La foga di Davide Herbert Lawrence

… La strinse a sé convulsamente, mentre la morbida carne di lei si faceva bollente come il fuoco al suo contatto. La pioggia scrosciava sui loro corpi fumanti. Le afferrò le natiche e le premette a sé, disperatamente, immobile e fremente sotto la pioggia. Poi, di scatto, la rovesciò a terra e cadde con lei sul sentiero, nel silenzio ruggente della pioggia. Lì la penetrò furiosamente e …

 

Il brano sopra riportato appartiene al notissimo romanzo “L’amante di Lady Chatterley” di David Herbert Lawrence (trad. Silvia Rota Sperti, Universale Economica Feltrinelli). La fama di questo romanzo appartiene principalmente alla bollente scena d’amore fra i due protagonisti. Una cosa inaudita per quei tempi. Lawrence scrisse il romanzo in Italia. Nel 1928 è la prima stampa, a Firenze, con scarsa fortuna.

Il romanzo fu messo al bando per oscenità in tutta Europa. Solo nel 1945 apparve la traduzione italiana, su testo francese (purgato). Emilio Cecchi, il noto letterato italiano, l’ammirò pur non essendo una traduzione fedele. In Inghilterra, patria dello scrittore, il romanzo apparve solo nel 1960, senza espurgazioni.

Lawrence non risparmia termini duri e non lesina lubricità. L’uso di tutto ciò non porta affatto a un’oscenità diretta, ma a un’oscenità ben più sottile grazie ad una manipolazione irresistibile delle cose che conduce a una liberazione sessuale sana, ma non del tutto. Il debordo, l’eccesso, sta più a monte che a valle. L’autore scrive il romanzo secondo una formula che vuole abbattere il perbenismo vittoriano (ai suoi tempi ancora presente, come eredità ingombrante, quasi inamovibile). Vi aggiunge però un super trionfalismo per l’atto fisico. 

Il nostro scrittore, nato nel 1885 e morto nel 1930, era malato di tubercolosi: questo spiega la sua vita peripatetica, alla ricerca di condizioni atmosferiche favorevoli. Egli si sentiva comunque un infermo, il suo pensiero era fisso sugli attacchi polmonari che lo stremavano. Da se stesso prese il personaggio di Sir Clifford, paraplegico, a causa della guerra, marito di Constance (Connie), personaggio ricavato dalla propria moglie Frieda von Richtofen (imparentata con l’asso tedesco dell’aviazione Manfred, il Barone Rosso) che lo tradiva con un capitano dei bersaglieri, Angelo Ravagli. Quest’ultimo diventerà il guardiacaccia Mellors, il famoso amante della Lady. La quale Lady spiegava per filo e per segno al marito ciò che faceva con l’ufficiale italiano. I tre erano a Spotorno, nella Villa Bernarda che il Ravagli, proprietario, dava in affitto.

L’amore fra il bel Ravagli e Frieda ispirò il nostro Lawrence. Nella elaborazione del romanzo egli tenne conto della propria infermità, esagerandola, trasportandola verso un’infermità sessuale assoluta. Connie era una giovane donna (nella realtà, Frieda, da cui derivava il personaggio, aveva oltre quarant’anni, ma un appetito sessuale da ventenne) vogliosa di vita, mentre Mellors era un uomo robusto, rude, spiccio: un amante ideale, per certi versi.

La vicenda vede il marito spingere la moglie nelle braccia del guardiacaccia. Egli vuole avere un figlio e non essendo in  grado di contribuire fisicamente a farlo, sollecita Connie a provvedere con qualcun altro. C’è Mellors a disposizione: ma Connie non pensa a un figlio, fa l’amore e basta. E questo amore impetuoso la rende felice, realizzata. Alla fine, lei fuggirà, infatti, con Mellors.

Se consideriamo che anche nel suo secondo più famoso romanzo, “Figli e amanti”, Lawrence si concentra sul mondo dei sensi più elementari, potremmo concludere dicendo che l’autore è ossessionato dal sesso. Questo secondo romanzo indugia sull’incesto attraverso la figura di una madre possessiva nei confronti del figlio Paul, sino a rovinarne l’esistenza. 

Ma è più verosimile il ricorso a questo espediente per esaltare un vitalismo personale, esasperato dal timore della sua perdita. Lawrence era pur sempre alle prese con una malattia che allora non perdonava nessuno, e con una debilitazione fisica che lo privava di quelle energie necessarie al mantenimento di una proposizione vitale valida. A tutto ciò si aggiungeva l’attaccamento dello scrittore alla psicanalisi. Freud era di moda, suggestionava la sua valorizzazione dei problemi sessuali, attiravano le sue tesi che mettevano il sesso al centro di tutto. Incantava, di conseguenza, l’energia che usciva dall’atto sessuale: era, per Lawrence, un’energia creativa assolutamente imbattibile. Per questo tollerava i tradimenti della moglie, per questo si faceva spiegare per filo e per segno cosa l’ardente Frieda combinava con l’amante di turno, e come eseguiva la sua parte.

Era soprattutto il significato dell’atto, la forza bruta che vi veniva immessa, ad attrarre la mente dello scrittore. Questa forza bruta aveva una propria razionalità, un proprio significato nascosto, qualcosa di magico con una capacità suggestiva impagabile. Persino ubriacante.

Di fronte alla forza bruta, Lawrence si arrende, sacrifica tutto se stesso. La fisicità eccezionale, quella del guardiacaccia Mellors, ad esempio, batteva l’intellettualità, tanto più quella forzata dagli eventi a rimanere sola e a rigirarsi su se stessa chiedendosi perché non poter ottenere la capacità creativa materiale, soprattutto creativa nei confronti dell’autostima, del raggiungimento di certi diritti umani, fra cui, esemplare, il godimento come quello di Frieda fra le braccia (e le gambe) del guardiacaccia.

Lawrence ci trasmette il tormento di una passione che non può essere soddisfatta a dovere. Questo tormento è espresso con molto coraggio e con estrema sincerità. Lo scrittore non cerca di sfuggire alla realtà e anzi la trasfigura a suo danno. Ha una sorta di lenizione dall’interesse verso la psicanalisi, entro la quale trova giustificazioni forse eccessive, di certo intriganti e fortemente distraenti.

Il nostro autore visse poco e scrisse parecchio. Scrisse di tutto, specie racconti, foma sono riconosciuti come maggiormente validi i due romanzi citati. Personaggio divenuto memorabile è Lady Chatterley, anche per le riduzioni cinematografiche, benché quasi nessuna valida, e anzi forse proprio per questo. La vicenda non è mai approfondita, specie nelle riduzioni recenti, dove vince la morbosità delle immagini e la mentalità voyeuristica. Un cinema di serie B che Lawrence  non meritava sicuramente. Un tipo di popolarità, conseguente, inaccettabile, che minò anche la sua figura d’intellettuale attento e profondo.            

       

  

Dario Lodi

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