Poi l'Abisso, viaggio nel tempo degli artisti Bastianelli e Cardellini

A Fiorenzuola di Focara dall'11 settembre al 15 ottobre è in scena la mostra d'arte ''Poi L'abisso'' che vede installazioni e quadri degli artisti Bastianelli e Cardellini. L'esposizione a ingresso libero si è differenziata a carattere nazionale per l'installazione di due manichini fissati sulla cima del suggestivo promontorio sul mare Adriatico, quali una bambina che allunga la mano nell'intento di salvare il padre intenzionato al suicidio. Questa angosciante installazione ha creato importanti dibattiti in città.

Come scrive la professoressa Cecilia Casadei, co-curatrice della mostra, dopo le grandi sculture come denuncia dell’inquinamento,  dello sfruttamento dissennato  del pianeta Terra, un promontorio roccioso a strapiombo sull’ Adriatico e il fascino dell’ antico castello come teatro della nuova mostra di Bastianelli / Cardellini, inaugurata nel  giorno di una storia che ha cambiato tristemente  il mondo. A Fiorenzuola di Focara, in provincia di Pesaro Urbino, un percorso   fra materia e poesia che parte  dalla Sala degli artisti per attraversare il pittoresco Sentiero dell’amore e  concludersi sullo sperone che guarda il mare. Si comincia con il racconto di un viaggio che porta con sé  la voce dell’universo, le  suggestioni  e il respiro dell’infinito, la  luce e i bagliori di galassie inesplorate,  visioni di un cosmo cosi vicino, cosi lontano. Opere  realizzate su  grandi lastre arrugginite dove il colore è materico e  diviene forma insieme a vetri,  graniglie, materiali ferrosi, a  versi che diventano titoli delle opere, parole che si fanno scultura. Una selezione di dieci lavori dal ciclo dedicato allo Spazio  in uno scenario che anticipa il percorso esterno e contempla  una  dimensione  fra sogno e realtà, fra cielo e terra , quel “cielo che non ti aiuta se non lo incontri “, dove una scultura in ferro pare un grande nodo e  reti da pesca ormai lacere e grosse cime da marinaio riportano al mare - un omaggio all’antico mestiere della pesca come sostentamento del luogo - si intrecciano e fuoriescono  dalle grate di una piccola finestra. Una scia di corde  salgono e scendono lungo la stretta via, nodi, maglie come metafora della vita e sculture in ferro come tappe,  intralci e pause  della vita stessa. Una ultima installazione dall’impatto forte  diviene tutt’uno col panorama e il vuoto sembra di poterlo toccare. Sulla terra brandelli di ferro, composti come un irregolare mosaico, ci restituiscono versi di una poesia come  ragioni di una mostra, “ …la vita è una cima ferita…”.  Ad indicare le  ragioni di  un gesto per un interrogativo lacerante che lascia senza risposta di fronte al dramma che sta per consumarsi. E  pone nuove domande,  quando nulla può “ l’amore  disperso tra i rovi di un cammino smarrito”.
Di recente gli autori della mostra ''Poi l'Abisso'' hanno accompagnato tra le viuzze dell'antico borgo i visitatori assieme al critico d'arte Andrea Speziali, in una suggestiva dimensione musicale. Sono rimasti tutti senza fiato dopo aver visto l'installazione artistica che insceneggiava un suicidio. Una bambina cerca di afferrare il padre intento a gettarsi dal precipizio. Secondo l'opinione del critico d'arte Speziali l'installazione è ambigua con tre diverse interpretazioni. La prima è la storia di una bimba capricciosa che porta il padre alla disperazione tanto da suicidarsi. La seconda è il tentativo di un genitore intento al suicidio e cercato di fermare da una bimba che passava di lì. La terza ipotesi è quella di un ceco che pensava di tuffarsi da un trampolino di una piscina e fermato dalla sua nipotina che lo avverte del pericolo. In questo ultimo caso il bastone lo troviamo in fondo al dirupo.
Sterile provocazione o motivo di seria e utile riflessione? Se l’arte ha un limite,  quello che la mostra di Bastianelli e Cardellini  propone è raccapricciante nel suo significato e intollerabile come visione collettiva dei fruitori:

un padre si suicida gettandosi nel vuoto dal precipizio del promontorio di Fiorenzuola lasciando sola la figlia. La creatività di un artista, forse,  non può spingersi oltre certe barriere, che  debba far scaturire  emozioni, quello sì,  essere occasione di riflessione , di educazione al gusto ed alla civiltà, ma non cercare una provocazione che può apparire   - ed essere- fine a se stessa.

Bastianelli, “l’artista degli smalti” pesarese , fondatore del laboratorio Laurana,  l’altro poeta riminese che si occupa d’arte a 360 gradi,  hanno  lavorato intorno al  tema dell’inquinamento con grandi sculture dimostrando sensibilità rispetto alla difesa dell’ambiente, affidando al linguaggio dell’arte il compito della denuncia  con mostre  a Venezia, Rimini e Cattolica. Oggi perché il tema del suicidio ‘? Non più il tema della bellezza che rischia di essere cancellata per sempre dall’agire umano, seppure la mostra abbia come inizio il racconto  visionario del cielo, dello Spazio e della sua luminosa realtà attraverso grandi pittosculture realizzate su lastre in ferro corrose dalla ruggine che ospitano forme, colori, vetri elementi diversi e parole in tre dimensioni.  Difficile comprendere quale possa essere il legame   di tutto questo con cime, reti da pescatore, sculture in metallo  e con il colpo di scena finale del suicida ?

E perché a Fiorenzuola?  Giovani  e bambini, persone in difficoltà travolte dagli eventi della vita in visita alla mostra che impressione ne riceveranno ?  Si rischia l’effetto emulazione ? A farsi benedire  le bellezze di Fiorenzuola, le albe ed i suoi tramonti in un paesaggio mozzafiato che incitano alla gioia di vivere, alla forza della Natura,  allo stare insieme di una famiglia, all’aiuto reciproco. Lasciamo che l’arte possa tutto ? O vogliamo dire basta  in nome di una etica dell’arte che vorremmo vedere messa in atto ?

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