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HOMO E HUMANISMUS

 

C’è una notevole differenza fra il termine “Homo” e il termine “Humanismus”, Il primo si riferisce all’humus, alla terra, il secondo a ciò che è umano in vita. La terra, padrona dell’uomo, non lo è per quanto riguarda l’umanesimo. L’etimologia della seconda parola è di origine tedesca e si riferisce alla grande stagione umanistica, principalmente italiana, fiorita dal XIII al XVI secolo. Secondo tutte le religioni, l’uomo ha una via d’uscita nella spiritualità. Si può parlare di qualcosa di consolatorio. Nel suo nome, abbiamo i grandi sviluppi del pensiero e dello spirito, a favore di speculazioni affascinanti, specialmente quelle orientali (da cui sicuramente deriva quella occidentale, molto più limitata). L’umanesimo è tutt’altro. All’apparenza è fortemente materialista. La carne contro lo spirito, almeno contro quello convenzionale. La questione sta nel tentativo di creare un mondo a misura umana, scartando metafisica e trascendenza. Può l’uomo fare tanto e stare lo stesso in piedi? Ha potenzialità intellettuali adeguate al compito? La scienza, dal Seicento, prova a rispondere affermativamente. Questo passo in avanti non è per niente poca cosa. Senza superbia e senza alcun oltraggio verso le religioni, con la scienza l’uomo dimostra di saper affrontare la realtà e di condizionarla, molto o tanto non importa. È da poco che l’uomo è stato promosso umanista, ovvero si è promosso da solo. Si è allontanato da favole, si è messo a esplorare la sua terra, il suo mondo, nel quale sta mettendo le mani con competenza, sempre rafforzata dal dubbio. Il mondo è suo? È suo se stesso e questo lo carica di responsabilità enormi. Ma anche gli dona dignità, lo allontana da credenze irrazionali, lo spinge verso la convinzione di poter fare più di quello che fa, più di ciò che pensa, più di ciò che sente ordinariamente. La razionalità da sola non basta. Occorre anche l’aiuto dei sentimenti. Ma non devono essere sentimenti svenevoli, dolciastri, bensì anch’essi consapevoli dell’impresa di vedere e di sentire il nuovo mondo, non più di guardarlo senza capire e arrendersi all’incomprensione. Ne verrà fuori un mondo solo umano? È probabile, ma pensiamo con più vigore a un primo punto fermo da cui ripartire alla ricerca di qualcosa di più consistente, di afferrabile e di conciliabile con il tutto. Un premio affrettato all’intelligenza umana? Forse. Intanto un piccolo premio al coraggio dell’uomo di disfarsi dei totem. Avere piena coscienza di sé, ecco il traguardo ambito. Esiste nei pensieri l’idea di questa possibilità. L’uomo sembra programmato per essere, non solo per vivere. Pare davvero certo.

 

Dario Lodi  

Dario Lodi

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