"EPPUR SI MUOVE"AL TORRIONE PASSARI DI MOLFETTA

Tierra di Regina Josè Galindo

Impostosi da oltre un decennio come uno dei contenitori pugliesi più attivi nella promozione artistica, il Centro per l’Arte Contemporanea “Torrione Passari” di Molfetta riapre i battenti, ospitando, fino al 29 dicembre, l’ennesima collettiva di risonanza internazionale. Dopo le tante esposizioni eccellenti (molti group show ma anche importanti personali, da Zorio a Kosuth, da Lim a Nagasawa), lo spazio molfettese, in pieno centro storico, torna alla ribalta della cronaca artistica, catalizzando l’attenzione di un vasto pubblico.

L’attuale collettiva, curata da Giacomo Zaza (curatore della prossima Focara di Novoli firmata Kounellis) e Michela Casavola, parte dalla risemantizzazione della celebre frase galileiana “Eppur si muove”, titolo dell’installazione di Luca Vitone, la più scenografica e impegnativa in termini spaziali tra le opere esibite. Il verso, originariamente riferito al movimento terrestre, cardine della teoria eliocentrica, è ora esteso alla dinamicità interna del pianeta, percorsa da flussi migratori, vere e proprie culture in transito, ma anche da molteplici inquietudini generate da disuguaglianze sociali, conflitti politici e disorganicità economiche. Una tematica transnazionale, affrontata dai lavori di cinque artisti, eterogenei per provenienza e mezzi espressivi, integrati in un contesto espositivo di per sé frammentario.

La presenza italiana, dunque, è garantita dall’intervento site-specific di Luca Vitone, noto artista neoconcettuale. Un grande globo nero occupa la sala prospicente il mare, ritracciandone la circolarità. Su di esso è innestata una grossa ruota di carro, metafora di spostamento, nonché elemento centrale nella bandiera nera dei rom. In posizione diametralmente opposta invece si stagliano i profili di undici paesi contigui, dall’Italia all’India, ripercorrendo, in senso opposto, il tragitto compiuto dalla comunità nomade.

Gli artisti internazionali riflettono l’assidua frequentazione del panorama artistico latino-americano di Zaza, già curatore della Biennale de L’Avana e del Padiglione di Cuba alla Biennale di Venezia. Cubano è Lázaro Saavedra, autore di un’installazione multimediale in cui riflessione ed ironia si compendiano, analizzando, con forme accattivanti, non immuni a pratiche fumettistiche e pubblicitarie, i codici di comportamento e di pensiero del paese caraibico. In particolare, in un doppio video del 2006, l’artista stigmatizza la figura del condottiero, rivoluzionario o dittatore, il primo staccato dalla massa e poi schiacciato con metodi repressivi, il secondo creatore, dietro il velo dell’egalitarismo, di una gerarchia sociale immutabile e assoluta. Da Cuba proviene anche il duo Liudmila & Nelson che, al piano superiore del Torrione, alloca quattro suggestive fotografie, riflessioni malinconiche sulla storia cubana. In esse loghi e stereotipi della globalizzazione si mescolano ad icone e personaggi della vicenda rivoluzionaria, generando un costante parallelismo tra passato e futuro, prospettando traguardi e rivelando aspettative. In “Absolut Revolution-la Isla”, opera già presentata a Venezia in forma video, il mare in burrasca, metafora di naufragio, circonda la torre della piazza della Rivoluzione a l’Avana con il monumento a José Martí (scrittore ed eroe dell’indipendenza di Cuba dalla Spagna), residuo memoriale e collettivo di un passato fiero ed incorrotto.

La presenza più nota è certamente quella di Regina Josè Galindo, Leone d’Oro under 35 alla 51° Biennale di Venezia. L’artista guatemalteca si è imposta sullo scenario artistico internazionale conducendo pratiche performative d’indiscusso fascino, in cui si è dimostrata particolarmente sensibile alle discriminazioni di razza e di sesso. Sfruttando la sua minuta fisicità, l’artista indaga le dinamiche sociali ed economiche del nostro tempo, con particolare attenzione alla situazione socio-politica del suo paese. A Molfetta, oltre alle testimonianze fotografiche di “Oveja negra”, “Piedra” ed “Estoy Viva” (la nota performance recentemente inscenata al PAC di Milano), Galindo firma i video “Big Bang” e “Tierra”. Nel primo l’artista diviene il simbolo della comunità mondiale che, inerme, assiste al tracollo finanziario planetario, subendone i danni e le tragedie. Nel secondo, invece, il corpo nudo dell’artista appare immobile su una zolla di terra, ponendosi silenziosamente in contatto con l’ambiente circostante, assumendo una bellezza statuaria. Intorno si muove minacciosa un’escavatrice. L’artista, spingendo al limite le possibilità di autocontrollo, pone lo spettatore difronte alle sensazioni generate da paura e angoscia, inducendolo a riflettere sulla sua condizione umana e sul suo stare al mondo.

Carmelo Cipriani

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