OLTRE IL SISTEMA DELL'ARTE.

OLTRE IL SISTEMA DELL’ARTE

Non esistono artisti linguisticamente privi d'influenze, l'arte non può essere pura e l'artista non un genio di un linguaggio nato dal nulla.

Questa considerazione molto semplice, basterebbe ad annientare la costruzione del sistema di valori imposto di un artista contemporaneo.
I linguaggi e le cultura, la cultura in movimento non può avere argini dettati da case d'asta o recinti di galleria privata.
I gesti e i segni dell'arte viaggiano sotto banco, con le interconnessioni globali e virali si fanno frullato, mix e remix, il linguaggio d'artista è sempre in fusione e da questo si determinano gli scoppi.
La collaborazione tra individui che determina il linguaggio, ne è la sua base.
Lo spazio web è il nuovo sistema dell'arte, perché esercita su chi si occupa di linguaggi artistici un influenza maggiore, rispetto a quella che su un artista del secolo passato, poteva esercitare un Maestro d'Accademia, un critico, un curatore o un gallerista.


Questo non per la fascinazione del quadro mobile del web, non perché trascorriamo così tanto tempo dietro lo schermo di un computer e questo cambia e muta i ritmi e i tempi di lavoro di un artista, usa il web e dipende dai siti e dai servizi della rete.


Sembra essere cambiato il suo stesso cervello, è affamato d'informazioni e quando non le riceve sembra impossibilitato a fermarsi.


Il linguaggio d'artista sembra essere destinato ad alimentarsi d'informazioni che si accavallano, più viene alimentato e più chiede alimentazione, si cerca l'elaborazione permanente dell'informazione tramite connessione, un media che elabora informazioni e dati ad alta velocità.

"In fondo, una scuola di istruzione e lavoro, nella quale si sviluppa tutta la potenzialità umana in una carica conglobata di momenti e impegni, può evitare che masse di cittadini vengano tenuti ai margini della vita sociale in una condizione di soggezione (tale è anche il disimpegno) rispetto ai proprietari di mezzi di produzione; e le mette in condizione di concorrere direttamente all'organizzazione della società e all'esercizio della sovranità, che è strumento indispensabile per una effettiva partecipazione e per una reale autonomia. Questa proposta di società sarda, che può sembrare utopistica ma che rappresenta in effetti l'unica alternativa possibile a dimensione umana, potrà verificarsi soltanto se noi Sardi non vorremmo rinunciare ai valori della cultura alternativa locale popolare, preferendo l'integrazione nell'egemonia della cultura prevalente del sistema, la quale, se diventerà cultura totale, non v'è dubbio che raggiungerà il suo fine: la distruzione dei valori caratteristici dell'isola, la disintegrazione di essa come popolo e la sua riduzione a una semplice espressione geografica nel mercato comune di una cultura pianificata e massificata, di un prodotto culturale in scatola, di un elaborato meccanico e disumano di cervello elettronico".

Giovanni Lilliu

Si voglia o no, la protesta incarnata dai movimenti con i propri artisti e i propri linguaggi dell'arte, non trova più una sponda reale nella rappresentanza istituzionale dei partiti della sinistra storica, i quali si affidano a "addetti ai lavori" generati e creati dall'interesse di mercato.

Stiamo vivendo culturalmente un tradimento ideologico, la cultura, l'arte e gli artisti sono passati nel campo dei vincitori, colpa del Berlusconismo?

No, noi siamo in una condizione periferica, l'asse Blair - Clinton è stato il primo a dirottare la cultura di sinistra al servizio del mercato globale per raccogliere ampio consenso.

Siamo davanti al trionfo dei mercati che nella politica italiana materializza assessori e Ministri alla cultura che altro non sono che imprenditori di se stessi. Questa è la questione del secolo, come mai i ceti sociali insignificanti non sono più una questione culturale?

Come mai gli artisti che ne sostengono le richieste, sono omessi dal sistema e non considerati come operatori culturali e risorsa sociale dal mercato?

Si è creata una così ampia marginalizzazione dell'attivismo artistico, che sembra omessa la controparte culturale dei dettami del mercato anche nelle aree politiche e pubbliche.

Quando e come si è materializzato tutto questo?

Si voglia o no, negli anni settanta.
I linguaggi artistici non hanno e non devono avere il potere della costrizione, non possono ridursi a essere una imposizione di gusto e del mercato finanziario.
Un linguaggio artistico, cercato, voluto e autodeterminato, non può e non deve offrire garanzie; proprio per questo resta l'unica possibilità di conquistare e difendere la dignità dell'umano, la cultura artistica è una libera e interlocutoria forma di educazione e autodisciplina.

Questo mi porta a pensarli da sempre come qualcosa lontano dal profitto, forse superflui, ma un aiuto alla resistenza, una possibile speranza reale sulla strada della propria dignità umana.
Un linguaggio per questo, percepito come incerto, perché "non prodotto", ma se lo si lascia morire, se si smette di cercarne la comprensione nel nome della rincorsa del guadagno e del profitto, allora si, la collettività sarà tutta malata della propria apparenza, smemorata e smarrita e per l'homo sapiens sarà impossibile raccontare l'umanità.
Gli artisti oggi nascono con uno strumento da utlizzare, il sistema dell’arte, privi di questo sembrano incapaci di entrare in contatto con l’ambiente umano circostante.
Questo accade a tutti gli artisti contemporanei, perché?

Sono prigionieri dei pregiudizi culturali degli artisti che li hanno preceduti?

Sono artisti nati imprigionati in galleria e in esposizione fin dalla nascita?
Sbagliamo se sosteniamo che artisti patinati e omologati da sistema dell’arte siano artisti sottomessi?
Fosse vero quante sono le loro patologie psicosomatiche?
Ragionate un attimo su di voi invece, voi artisti ribelli e disobbedienti, voi   artisti che vi siete rovinati con le vostre mani e avete inconsapevolmente rafforzato quella invisibile scala gerarchica di sottomissione all’interno di un sistema.
Siete cellule sparse che con la vostra soppressione avete solo contribuito (come chi vi scrive) a generale la condizione anormale e supina dell’artista che si crede detentore della norma professionale.
Non resta per voi che la fuga, nell’altro sistema oltre il sistema, mondo creativo dove è possibile giocare fino al limite di rottura con il sistema e il gruppo dominante, solo oltre il sistema potete restare voi stessi, non siete e non siamo professionalmente e umanamente dei dominati stabili dal committente, siamo oltre il sistema perché i normali siamo noi, e tu, artista supino e zerbino, cosa aspetti a raggiungerci?       
Negli ultimi decenni, impegno politico e militanza artistica erano considerati delirio narciso di una sinistra fuori moda.
Quanto sono stato dileggiato da personaggi come Politi?

Etichettato come no global, disobbediente, narciso, ratto di fogna e comparato a Fabrizio Corona.
Quanti sono stati gli artisti sottomessi che pubblicamente da me hanno preso le distanze passeggiando nel conformismo?
Sono stati schiavi di una politica di mercato compiacente, ma purtroppo per loro l’escursione è finita!
Basta con la storiella dell’appartenenza individuale a sé stessi ed alla propria opera, l’artista è proprietà della comunità che lo determina, quando ha paura di scontrarsi con il potere è solo un artista della stabilità del mercato e deve vergognarsi!
Ricca o povera che sia, una comunità dovrebbe potere soddisfare i suoi bisogni spirituali e comunicativi artistici.

Per muoverci verso un’idea dell'arte più sana, che sia prima linguaggio e poi prodotto (ma del linguaggio prima che del mercato), serve riaccendere la scintilla dell'appartenenza, che esiste nella tribù e nella comunità (e forse il caso di superare il limite della parola "territorio"). Una comunità che sa ascoltare, leggere e esprimersi con l'arte, è una comunità in grado di ascoltare i suoi bisogni sociali tutti; i problemi "visivi" immersi nel sociali e raccontati e diffusi con i linguaggi dell'arte diventano i problemi di tutti e piuttosto che cancellare o omettere l'artista "sconveniente" bisognerebbe adoperarsi per la soluzione del problema che l'immagine rappresenta.

Se un operatore artistico-creativo o anche un appassionato d'arte, vogliono affrontare il problema della disumanizzazione dei linguaggi dell'arte e dei costi stratosferici e dopati imposti globalmente dalle case d'asta internazionali, perché impedirlo? Il sistema globale dell'arte contemporanea come referente della classe Dirigente politica, funziona così male, che non dovrebbe essere complicato trovare compagni di viaggio e di arte, disposti a trovare soluzioni altre (personalmente l'ho sempre fatto); un linguaggio diffuso dell'arte è una esigenza socio culturale di esseri sociali che hanno l'esigenza di relazionarsi l'uno all'altro. Non si può più sottovalutare questo bisogno.
Che il linguaggio dell'arte stia mutando, è sotto gli occhi di tutti; gli artisti che arriveranno saranno al cento per cento digitali, a differenza di me, che arrivo con il mio linguaggio artistico da un altro secolo, quello analogico; stanno arrivando artisti al cento per cento digitali, arriveranno senza avere imparato il mondo del web, ma nascendoci dentro; avranno altri sistemi di valori, di apertura di condivisione, intraprendenza e di partecipazione che si ha il dovere generazionali di comprendere. Saranno gli artisti non del "fai da te", ma del "fai da noi".

Niente a che vedere con la generazione dei loro nonni e neanche con quella dei padri, che proviene da un altro secolo, hanno altri valori e altri linguaggi.

L'evoluzione e la conservazione dei linguaggi dell'arte di questo secolo è epocale, non serve contrapporli, ma che si comprendano i significati, il primo passo di questo processo compete a chi proviene dal secolo passato e questo richiede forzare la propria cultura conservatrice e accademica di genere e specializzazione linguistica.
In questo secolo, l'artista ha una battaglia da fare, salvare dalla deriva dell'utilitarismo i suoi linguaggi e attraverso loro, preservare scienza, scuola, Università, in altre parole la cultura. Dovrà resistere con il suo lavoro alla dissoluzione programmata dell'insegnamento, della ricerca scientifica, dei classici e dei beni culturali. Sabotare la cultura e l'istruzione, omettere i naturali percorsi dei linguaggi dell'arte, vuole dire sabotare il futuro della specie umana. Il linguaggio dell'arte è una conoscenza che si può trasmettere e preservare senza impoverirsi.
Solo la cultura del proprio linguaggio, può mettere in crisi i paradigmi del profitto, può essere condiviso senza impoverire, anzi arricchendo sia chi lo trasmette che chi lo riceve.
Siamo nel mezzo di una crisi inedita e di portata globale, non sto ragionando sulla crisi economica globale (cominciata "solo" nel 2008); ragiono su una crisi silenziosa, inosservata, che si muove come fosse un cancro; realmente dannosa per il futuro della democrazia critica e partecipata.
La crisi mondiale dei linguaggi dell'arte; lo scenario esasperato è quello di nazioni mosse dal profitto, nei cui sistemi scolastici si accantonano certi saperi culturali del fare e dell'osservare, che hanno creato e rappresentato la nostra democrazia.
Si stanno impostando delle generazioni di artisti e di cittadini globali, destinati a essere docili macchine, invece che liberi pensatori del sé e del proprio linguaggio.
Conservare il linguaggio dell'arte, vuole dire conservare la critica alla tradizione e lavorare sulla comprensione e sulla motivazione del linguaggio dell'altro.

Il linguaggio dell'arte lo si sta riducendo a un fronzolo superfluo in un'epoca che si sta caratterizzando nel nome del taglio alla spesa, governi e forze politiche si stanno muovendo nella direzione del profitto a breve termine e garantito; omettendo l'arte come linguaggio e ragionando su lei solo come prodotto, si afferma tacitamente la sua inutilità, relazionandola direttamente al profitto.
Tutto nel nome della crescita economica, in suo nome si sono azzerate domande sulla direzione che i linguaggi dell'arte stanno prendendo nella pubblica istruzione (quella dell'autodistruzione?).
Come si può senza coltivare i linguaggi dell'arte, affrontare i problemi globali come cittadini del mondo?
Come si può leggere simpateticamente la categoria dell'altro?
Una sana cultura di mercato richiede creatività, ma non può escludere la creatività ai fuori mercato.
Crescita economica e linguaggio democratico, non sono la stessa cosa.
Tutto lavora in una direzione dove la libertà di pensiero dello studente e/o dell'artista sembra essere pericolosa e poco produttiva, per la crescita economica servono professionisti obbedienti e preparati, che sappiano servire l'élite e puntare sul tecnologico; forza maggiore l'approccio ai linguaggi dell'arte scoraggiato.
Il linguaggio dell'arte, nella sua umanità quando genuino, è nemico dell'idiozia come business e dell'ottusità; gli artisti (quando non sono sottomessi e corrotti dallo stesso mercato) non possono essere servi ideologici fidati, la loro professionalità consiste nel superare il limite e rappresentare novità di linguaggio.
Questo è il motivo per cui questo è il secolo dove gli artisti si trovano sotto attacco diretto dello stesso sistema economico che nel secolo scorso li ha sostenuti ed emancipati, questa è l'offensiva che i linguaggi dell'arte stanno subendo globalmente.
Eppure è proprio il linguaggio dell'arte, con le abilità cognitive che da lui derivano, che ha distinto ad ora l'homo sapiens da tutti gli altri animali e dalle macchine da lui create.
Attraverso lo sviluppo del linguaggio 40000 anni fa, gli uomini di Cro-Magnon in Europa ci hanno portato Scultura, incisione, ornamento, musica, rituali e anche la concettualizzazione matematica e filosofica.
Sembra che si stia disegnando un globo senza linguaggio dell'arte, con la mia generazione impossibilitata (o fortemente osteggiata) nel trasmettere certe informazioni linguistiche genetiche alle successive.
Il boom dei selfie?

Non a caso, la differenza tra il nostro genoma e quello dello scimpazè è soltanto 1,5 per cento, con il 98,5 per cento di genoma condiviso quanto è semplice regredire allo scimpazè o evolversi a macchina automa?
Non può esistere linguaggio dell'arte se non lo si fonda a relazione persistente (è la storia dell'evoluzione umana), è la relazione uomo-linguaggio che contiene il segreto dell'umano.
La comunicazione?

La comunicazione di cui questo mondo interconnesso abbonda è altro, il linguaggio dell'arte rappresenta l'artista giacché uomo/donna, la comunicazione è solo il prodotto di messaggi organizzati e imposti; la comunicazione non è il luogo dove i soggetti si riconoscono e empatizzano, è un non luogo di dettami imposti.
Siamo tutti sotto attacco!
Nel secolo scorso, agli artisti è stato Accademicamente insegnato che il processo creativo, che determinava il loro linguaggio, fosse una questione privata.

L'importante era il prodotto e nel suo nome le idee si occultavano e blindavano; tutto questo oramai appartiene al passato predigitale, l'unico modo che un artista aveva per entrare in contatto con il pubblico, era la mostra privata o un servizio attraverso Flash Art. Internet e i social media pongono l'arte fuori e oltre tutto questo, l'artista può condividere tutti i processi del proprio lavoro e senza costo alcuno, condividere schizzi, processi e movimenti e attraverso questa condivisione, creare un contatto diretto con il pubblico.

Il pubblico diventa attore protagonista e firmatario con l'artista stesso, del processo creativo, questo determina un altro e un nuovo spazio dell'arte.

mimmo di caterino

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