestanome o “figure decorative” di qualche grande fondazione – per mezzo dei quali godono di una non giustificata notorietà da “curatori del nulla”, perché basata sul nulla, perché in curriculum non hanno alcuna mostra veramente curata) pare essere relegata un po’ nelle retrovie del cosiddetto Sistema dell’Arte, a fare il “lavoro sporco” (tipo quello del portinaio che lava le cantine e fa i sacchi neri alle 6 del mattino), dedicato alla ricerca affannosa di artisti sconosciuti da tirare fuori dal fango, da proporre all’attenzione del pubblico, un pubblico che dovrebbe stare più attento alle bufale mediatiche.

Critici “senza calli”, ovvero, ci sono anche altri mestieri, ma c’è sempre posto per tutti. Di Alessandro Trabucco(L.I.M.4)

arte contemporanea news lobodilattice.com

n effetti e’ proprio così. All’epoca degli studi in Accademia li chiamavo critici "senza calli”. Ero furioso contro lo strapotere di certa critica d’arte responsabile, a mio avviso, di un appiattimento della ricerca a favore di giochini di potere da “Prima Repubblica”. Ma cosa intendevo dire con questa espressione? In poche parole che il critico d’arte solitamente (e aggiungo “giustamente”, visto che non è il suo mestiere) non sa cosa significhi trovarsi di fronte ad un foglio o ad una tela vuoti, non ha mai inciso una lastra, non ha mai scavato una xilografia, non ha mai provato la “tensione della creazione”. Però ha studiato molto, certo, e il “critico medio” lo deve di solito far pesare quanto più gli è possibile.

Epigoni e Rigurgiti. Di Alessandro Trabucco - (less is more - n.03)

Martin Creed Work No. 503, 2006, 35mm fiilm transferred to DVD

Il grande Leonard Bernstein, per definire la musica contemporanea (distinguendola dalla musica cosiddetta “classica”, termine più corretto solo per la musica del periodo di Haydn e Mozart), usava un termine preciso, musica “esatta”. L’esattezza intesa da questa definizione è costituita dalle indicazioni, da seguire correttamente, segnate dal compositore nella partitura, a differenza della musica “leggera”, o “pop”, che può essere rielaborata, interpretata liberamente, ri-arrangiata. La musica “esatta” no.

 

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