Scarlet Lovejoy (Marco Iannacone): La vita espansa è una esperienza estetica rilevante.

Scarlet Lovejoy (Marco Iannacone): La vita espansa è una esperienza estetica rilevante.

 

 Con il tuo lavoro, attraverso il tuo corpo esci e entri da ruoli, contesti e situazioni, attraversi identità sociali, sessuali e popolari, questo lo rende per certi versi un lavoro che mira a una voluta non definizione della forma fatta ruolo, evidentemente questo può disturbare, a maggior ragione operando in una realtà d'area mediterranea come quella napoletana, come ti relazioni a quel conservatorismo sociale e Accademico che può trovare respingente il tuo approccio all'arte?

Al contrario di quello che comunemente si crede circa il conservatorismo sociale delle aree mediterranee e quindi di quella napoletana, io mi sento di poter affermare di non aver mai sentito un atteggiamento respingente nei confronti della mia arte per il solo motivo che essa rifiuta il riconoscimento dei ruoli sociali e sessuali.

Le critiche che pur mi sono state mosse nel tempo, sono sempre state critiche sincere e inerenti le scelte di merito dell’espressione artistica; penso che il pregiudizio rispetto al mio rifiuto di una identità di ruolo tradizionale sia più una etichetta che ci portiamo dietro, appiccicata addosso indistintamente a interi gruppi sociali tra loro molto diversi. 

Sento, invece, curiosità nei confronti del mio lavoro, e non nego che tale curiosità non è solo per le mie performance e/o fotografie, ma è volta anche alla mia persona: è come se avessimo ormai sfondato il muro della diffidenza ed un atteggiamento nuovo stesse diffondendosi a macchia d’olio.

 Ragioniamo ancora su Napoli e il tuo lavoro, sperimenti spazi, contesti e situazioni anche non usuali per gli "addetti ai lavori", quasi a cercare una portata comunicativa più ampia di quella che il ristretto sistema dell'arte impone dietro le quinte, perché questa scelta strategica?

Non è una vera e propria scelta in senso classico: io vedo luoghi ed immagino cose strettamente legate a quei luoghi; è il contesto che mi suggerisce la necessità artistica. Mi è indifferente trovarmi in un luogo per addetti ai lavori o meno. Se ho un’idea, una spinta verso un posto io ne sono attratto e desidero legarmi a quel posto artisticamente.
Ad esempio: ho fatto varie performance in un negozio del centro storico di Napoli, rappresentavo Partenope agonizzante per il problema dei rifiuti tossici a Napoli, Pandora, nell’attimo tragico in cui apre il vaso ed i mali del mondo ne fuoriescono
(Berlusconi, Putin, Hitler, Mussolini).

La Notizia Insabbiata dove rappresentavo la notizia che viene celata soprattutto per i casi scomodi e dove elencavo i nomi di tutti i giornalisti morti per  mafia di cui non si sa più nulla ed il caso è stato insabbiato, Medusa che fomenta la rivolta in un mondo che va in malora e dove l’unica possibilità che abbiamo è la perdita della testa se non ci facciamo sentire.
L’idea di queste performance nascono sicuramente dalla “carta bianca e dalla  piena libertà”’che il proprietario del negozio mi ha lasciato, dai mille discorsi fatti sull’arte ed il senso di responsabilità sociale che essa implica.
Inizialmente fui invitato a pensare una messa in scena e iniziai a percorrere la struttura cercando un indizio, una ispirazione. C’era una spazio espositivo che dava sulla strada e mi sembrò allo stesso tempo un piccolo palcoscenico e una vetrina come quelle di Amsterdam: perfetto! E’ stato un fulmine, un solo attimo per immaginare di riarredare lo spazio e farci una performance.

 Ti muovi fluido e a tuo agio nell'uso dei media digitali, questo è forse il secolo della fusione totale tra essere e apparire e tra arte e vita, è questo a rendere così naturale il tuo approccio al web e alle sue applicazioni?

La fluidità con la quale ci si approccia al web ed alle sue applicazioni è dovuta allo studio peculiare delle potenzialità di ciascun mezzo.

Non si improvvisa la fotografia, né il teatro, né il videomaking.

D’altro canto è del tutto impensabile concepire l’arte a prescindere dal mezzo tecnico, e aggiungo è anche non necessario, perché la contaminazione tra diversi media potenzia l’espressione e la arricchisce di sfumature. Un pericolo può essere quello di impacchettare prodotti multimediali perfetti, ma che nascondono un vuoto di contenuti… è come bere pessimo vino in finissime coppe di cristallo: non troverai comunque nessuno che dirà di aver bevuto buon vino.
Aiutami a ricordare… era D’Annunzio che diceva “Bisogna fare della propria vita come si fa un'opera d'arte.”?

Bisogna espandere la vita, aprirla, renderla una esperienza estetica rilevante.

Ecco, quello è il concetto!

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Mimmo Di Caterino

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