L'estetica dell'ultimo paradiso

Riceviamo e pubblichiamo, articolo di Serafina Troìa:

L’estetica dell’ultimo paradiso

Lo scorso 21 Novembre ha aperto i battenti la seconda parte della prestigiosa Triennale di Arti Visive di Roma 2014. L’esposizione dal titolo Last Paradise  vede come Direttore artistico, ormai dal 2011, lo storico e critico d’arte Daniele Radini Tedeschi, il quale  a pochi minuti dall’ora ufficiale di inaugurazione accoglie la stampa nella Sala Mostre della Biblioteca Nazionale  indicando con un bastone dalla testa a forma di teschio le opere più significative, o forse le più interessanti dal punto di vista mediatico. Non desta nessuno stupore vedere aggirarsi dei vip tra un acrilico su tela e un frigorifero contenente bottiglie di plastica stracolme di mozziconi di sigarette, d’altra parte nel meccanismo dell’arte contemporanea rientra quel “mettere in mostra” le opere lasciando che i fruitori ne osservino liberamente le forme e contemporaneamente vivere lo spazio che le contiene, creando l’evento. Se non avessimo quest' unione di cultura e mondanità non potremmo conoscere i frutti di  Mimmo Paladino, di Mario Schifano o del più recente Salvatore Ruggeri.

Nel frattempo, nell’ala opposta alle sale, prendono posto gli artisti partecipanti all’esposizione con rispettivi parenti e amici, nonché diversi studiosi, tutto è pronto per la conferenza dal titolo L’arte tra Estetica ed Avanguardia alla quale sono invitati ad intervenire diverse figure del contesto culturale romano e non. Primo fra tutti il professor Stefano Valeri, docente all’Università la Sapienza, che con un interessante riferimento filosofico all’idea di vitalità dell’arte, pone in discussione  quella che perennemente viene rievocata come “morte dell’arte” contemporanea per ripercorre l’importanza della missione dell’artista di oggi, che pur mantenendo nell’ultima opera dei tratti comuni, se non identici alle prime creazioni, riesce a rendere viva quell’opera e a far parlare ancora di sé.

Nell’intromissione del discorso da parte del critico, giornalista e conduttore televisivo Philippe Daverio scatta automaticamente un fragoroso e prolungato applauso, riecheggia anche un leggero sorriso dei partecipanti nel momento in cui Daverio ironicamente esclama di non sapere di cosa parlare, ma questa battuta ha un fondamento in quanto l’avanguardia che viene richiesta come argomento di discussione per il critico non esiste negli artisti a noi contemporanei. L’avanguardia, per Daverio, è costituita da un gruppo di artisti che vuol creare un seguito, una scia di seguaci, e presuppone quindi una società di massa, ma nella nostra società che è da lui definita « trasversale » non si ha questo proposito, non si vuol seguire le orme di qualcun altro. Allora gli artisti che si vanno a ricercare oggi sono quelli che lui chiama «distillatori di nuove idee» e specifica che all’interno di questa esposizione non ve ne siano tante, nonostante ciò conclude che si percepisce un’arte ludica, e questa mostra è l’esempio di un’arte che non ha regole e che verte su questo meccanismo.

Per chi avesse voglia di ammirare  l’estetica dell’ultimo paradiso, la mostra che sollecita l’elemento ludico e che pur ripetendosi si rinnova, può farlo fino al 3 dicembre. 

Per informazioni sulle sedi consultare il sito ufficiale: http://www.esposizionetriennale.it/.

 

 

Serafina Troìa

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