Linguaggio dell'arte? A rischio estinzione per la troppa comunicazione!

Linguaggio dell'arte? A rischio estinzione per la troppa comunicazione!

 

Siamo nel mezzo di una crisi inedita e di portata globale, non sto ragionando sulla crisi economica globale (cominciata "solo" nel 2008); ragiono su una crisi silenziosa, inosservata, che si muove come fosse un cancro; realmente dannosa per il futuro della democrazia critica e partecipata.
La crisi mondiale dei linguaggi dell'arte; lo scenario esasperato è quello di nazioni mosse dal profitto, nei cui sistemi scolastici si accantonano certi saperi culturali del fare e dell'osservare, che hanno creato e rappresentato la nostra democrazia.
Si stanno impostando delle generazioni di artisti e di cittadini globali, destinati a essere docili macchine, invece che liberi pensatori del sé e del proprio linguaggio.
Conservare il linguaggio dell'arte, vuole dire conservare la critica alla tradizione e lavorare sulla comprensione e sulla motivazione del linguaggio dell'altro.

Il linguaggio dell'arte lo si sta riducendo a un fronzolo superfluo in un'epoca che si sta caratterizzando nel nome del taglio alla spesa, governi e forze politiche si stanno muovendo nella direzione del profitto a breve termine e garantito; omettendo l'arte come linguaggio e ragionando su lei solo come prodotto, si afferma tacitamente la sua inutilità, relazionandola direttamente al profitto.
Tutto nel nome della crescita economica, in suo nome si sono azzerate domande sulla direzione che i linguaggi dell'arte stanno prendendo nella pubblica istruzione (quella dell'autodistruzione?).
Come si può senza coltivare i linguaggi dell'arte, affrontare i problemi globali come cittadini del mondo?
Come si può leggere simpateticamente la categoria dell'altro?

Una sana cultura di mercato richiede creatività, ma non può escludere la creatività ai fuori mercato.
Crescita economica e linguaggio democratico, non sono la stessa cosa.
Tutto lavora in una direzione dove la libertà di pensiero dello studente e/o dell'artista sembra essere pericolosa e poco produttiva, per la crescita economica servono professionisti obbedienti e preparati, che sappiano servire l'élite e puntare sul tecnologico; forza maggiore l'approccio ai linguaggi dell'arte scoraggiato.
Il linguaggio dell'arte, nella sua umanità quando genuino, è nemico dell'idiozia come business e dell'ottusità; gli artisti (quando non sono sottomessi e corrotti dallo stesso mercato) non possono essere servi ideologici fidati, la loro professionalità consiste nel superare il limite e rappresentare novità di linguaggio.
Questo è il motivo per cui questo è il secolo dove gli artisti si trovano sotto attacco diretto dello stesso sistema economico che nel secolo scorso li ha sostenuti ed emancipati, questa è l'offensiva che i linguaggi dell'arte stanno subendo globalmente.

Eppure è proprio il linguaggio dell'arte, con le abilità cognitive che da lui derivano, che ha distinto ad ora l'homo sapiens da tutti gli altri animali e dalle macchine da lui create.
Attraverso lo sviluppo del linguaggio 40000 anni fa, gli uomini di Cro-Magnon in Europa ci hanno portato Scultura, incisione, ornamento, musica, rituali e anche la concettualizzazione matematica e filosofica.
Sembra che si stia disegnando un globo senza linguaggio dell'arte, con la mia generazione impossibilitata (o fortemente osteggiata) nel trasmettere certe informazioni linguistiche genetiche alle successive.
Il boom dei selfie? Non a caso, la differenza tra il nostro genoma e quello dello scimpazè è soltanto 1,5 per cento, con il 98,5 per cento di genoma condiviso quanto è semplice regredire allo scimpazè o evolversi a macchina automa?
Non può esistere linguaggio dell'arte se non lo si fonda a relazione persistente (è la storia dell'evoluzione umana), è la relazione uomo-linguaggio che contiene il segreto dell'umano.
La comunicazione? La comunicazione di cui questo mondo interconnesso abbonda è altro, il linguaggio dell'arte rappresenta l'artista in quanto uomo/donna, la comunicazione è solo il prodotto di messaggi organizzati e imposti; la comunicazione non è il luogo dove i soggetti si riconoscono e empatizzano, è un non luogo di dettami imposti.
Siamo tutti sotto attacco!

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