Franz Iandolo: Gli artisti? Sono morti da parecchio, arrivano i barbari dei nuovi media digitali.

Abbiamo incontrato Franz Iandolo, coordinatore della scuola di Nuove Tecnologie per l’Arte, docente di Tecniche dei Nuovi Media Integrati e di Net Art all'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Social media, media integrati, applicazioni, video virali, immagini virali, influenza dei media riflessi nei social network, interconnessioni e relazioni dettate da algoritmi, come tutto questo sta modificando i linguaggi dell'arte contemporanea e le ricerche degli artisti di questo secolo?

E’ fuori dubbio che questo inizio di secolo ci vede tutti ad un passaggio epocale!
Possibile che le nuove tecnologie stiano modificando gli equilibri economici e sociali del mondo e la vita quotidiana di ognuno di noi, e di tutto questo gli artisti non se ne accorgano?
Non sarebbero tali! 
Da sempre gli artisti prevedono e descrivono gli scenari futuri.
Anzi, sono il futuro.
Anzi, sono il “barbaro” futuro.
Un barbaro che non si accontenta più di scuotere lo status quo, distruggendo il passato.
E’ un barbaro che sente la necessità di creare un nuovo linguaggio e di ricorrere alla creazione di neologismi che siano aderenti, più delle parole già esistenti, ai concetti che porta in sé e che mette in pratica in relazione con gli altri.
Ed è questo il futuro a cui andiamo incontro:
Una mutazione che scuoterà le radici del nostro mondo occidentale, che sovvertirà le regole del gioco e anzi ne inventerà delle nuove senza neanche curarsi di quelle preesistenti.
Lo sta già facendo con l’aiuto di una semplice e stupida tecnologia fatta di 0 e 1: il digitale.
Sembra che, con l’integrazione dei media, la creatività non sia più prerogativa degli artisti, che sempre più isolati si vedono saccheggiare il loro mondo (ma questo accade in ogni campo), senza nessun riguardo verso la storia gloriosa che affonda le radici nella antica Grecia.
E l’effetto è questo: quello che era un gesto sacro che potevano compiere solo gli sciamani (gli artisti) adesso è alla portata di tutti.
Sembra che ci sia più creatività per tutti, meno qualità nel prodotto. Ma non è così!
posso farti un esempio Mimmo?
Gli artisti sono l’ultimo sacro baluardo al confine invalicabile dell’individuo (fino ad oggi conosciuto) e non si può pensare ad un opera, una scultura, una pittura, un video o una performance che non sia frutto di un’espressione che viene dall’intimo del proprio io, espressione dell’anima, custodita nel profondo della propria identità.
Che fanno i barbari, per esempio, i miei allievi?
Lavorano in team, in gruppi vasti, eterogenei e in rete tra loro e pensano che l’anima è fuori da sé e la rintracciano nel rapporto in divenire con gli altri.
Non pensano di perderla ma di acquisirne un’altra, più complessa, più difficile se vogliamo, meno profonda, più orizzontale e questo si riflette ovviamente nell’approccio metodologico della costruzione delle opere.
Questo non significa annullarsi nell’altro: da questo processo, l’individualità si potenzia più velocemente, fondendosi e temprandosi con e grazie alle altre, in una “orizzontalità imperfetta”.
Un “patto generativo” che si instaura tra docenti e allievi (e tra allievi ed altri allievi), durante, e non solo, la didattica.
Ne è un esempio sul piano pratico il gruppo “mediaintegrati” composto da allievi ed ex allievi del corso di Nuove Tecnologie dell’Arte.
E’ la prassi che ha come modello la rete, che prevede altre regole e prima di tutto una spettacolarità che sia capace di coinvolgere istantaneamente il fruitore indipendentemente dallo spessore culturale, e soprattutto di coinvolgere platee vastissime come mai un artista ha mai potuto raggiungere.
La famosa frase “L’Arte é comunicazione” pare sia venuta a compimento!

Un tempo (non molto tempo fa), gli artisti visivi per produrre e mostrare il proprio lavoro, necessitavano dell'intermediazione degli addetti ai lavori, nell'universo sistema dei social network e delle applicazioni, l'intermediario sembra essere diventato un personal computer o uno smartphone, tutto questo muove un altro mercato dell'arte in altre direzioni possibili, come si possono affrontare problematiche di ricerca così mutate e così complesse in istituti artistici o in Accademie di Belle Arti? Ti chiedo questo anche in relazione alla schizofrenia che muove le discussioni di fondo su queste problematiche, ti faccio un esempio, il movimento cinque stelle, passa per essere un movimento di estrema destra o di estrema sinistra, a seconda del problema politico, nella realtà è semplicemente una applicazione determinata dagli utenti, proprio come facebook, la questione è interessantissima messa così, ci può essere più democrazia in una applicazione che in un sistema democratico dipendente da logiche di mercato? Come tutto questo si ripercuote sulla fruizione di un processo artistico (in politica, almeno nella nostra nazione le ripercussioni della mutazione in corso sono evidenti)?

Non si riflette solo sulla fruizione ma sopratutto sulla ideazione e la produzione!
Ti ho fatto l’esempio prima degli allievi di NTA di cui io sono il coordinatore.
La didattica è organizzata tenendo conto del modello del web: accesso alle informazioni orizzontale, nessuna differenza tra gli anni a cui si è iscritti, libera circolazione delle idee e accesso ai gruppi di lavoro aperto a tutti gli studenti senza differenze tra chi è iscritto al primo o al terzo o al biennio di specializzazione.
Nessuno steccato tra le materie, i professori lavorano fianco a fianco partendo dalle loro competenze e poi “mischiando” sound design con net art o con digital video (tutte le materie sono coinvolte in questo processo, anche quelle teoriche), in un processo artistico che coinvolge tutti a tutti i livelli.
Nessuno spazio è precluso neanche fisico.
il lab può ospitare contemporaneamente più sperimentazioni e queste sempre, e dico sempre, le verifichiamo sul territorio.
Il risultato è l’esplosione di una tecnica che fa fuori “gli addetti ai lavori” e libera un linguaggio non più criptico e riservato a pochi ma finalmente restituito a tutti!
L’APP di cui parli tu fa parte di una innovazione tecnologica che rende immediatamente accessibile a tutti quel “gesto”, quella esperienza artistica, che prima era preclusa ai più e che adesso, in questo modo, rende tutti “protagonisti” e allo stesso livello “attori” di uno spettacolo collettivo grandioso!
E’ quello che ha fatto il lab di NTA quando nell’ambito del “Festival del Bacio” (un evento complesso che si sviluppava per 6 km nel tessuto cittadino di Napoli e che coinvolgeva i commercianti, le istituzioni, i cittadini, i musicisti ecc.), ha studiato un sito web http://www.mediaintegrati.it/cuoredinapoli/ dove chiunque scattando una foto con instagram (un app appunto!) e aggiungendoci l’hashtag #cuoredinapoli immediatamente vede la sua foto inserita, in tempo reale, sul sito, nel grande cuore pixellato creato da tutti gli utenti nel flusso.
La scultura, quindi,  non è più una forma che si coglie in un solo sguardo, ma può essere anche un flusso che in parte è virtuale e in parte è nei 6 km del percorso scelto.
Noi l’abbiamo chiamata “scultura antropologica relazionale” dove la malta che tiene insieme i mattoncini di questa “scultura” è fatta di una materia “immateriale” che è, appunto, la relazione!

Discutendo con Demetrio Paparoni, abbiamo ragionato su come l'artista oggi, anche e forse soprattutto nell'ambito dell'estetica (anche delle relazioni) 2.0, più che determinare il linguaggio sembra subire un linguaggio elaborato altrove (quello delle applicazioni e dei media integrati appunto) da un ingegnere elettronico o un tecnico informatico, sei d'accordo? E' così restrittivo l'universo sistemico 2.0?

Ovviamente non sono d’accordo!
L’artista è colui il quale mette insieme materia che è nata per altro, intreccia relazioni mai sperimentate, cerca e mette a punto esperienze e idee diverse tra loro, si insinua in software nati per fare altro e riorganizzandone le interfacce ne trae fuori ulteriore senso.
La tecnologia, dal pigmento e lo scalpello, ad oggi con arduino e i social network, è sempre servita all’artista per descrivere la mappa del mondo nuovo e io, non ci vedo niente di differente.
C’è inoltre un potenziamento dell’artista che sembrava negli ultimi 30 anni essersi perso ed è quello di essere di nuovo il medium di un flusso alimentato dalle scienze, dalla filosofia e dai saperi, spesso isolati tra loro, e che adesso sembra possibile riunire e mischiare tra loro per produrre esperienze più complesse, ma anche più semplici da capire.
L’ingegnere elettronico, il tecnico informatico, ma anche il medico, il letterato, lo scienziato, il sociologo, lo storico, e ovviamente l’artista, adesso hanno l’opportunità di lavorare insieme per cercare nuove strade che facciano progredire le ricerche in campo medico, scientifico, umanistico, ecc.
Nel nostro lab oltre a materie, che è facile pensare di trovare in un’ accademia, come digital video o videoinstallazione, ci sono materie come Progettazione di software interattivi o sound design e le nostre collaborazioni con altre università, una per tutte, sociologia con il Prof. de Kerckhove, rendono la nostra sperimentazione e la nostra ricerca, sempre più complessa e disposta ad addentrarsi in territori sconosciuti.
Il nuovo mondo!

Ragionando invece con Daniele Capra, critico d'arte d'ultima generazione, lui ha parlato delle Accademie come un covo per artisti pensionati, ti vedi rappresentato come un artista in pensione in un ospizio artistico chiamato Accademia?

Gli artisti sono in pensione da parecchio.
Anzi sono morti.
Per lo meno “quella” figura d’artista che era il modello del vecchio secolo.
Io sono cresciuto a cavallo tra questi due secoli e anzi ho la fortuna di “surfare” tra due millenni ed è bellissimo vedere dall’altra parte!
Per quanto riguarda le accademie, così come in tutte le istituzioni, ci si nascondono anche quel tipo di figure, ma io credo che in questi enormi contenitori che sono le università vige la legge darwiniana delle idee: sempre in continua evoluzione!
La circolazione rapida delle idee!
E’ questa la mutazione dei barbari!
E’ una mutazione genetica che parte da lontano (anche io ne subisco gli effetti e per quanto ne so della tua storia, Mimmo, anche tu), e che riempie tutti gli interstizi, come l’acqua, come un onda e che dilaga a dispetto di te, di me e del sistema dell’arte.
Espressione di questa mutazione è “mediaintegrati”, ti dicevo, che prende in prestito concetti e parole imperfette per descriversi, testimonianza di un’evoluzione anche sul piano della didattica ed espressione di una delle tre cuspidi che assieme al gruppo docenti e al laboratorio del corso accademico (in relazione tra loro) sviluppa nuovi modelli di apprendimento e comunicazione trasformando i paradigmi esistenti.
Le mostre?
I cataloghi?
i critici?
Ridicole ombre del passato!
Le accademie sono dei crogioli dove vi è di tutto ed è nella sua eterogeneità che vive il gene del futuro.

Mimmo Di Caterino

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