NERO/BLACK

Il colore nero e' percepito come un cattivo presagio. E' collegato al lutto, al malaffare, al segreto, al sentimento di un lato oscuro, alla censura, al contrasto radicale e insuperabile. E' un tutto-assorbente senza echi. In realta' non è un colore diverso dagli altri, anzi, è il solo colore che consente di lavorare con le varie tinte in ogni altro colore, senza cadere nelle pastellosità di toni dello stesso colore.  Più diretta del tono, la tinta  e' più efficace sullo stesso stesso colore, permette più incisività, più chiarezza ma allo stesso tempo lascia scoprire nuove prospettiva .

…Gli ultimi lavori mi hanno letteralmente prosciugato. E' come se tutte le mie energie fossero state assorbite dalla carta e dal nero, in un vuoto che non vede la possibilità di rientro: imprigionate in ìo spazio minimo, lo spazio infinitesimo della strato di pigmento. Uno spessore quasi inesistente in cui la mia mente e' rimasta  intrappolata. Unica via di uscita sono altri lavori fino a che non avrò maturato la libertà dalla prigionia  e mi potrò cimentare con altre strade….

La consapevolezza di trovarsi a seguire un percorso che non ha un inizio o una fine. L'accogliere gli incidenti di percorso come elementi preziosi ed essenziali per la  realizzazione di un progetto che non ha limiti di genere. Ci sono profondità audaci nella monocromia di un foglio di carta, aperture su fantastiche geografie sottili in cui ci si deve lasciare condurre dalla carta, guidati da una nuove rete di riferimenti, per poterne percepire l'estensione e intuire la vastità.

Togliere il colore dopo averlo steso in una sorta di processo di stampa rovesciato con una analogia di intenti e risultato. Lavorare sul pigmento con lo scopo di lasciar parlare il colore che rimane ancorato alla carta o che se ne distacca.  Con il risultato di identificare una nuova dimensione che si concretizza nella traccia della tramatura e del gesto casuale lascia         to dall’uomo nell’atto di fare.

 

Lavorare su gesto/tempo/spazio è una sorta di mantra, una pratica di consapevolezza. Il ritmo del respiro accompagna il gesto e, dalla loro sincronia o meno, nasce una danza senza tempo. Il gesto si trasmette con pressione ogni volta diversa al foglio di carta; certe volte con impeto: ne rimane una traccia graffiata che trasuda tutta l’energia e la violenza con cui e’ stata lasciata, tutte le sbavature e ispessimenti del colore , la traccia del pennello e della velocita’ con cui si stende a conquistare lo spazio sulla superficie di fondo; altre volte con delicatezza e precisione, seguendo un percorso invisibile all’occhio.

 

Certe volte un fremito rende imprecisi i confini, il gesto è insicuro, non va a incidere sulla composizione, non porta alcun elemento in più, anzi pesa sul complesso intrico che sta sviluppandosi. Diventa una distrazione che solo un atto successivo e  deciso può redimere. Così l’incertezza rimane “sotto” e diventa un elemento umano fondamentale, evoca la transitorietà della nostra vita, con l’inizio e la fine.  Transitorietà, l’anima dell’esistenza, come dice Thomas Mann.

 

Il nero è tutt’altro che transitorio, è definitivo e non consente di rivedere un gesto se non con l’intervento di un bianco coprente. Ogni altro colore farebbe nascere una tinta. Rimane comunque sempre, anche questo sotto, ma con maggior forza, sostanzia l’intera impalcatura del lavoro.

 

Nero e’ il punto conclusivo che tutto include e che libera ill lavoro finito dal suo vincolo operativo per rilasciarla nell’ ambito della nostra esperienza sensoriale.

 

© Tommaso Panzeri

Tommaso Panzeri

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