Maurizio Balducci/ Tra esplorazione introspettiva e libero pensiero

Percorrendo una strada di campagna poco distante da Colle Val d’Elsa si arriva alla casa di M’Au.  Non si tratta di un’abitazione qualunque, ma della casa - atelier di Maurizio Balducci. Qui l’artista toscano ha scelto di vivere in simbiosi con le sue creazioni: sculture, installazioni e quadri tridimensionali realizzati dal 2013 ad oggi. Un breve arco di tempo durante il quale la sua ricerca si è svolta nel segno di un’attenta commisurazione delle intenzioni espressive e di un lucido controllo dei valori formali e tecnici dell’opera. Un rigore progettuale vivificato dal calore lirico dell’esplorazione introspettiva, non tanto autobiografica, quanto delle suggestioni derivate dall’osservazione della natura. Per Balducci, infatti, la natura è un sistema di segni dove si attua il dualismo tra regola e libertà: la regola di un principio ordinatore che governa la forma in funzione di una causa finale; la libertà di una bellezza che si esprime spontaneamente, scevra da ogni condizionamento o fine utilitaristico. La dialettica tra questi due termini trova un equivalente nel suo modo d’intendere la dimensione creativa come un processo che mette insieme disciplina ed istinto. L’una agisce in funzione di una finalità preordinata, di un criterio dettato dal rispetto di una norma; l’altro, invece, si muove in maniera imprevedibile, seguendo percorsi estranei all’osservanza di un canone. Proprio come accade nell’arte di Balducci, dove l’unico canone ammesso è quello dell’anticonformismo; un canone inverso, quindi, che al tono monocorde della mentalità corrente preferisce la varietà timbrica del pensiero libero. Avvalersi dell’arte per infrangere gli schemi dell’agire comune, per risvegliare la coscienza individuale: nascono così i Liberi Pensatori, omini colorati ritratti in una posa statica ed assorta. Piccole figure sedute sui bordi di una cornice come se fosse una scatola, oppure incastonate in una cavità al centro dell’opera, con bordi e consistenze simili ad una ferita. Lo scopo, in entrambi i casi, è alludere ad una realtà che imprigiona la mente dell’uomo entro i confini della logica imperante: a questa condizione i protagonisti delle opere di Balducci contrappongono la fioritura infinita di un pensiero che nessuna gabbia può limitare. Un pensiero che nella serie Lega’mi si affranca dalla trappola dell’individualismo, generando due figure congiunte in un corpo unico. Si tratta - spiega l’artista - di un’idea che trae ispirazione dallo strutturalismo saussuriano, secondo cui il valore di un elemento linguistico risiede nella relazione con altre parti del discorso. Diversamente interpretata, questa teoria conferma che la scoperta di sé come individuo non preclude il rapporto con gli altri, ma anzi lo rende necessario. E’ quanto avviene nei legami descritti da Balducci: unioni simbiotiche tra due individui tanto diversi quanto complementari. Proseguendo su questo filo logico si arriva alla serie Ess’eri e IN dividui, imponenti sculture - installazioni che portano il discorso sulla relazione tra identità individuale e universalità della condizione umana. Semplificando al massimo la figura, fino quasi a dissolverne le sembianze umane, Balducci mira a raggiungere l’essenzialità dell’archetipo. Come oggetti rituali o totem di antica memoria, questi giganti narrano l’eterna storia dell’uomo, di ciò che lo avvicina ai propri simili e delle caratteristiche che rendono unica la sua individualità.  In questo scarto concettuale si realizza la differenza tra Ess’eri e IN dividui. Alla fisicità fredda e metallica degli Ess’eri si contrappone il corpo plastico e vivacemente colorato degli IN dividui. Indistinguibili gli uni dagli altri, gli Ess’eri hanno chiome dorate eternamente mosse, quasi lingue di fuoco nel vento; negli IN dividui, invece, ogni cosa - fiori, strass, tracce di colore - concorre ad accentuare le differenze fra le varie figure, con la sola eccezione di un elemento che le accomuna - un filo a piombo con un cono di cristallo - per indicare il bisogno condiviso di raggiungere un equilibrio interiore. Da qui in poi, la vena creativa del nostro artista ci conduce verso altri territori, dove ciò che è fugace conquista la certezza di un segno indelebile (Scie d’aereo), mentre ciò che permane nel profondo, è una forza che corrode e consuma senza lasciare scampo (Metamorfosi). E ancora, su questi nuovi lidi s’imprimono le tracce di un vissuto riaffiorato dalla memoria (Frammenti), oppure accade che un dettaglio minino - la crepa di un muro o di un terreno arso dal sole - assurga a paradigma di un’insanabile frattura interiore (Le crepe). A volte l’alternanza tra luce ed ombra, presenza ed assenza (Ombre), introduce un elemento d’instabilità nella percezione dell’opera; altre volte, invece, lo sguardo ritorna alla natura e le formulazioni iconiche che ne derivano assumono un tratto immaginifico (I pesci architettonici). Difficile addentrarsi nell’universo artistico di Maurizio Balducci senza subire la tentazione di allungare la mano per sondare con il tatto ora la levigatezza di una superficie metallica, ora la consistenza spessa e stratificata di un’opera polimaterica. Un’arte da “toccare” e da vivere, dunque, in un rapporto diretto e senza filtri, proprio come lo è il linguaggio di questo pensatore libero, di questo artista anarchico.   

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Maurizio Balducci è nato artisticamente nel 2013, e fin da subito si è distinto per l’originalità e la coerenza del suo registro stilistico, che lo vede esprimersi in una pluralità di percorsi espressivi, dalla scultura all’installazione, dal quadro tridimensionale all’opera dipinta. Tra i principali eventi espositivi realizzati in questi anni, si ricordano: 2013, San Gimignano, V’erticalismo / Natura ed Artificio, mostra personale; Forte dei Marmi, Fish and Cheers, mostra personale; Milano, Fuorisalone, collettiva di artisti e designer; 2014, Firenze, Florence Design Week, Biblioteca Centrale Nazionale; Firenze, Palazzo Panciatichi (Regione Toscana), mostra personale; Volterra, Palazzo dei Priori, mostra personale; Chiusdino, Abbazia di San Galgano, mostra personale; Remangen – Germania, Galleria Rosemarie Bassi; 2015, Firenze, Palazzo Medici Riccardi, ARTOUR– O, collettiva; Rosignano Solvay, Galleria In Villa, mostra personale; 2016, Barberino Val d’Elsa, mostra personale; San Donato in Poggio, Palazzo Malaspina, IN Chiantiere, mostra collettiva. Ha esposto inoltre a Singapore, Hong Kong e in Spagna (Merida e Marsiglia). Nel 2016 due sue installazioni sono state collocate in permanenza nei pressi di Casole d’Elsa. Come scultore, è stato tra i finalisti del Premio Cairo (Milano, 2015) e del Premio Tricolore (Reggio Emilia, 2013).

 

www.mauriziobalducciarte.it

   

Daniela Pronestì

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