Maya Pacifico: l'equilibrio tra pratica e teoria.

Maya pacifico: l'equilibrio tra la pratica e la teoria.

Maya Pacifico è un artista, critica e storica  dell'arte, vive e lavora a Napoli, attualmente è una collaboratrice di Art a part of cult (ure), in precedenza ha collaborato con Exib Art e con Flash Art.

Maya, partiamo da una tua precondizione, tu non sei semplicemente un artista visiva, sei una entità che ragiona su una idea dell'arte totale, spaziale direi, rimarcando un ruolo fortemente autonomo (anche nella sua visione critica) dell'arte e dell'artista; in un contesto sociale, dove tutto continua a ruotare intorno a intermediari e "addetti ai lavori" come ti relazioni?
Come relazioni l'intermediazione alla tua visione (anche critica) dell'arte e dei suoi processi?

La mia condizione di critico e storico dell'arte, mi permette di cercare e anche trovare una perfetta concidenza di pratica e teoria.
Ho sentito sempre più urgente la necessità di agire per trovare un equilibrio tra intelletto e poesia fino a raggiungere l'esito ottenuto dai miei lavori più recenti.
Un'idea divisa tra i suoi riferimenti all'arte ma anche alla letteratura: ad esempio Manuel Vazquez Montalban e il suo protagonista Pepe Carvhalo che pagina dopo pagina brucia nel camino della sua casa i libri più preziosi che hanno accompagnato la sua formazione di uomo e di intellettuale.
Questo gesto iconoclasta ha lo scopo di distruggere e allo stesso tempo  di conservare qualcosa, una traccia che è frutto del caso ma che è anche l'esattezza del suo enunciato vale a dire il segno nitido di una disposizione artistica assoggettata ad una straordinaria interiorizzazione dei concetti di spazio, materia e creazione.
In un contesto sociale  e artistico come quello attuale ciò che rappresenta un limite per la fruizione del mio lavoro è la sua rimarcata autoreferenzialità: le mie non sono opere di facile interpretazione, poiché la loro reale presenza non coincide con il loro bruciante apparire.
Sono lavori che si collocano lontano dal proprio essere, svelando una propria doppia anima: una essenzialmente pratica e affermativa, positiva e dinamica risolta nel gesto inventivo e nelle dimensioni che possono adattarsi a qualsiasi tipo di spazio, e un'altra anima, più spirituale che restituisce alle opere una lettura esenzialmente di opposizione in cui la misura della narrazione avviene nella sedimentazione, nell'atto di raccogliere una visione in controluce di spazi, di memorie, di storie.

  Anche la tua idea dell'arte è da questo punto di vista spaziale, indaghi superfici, materie e interazioni, aggiungi narrazioni, il tuo modo di procedere è di rapportarti ai processi linguistici del fare arte è un punto di vista sul divenire della ricerca di vita in tutta la sua complessità o più semplicemente è figlio del secolo dell'ipertesto e del multitasking fatto estetica narrante?

Quello che cerco è un momento di contrazione della realtà in cui l'atto dell'artista riesca a sintetizzare il dualismo fuori-dentro, esterno-soggetto, architettura-scultura, vorrei proiettare l'essenza dell'opera sulla necessità di creare una forma in continuo movimento.
Nel mio lavoro il fuoco e il vento sono componenti fondamentali: superfici e immagini subiscono continue e impercettibili variazioni, trasfigurano e disegnano secondo regole di ridefinizione spaziale la percezione del luogo.
Non sono interessata alla dimensione estetica ma al campo del divenire che è svincolato dalla rappresentazione dei segni e dei simboli.
Questa è la prova di una costante evoluzione: le opere intrattengono con lo sguardo un rapporto sincretico alla ricerca di una nuova spazialità, immobilizzano segni che sorgono in maniera silenziosa ma che sono ancora capaci di respirare alla superficie.

Riesci a relazionare una certa matrice intimistica e privata che leggo in certi tuoi lavori al mercato?
Come?

Il senso di universalità dello spirito viene da sempre filtrato dalla singolarità della visione dell'artista.
Ho sempre notato un fattore di immedesimazione dello spettatore che si confronta con la parte narrativa dell'opera.
C'è l'esigenza di ridefinire il proprio vuoto interiore a confronto con quello altrui, non più storia ma storie, non più momento ma momenti.
Ciò che desidero è l'aperto confronto con il divenire della memoria che può ricopomporsi secondo i canoni della postmodernità o anche quelli dell'individualità e della collettività oppure scindersi unendosi a ciascuna.
Non è questo il limite nel relazionarsi al mercato.
In questo momento il mercato ruota attorno ai grandi o grandissimi nomi, quelli che costituiscono un sicuro investimento che sono una fonte sicura di guadagno.
Il collezionismo si  è rapidamente evoluto verso una forma di speculazione, allineandosi alla tendenza internazionale.
Sarà necessario un notevole sforzo da parte degli adetti ai lavori e dei collezionisti allo scopo di tornare a investire sui veri valori dell'arte.
Che non sono necessariamente quelli a breve termine.

In allegato "Paper and fire", particolare di un lavoro di Maya Pacifico.

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