Oscar Otero Aguilar, quando di "selfite" si muore.

Il termine "casta" in India, vuole dire moltitudine, è un termine che racconta la naturale individuale e come sia figlia dell'insieme dei caratteri che si sovrappongono all'individuo.
Nell'ambito della casta, ciascun individuo esercita una sua funzione sociale, in virtù della propria natura, questo per dire che nelle culture primitive, "fare" l'artista per lavoro o per capriccio era impossibile, si trattava di un dono.
La storia sociale dell'arte, ha invece ridotto l'artista a pedina da utilizzare nel millenario bipolarismo tra potere temporale e spirituale.
La storia dell'arte e il ruolo dell'artista, non possono ridursi a essere cortigiani; i linguaggi dell'arte non possono essere soltanto materialismo e specializzazione da mercante in fiera.
Non tutti possono fare gli artisti e non tutti hanno le attitudini per lavorare per la conoscenza diffusa, attraverso l'uso di un linguaggio puro, questo per dire  che un artista realmente ligio, alla tradizione del suo ruolo sociale e culturale, dovrebbe svolgere la funzione per cui è realmente gratificato, sviluppando il suo linguaggio.
Tutte le dottrine tradizionali e sociali dell'arte, antepongono la trascendenza della conoscenza all'azione.
Quando un artista non è un portatore sano di conoscenza e di memoria, quando si limita al suo presente e alla parzialità del suo punto di vista, per capriccio o per interesse, siamo davanti a un profano che profana il linguaggio.
Siamo davanti all'ignoranza che si spaccia per scienza e per linguaggio, compiacendosi del suo nulla fatto professione estetica.
Insubordinati e disobbedienti, non sono gli artisti che si muovono indipendenti da qualsiasi autorità superiore, ma è l'autorità superiore che attraverso una vacua e fatua scala di valori, tenta di controllare, attraverso parole vuote, come merito e specializzazione il lavoro di un artista.
Adesso arrivo al punto, i "Selfie" sono uno strumento d'indagine e di conoscenza di sé, uno strumento della casta e della moltitudine, di fatto hanno azzerato la distanza tra arte e vita, sondano la vita alle nostre spalle (photobomb) e possono portare al limite della vita stessa se si antepone l'estetica del selfie alla ricerca di sé attraverso il Selfie.
In Messico, c'è una nuova altra vittima del selfie, un ragazzo che cercava un "selfie pericoloso", con pistola puntata alle tempie.
Alcol in corpo, riflessi disarticolati e invece del tasto dello smartphone ha schiacciato il grilletto della pistola, morto dopo pochi minuti in ospedale.
Lui era Oscar Otero Aguilar, la storia dell'arte non lo ricorderà come un performer estremo, deceduto in diretta, dinanzi all'elitario pubblico dei suoi compagni di sbronze, che hanno prontamente chiamato i soccorsi.
Un quartiere di Città del Messico, non è una rinomata galleria d'arte contemporanea e lui non ha seguito i corsi di Marina Abramovic, una vittima del linguaggio dell'arte contemporanea, affrontato senza adeguata preparazione?

Mimmo Di Caterino

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