Riflessioni: Giappone/Italia Opere di Ōki Izumi e Mauro Bellucci

ESH GALLERY presenta

Riflessioni: Giappone/Italia  Opere di Ōki Izumi e Mauro Bellucci

Opening 25 ottobre h.18.30 – finissage 24 novembre 2016

 

Che cosa rende un'opera d'arte propriamente giapponese?

Esh Gallery presenta questa bi-personale: Ōki Izumi e Mauro Bellucci, in cui gli artisti tenteranno di rispondere a questo enigma confrontando le rispettive concezioni attraverso un serrato dialogo della loro produzione. 

Ōki Izumi giapponese ma italiana d'adozione propone le sue sculture in vetro industriale in dialogo con i collage in carta nepalese di Mauro Bellucci, italiano, ma dall’anima spiccatamente giapponese.

 

Ōki Izumi dopo gli studi sulla letteratura giapponese antica si è trasferita in Italia grazie a una borsa di studio del governo italiano per la scultura. Da diversi anni lavora in modo esclusivo il vetro industriale, materiale che rimanda al suo orientamento verso l’astrazione e allo stesso tempo rende reale l’effimero, cristallizza l’invisibile, solidifica l’immateriale. La trasparenza nelle sculture di Ōki non è cercata per guardare attraverso, bensì per vedere dentro. Lo spazio della scultura è come una metafora del proprio spazio interno. Il vetro è la materia più adatta per esprimere la ricerca di continuità tra esterno e interno, tra psichico e fisico, perché imprigiona uno spazio visibile e allo stesso tempo cangiante in funzione alla luce che incontra. Da qui prendono forma sculture oniriche che, come affermò Munari, “riflettono e fanno riflettere”. Ad interessare Ōki Izumi è inoltre l’iter necessario all’intero processo creativo: la riuscita dell’opera sta nell’abilità progettuale e in uno scrupoloso e  calcolato processo esecutivo che richiede tempo e grande capacità tecnica. In questo emerge l’influenza della cultura giapponese: raffinata, armoniosa, ricca di tradizione, disciplina e rigore.

Mauro Bellucci dopo studi linguistici e una tesi di laurea in lessicografia giapponese, si è dedicato per alcuni anni alla calligrafia estremo-orientale classica. Partendo da queste basi, alle quali si è aggiunta negli anni la pratica della meditazione zen, si è poi dedicato a mediare queste esperienze con una visione e un gusto più vicini alla propria matrice occidentale. Nei suoi lavori si avvale della tecnica del collage su tela o in alcuni casi su ferro e legno, declinata in svariate tipologie di utilizzo dei materiali di base. Utilizza la carta nepalese fatta a mano e inchiostro sumi giapponese. Le sue carte, realizzate rigorosamente a mano, sono uniche e irripetibili: ogni segno, ogni immagine, differisce dalle altre nei dettagli. E’ un’arte in tensione. Tensione tra l’unicità del segno e la sua replica. L’utilizzo del collage è anche da intendersi come ricerca di quegli aspetti tridimensionali ottenuti dai giochi di luce che la trasparenza della carta produce, come una sorta di dialogo tra pieni e vuoti, che s’ispira ai concetti estetici della pittura zen e caratterizza la figurazione proposta dell’artista. Bellucci procede verso un’accumulazione di segni oppure al contrario ad una riduzione di essi ai minimi termini. A contraddistinguere i suoi lavori è l’uso di un sigillo rosso, secondo la tradizione della calligrafia estremo-orientale, inserito all’interno dell’opera e parte della stessa. Il sigillo di pietra, volutamente non inciso con ideogrammi ma lasciato allo stato grezzo con leggeri interventi di bulino, sostituisce la tradizionale firma e diviene una sorta di non-firma, no-logo che diventa cifra stilistica dell’artista. Mauro Bellucci propone soluzioni costruite con un rigore che potremmo anche credere imprevedibile, dando così vita a una precisa, limpida e pacifica armonia.

Veronica Iurich ch2

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