Il cervello anarchico dell'artista? Per Enzo Soresi è in continua evoluzione.

 

Il cervello anarchico dell'artista? Per Enzo Soresi è in continua evoluzione.

 

Abbiamo dialogato con Enzo Soresi, classe 1938, medico chirurgo, specialista in anatomia patologica, malattie dell'apparato respiratorio e oncologia clinica.
Il pretesto per incontrarlo? Il suo interessante testo "Il cervello anarchico", presentato da Umbero Galimberti, ed.Utet.

Siamo nel mezzo di una crisi inedita e di portata globale, ma vorrei ragionassimo non sulla crisi economica globale (cominciata "solo" nel 2008); ma su una crisi silenziosa, inosservata, che si muove come fosse un cancro; realmente dannosa per il futuro della democrazia critica e partecipata.
La crisi  dei linguaggi dell'arte; in un contesto esasperato mosso dal profitto, nei cui sistemi scolastici si accantonano certi saperi culturali del fare e dell'osservare, che hanno creato e rappresentato la nostra democrazia .
Stanno impostando delle generazioni di artisti e di cittadini globali, destinati a essere docili macchine, invece che liberi pensatori del sé e del proprio linguaggio?
Tutto questo non rischia di alimentare patologie e disturbi futuri? In fondo con il fare artistico abbiamo una relazione secolare, con un ipad?

Caro sig. Mimmo, le sue domande mi colgono alla sprovvista in quanto non sono affatto d'accordo con i temi così catastrofici che lei introduce.
Come scrisse Gombrich la funzione biologica dell'arte è quella di sottoporci  ad una prova, di farci fare una ginnastica mentale che aumenti la nostra tolleranza a tutto ciò che non ci aspettiamo.
Mi pare quindi che la attuale globalizzazione dell'arte,  rispetto a quella da me vissuta negli anni '50, abbia ampiamente soddisfatto questo postulato di Gombrich.
Io stesso quando affronto i temi della video arte sono impegnato in una ginnastica mentale a cui non sono affatto preparato e quindi sono costretto ad evolvere sia in senso biologico che psicologico.
Mai come in questo periodo le proposte di mostre d'arte da parte di Province e Comuni sono state così ridondanti coinvolgendo un'utenza che anni fa era impensabile.
La attuale biologia dell'estetica è in  continua evoluzione ed è in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore.
Come ha scritto Eric Kandel   nel suo libro "L'arte dell'inconscio" il gusto si evolve, l'artista lo plasma e lo spettatore si adegua.
Su queste premesse quindi la lettura da parte dello spettatore dell'opera d'arte di cui fruisce è in continua evoluzione in quanto l'apparato visivo del nostro cervello arricchisce l'immagine con la personale esperienza individuale.

Ma il linguaggio dell'arte lo si sta riducendo a un fronzolo in un'epoca che si sta caratterizzando nel nome del taglio alla spesa, governi e forze politiche si stanno muovendo nella direzione del profitto a breve termine; omettendo l'arte come linguaggio e ragionando su lei solo come prodotto, si afferma tacitamente la sua inutilità, relazionandola direttamente al profitto (le sue ricerche vanno esattamente nella direzione opposta).
Tutto nel nome della crescita economica, in suo nome si sono azzerate domande sulla direzione che i linguaggi dell'arte stanno prendendo nella pubblica istruzione (quella dell'autodistruzione?).
Come si può senza coltivare i linguaggi dell'arte, affrontare i problemi globali come cittadini del mondo?
Come si può leggere simpateticamente la categoria dell'altro?

Sempre citando Gombrich, il cervello crea una ipotesi a partire dalla informazione visiva così come gli scienziati elaborano teorie partendo da dati empirici.
Direi che proprio la attuale globalizzazione delle proposte artistiche da parte dei media anche tecnologici rende sempre più difficile trovare un "occhio innocente " e tutto questo a mio avviso va a vantaggio dell'homo sapiens e della sua evoluzione.
Se invece Lei si riferisce nelle sue critiche al non riconoscimento dell'artista se non come espressione di una contaminazione commerciale anche in questo caso le faccio osservare che le possibilità oggi di essere identificati da un grande pubblico rispetto ad un tempo sono aumentate proprio grazie alla diffusione via internet.
Lo stesso mio libro " Il cervello anarchico " pubblicato nel 2005 continua ad essere letto ed acquistato via internet diffondendo quella cultura attraverso le modalità del contagio che auspicavo.
Proprio nel libro , nel capitolo arte e creatività , spiego come l'arte informale altro non sia che raccontare emozioni senza oggettivarle ed anche questa proposta alla lunga e'arrivata allo spettatore che la può poi potenziare con le sue personali esperienze di gioia o sofferenza.

Il linguaggio dell'arte, nella sua umanità quando genuino, è nemico dell'idiozia come business e dell'ottusità; gli artisti (non sono sottomessi e corrotti dallo stesso mercato) non possono essere servi ideologici fidati, la loro professionalità consiste nel superare il limite e rappresentare novità di linguaggio.
Questo è il motivo per cui questo è il secolo dove gli artisti si trovano sotto attacco diretto dello stesso sistema economico che nel secolo scorso li ha sostenuti ed emancipati, questa è l'offensiva che i linguaggi dell'arte stanno subendo globalmente.
Eppure è proprio il linguaggio dell'arte, con le abilità cognitive che da lui derivano, che ha distinto ad ora l'homo sapiens da tutti gli altri animali e dalle macchine da lui create.
Sembra che si stia disegnando un globo senza linguaggio dell'arte, con la mia generazione impossibilitata (o fortemente osteggiata) nel trasmettere certe informazioni linguistiche genetiche alle successive.
Il boom dei selfie?
Non a caso, la differenza tra il nostro genoma e quello dello scimpazè è soltanto 1,5 per cento, con il 98,5 per cento di genoma condiviso quanto è semplice regredire allo scimpazè o evolversi a macchina automa?

Oggi siamo addirittura in grado di accettare e interpretare meglio artisti che hanno prodotto opere in condizioni psicotiche o di ambiguità psicotica grazie alla accettazione di un inconscio che , come scrive Edoardo Boncinelli , governa il 90 % delle nostre azioni.
In conclusione l'evoluzione dell'arte è a mio avviso inarrestabile in quanto legata alla creatività ed alla curiosità che ha portato l'homo sapiens in tempi relativamente brevi a migrare ovunque.
Dai tempi delle grotte di Altamira all'opera di Cattelan con Hitler  inginocchiato che prega nel quartiere ebraico di Praga l'artista è sempre stato libero di creare come lo scienziato.

Un caro saluto Enzo Soresi

Mimmo Di Caterino

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