L'avanguardia "newbrow" secondo Ivan Quaroni: dialogo con Vanni Cuoghi

 

L'arte contemporanea italiana si veste di una nuova modalità espressiva, individuata e definita dal critico e curatore milanese Ivan Quaroni: l'Italian Newbrow. Un modo di concepire l'arte che rispecchia la società post-moderna, dominata dalla globalizzazione neoliberista e dalla manipolazione mediatico-tecnologica. L'espressione, coniata dallo stesso Quaroni, indica un modo di fare arte che coniuga, partendo dal surrealismo pop ma con l'intento di superare la lowbrow art, elementi di arte antica, folk art, cultura popolare, irriverenze punk e influenze provenienti dal dilagante mondo di internet. 

Uno degli artisti più rappresentativi dell'Italian Newbrow - che espone nell'omonima collettiva curata da Quaroni, nella Pinacoteca di Palazzo Volpi a Como (fino al 25 marzo) - è Vanni Cuoghi. 

Le sue magnetiche demonomachie, dai colori tenui e ricercati, narrano, con conturbante ironia e raffinata irriverenza, l'eterna lotta tra il bene e il male. E, con i suoi ritratti di donne rende omaggio alla magia intrinseca nel mondo femminile  affrontando il tema della stregoneria. L'artista genovese, inoltre, nel suo processo creativo, si ispira all'arte della psaligrafia: l'arte di tagliare la carta ricavando elementi tridimensionali. Origami raffinatissimi, insomma, dalle atmosfere medievali. Resi attuali, però, da uno stile originale, frutto di una spiccata sensibilità e un variegata ricchezza culturale dell'artista. Connubio di folk art e, appunto, Italian newbrow. 

Vanni Cuoghi ha così risposto alle domande del cronista. 

 

Uno dei temi cardine che caratterizzano il tuo percorso artistico è la lotta tra il bene e il male, puoi spiegare le motivazioni che ti hanno portato a questa scelta?

In effetti amo mischiare l'arte contemporanea alle citazioni dell'arte antica e questa ispirazione contamina il mio lavoro. Nelle mie opere il passato non viene citato così com'è, ma è sempre edulcorato: la memoria, a mio avviso, trattiene il lato più interessante delle cose. Nella personale "Novus Malleus Maleficarum", allestita l'anno scorso a Como nella ex chiesa di San Pietro in Atrio e nella Pinacoteca Civica, si può leggere la mia pittura. Che io definisco ingannevole. Dipingo infatti angeli maliziosi che sembrano diavoli e diavoli che, ad esempio, le prendono di santa ragione. Si tratta di dire la verità raccontando piccole bugie. Come il maestro che inveisce contro il discepolo ma in realtà si riferisce a qualcun' altro. 

I miei dipinti narrano storie senza lieto fine. Mascherate da innocenti illustrazioni per l'infanzia, raccontano in realtà sogni e nevrosi dell'animo umano. 

 

La tua arte rientra nel surrealismo pop in qualche modo?

Meglio dire new folk. O, meglio ancora, new pop, che attinge linfa vitale da cose che vengono dal passato. Poi, mi piace quando mi scambiano per un illustratore. Ivan Quaroni ha ben delineato con la definizione "new brow" - non "low brow" - l'idea del nuovo ciglio della pittura italiana: una sintesi di riferimenti colti popolari, fonti iconografiche e di cultura veicolata dal web. Ed è riuscito a riunire più artisti in questo alveo. 

 

ndr: 

Nella collettiva "Italian New Brow", allestita nella Pinacoteca di Palazzo Volpi a Como fino al 25 marzo, Quaroni ha riunito 16 artisti che appunto rappresentano l'avanguardia di questa nuova "attitudine" artistica. Oltre a Vanni Cuoghi espongono: Silvia Argiolas, Diego Cinquegrana, Alice Colombo, Paolo De Biasi, Marco Demis, Emiliano Di Mauro, Diego Ditto, Eloisa Gobbo, Massimo Gurnari, Fulvia Mendini, Elena Rapa, Michael Rotondi, Giuliano Sale, Tiziano Soro, Giuseppe Veneziano. 

Come afferma Ivan Quaroni: "gli artisti di Italian Newbrow captano lo "zeitgeist", ossia lo spirito del tempo del mondo contemporaneo, ne colgono i differenti linguaggi e codici espressivi e li uniscono in lavori che combinano tra loro culture lontanissime, mantenendo però intatte le caratteristiche di stile dei loro luoghi di appartenenza". 

 

Quali sono gli artisti, a livello internazionale, che preferisci, o che comunque pensi siano maggiormente innovativi nell'arte contemporanea?

Marcel Dzama e Jeff Koons.

 

E Robert Gligorov? Ti piace?

Si, mi piace il materiale che utilizza nelle sue opere. Le sue creazioni creano shock estetici disturbanti. Io utilizzo la carta, che secondo me può dar vita ad una realtà eccezionale. Le connessioni anche di materiali particolari possono dar vita ad una realtà stranissima. Un altro artista che preferisco, infatti, è Maurizio Savini, che crea sculture in chewingum. In particolare trovo interessante l'opera che rappresenta un elefante rosa, rigorosamente fatto di chewingum.  

 

Hai partecipato ad Artefiera esponendo l'opera "La Cacciata". Cosa pensi di questo evento bolognese?

Artefiera è sicuramente un appuntamento importante per l'arte contemporanea, in cui convivono lavori "alti" e lavori più commerciali. E' comunque la fiera più importante che c'è in Italia. 

Poi, penso che l'ironia giochi un ruolo fondamentale nell'arte contemporanea. Per esempio, l'anno scorso ho partecipato alla Biennale dell'Umorismo di Tolentino, nella mostra "Tra il sublime e l'idiota", curata da Luca Beatrice, con il catalogo pubblicato da Silvana editoriale.  C'è stato chi si è travestito da prete, ritratto mentre, come Marylin, si sollevava la tonaca. 

 

Ci parli della tua collaborazione con Ivan Quaroni? 

E' fondamentale che ci sia chi connetta l'avanguardia, questo nuovo futurismo che è l'Italian New Brow. Ivan è più di un critico e curatore. E' riuscito a connettere su più livelli una molteplicità di artisti. Si sa che l'artista tende all'individualismo, mentre Ivan ha individuato il fil-rouge invisibile che ci unisce. E' un grande cucitore, che connette realtà diversissime. L'apoteosi è stata l'anno scorso, quando abbiamo esposto a New York. Italian New Brow è infatti un sodalizio umano oltre che lavorativo. 

 

Le streghe sono soggetti ricorrenti nella tue creazioni, infatti hai dato alla tua personale "Novus Malleus Maleficarum", il nome del manuale di cui l'Inquisizione si serviva per dare la caccia alle streghe, ci spieghi le motivazioni di questa scelta?

La mostra che c'è stata a Como è il proseguo di un'altra personale che avevo realizzato in precedenza: "La vera storia di Veronica e Virginia". Le streghe sono fortemente connesse alla natura, hanno un rapporto stretto con essa. Il mio è dunque un omaggio alla donna e al femminile. La mostra Novus Malleus Maleficarum ha un carattere magico: esposta all'interno di una chiesa sconsacrata dove è stato costruito un bosco allestito per conferire maggior pathos al contesto delle opere. Ho dedicato le mie opere alle mie due zie: due maghe praticamente. Due donne narratrici instancabili che mi hanno cresciuto. 

 

Perchè hai scelto Como?

E' una delle città in cui l'Inquisizione ha picchiato giù durissimo. 

 

 

 

 

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