Emilio Rizzo: viviamo in tempi mediocri.

"Ho studiato in una qualche Accademia di questo paese, non a New York, all’estero, anche se adesso è molto di moda studiare da quelle parti.

Ho studiato in un’Accademia italiana, sono arrivato in fondo, il che è già molto, mi sono laureato, ho fatto un corso di specializzazione e sono stato felice per qualche tempo, finchè non mi sono ubriacato ho preso l’autobus sbagliato e sono finito a Napoli.

Quando me ne resi conto, ormai ero lì e non ne potevo più uscire.

Questo succedeva un po’ di tempo fa’, da allora ho preso in affitto uno squallido locale in periferia, dove convivo con uno scarafaggio che si crede un cavaliere errante, ed un guerrigliero che si crede il suo scudiero.

Ed eccomi qui, ancora una volta a non potervi dire di più, ma se volete sapere altro, potete sempre chiedere allo scarafaggio".

EMILIO RIZZO

 

Emilio Rizzo: viviamo in tempi mediocri.

Il tuo lavoro ha una matrice e una connotazione fortemente politica, mostri con il tuo linguaggio ciò che i media occultano, cancellano, omettono o smettono semplicemente di documentare, cosa ti muove in questo?

Schierarsi da non allineato mediatico non paga, l'artista specialista, in genere lo si vuole e lo si configura, anche nelle stesse Accademie, come non politicizzato...

 

Volevo raccontare il mio tempo dal mio punto di vista, inevitabilmente ha assunto connotazioni fortemente politiche e sociali poiché sono le cose che più mi stanno a cuore.

Le Accademie, gli "Artisti specialisti", sono solo parte di un grande teatrino che è il sistema dell'arte, se vuoi far parte di questo teatrino non ti resta che fare la marionetta, non solo "non politicizzata", ma all'occorrenza anche non pensante.

l tuo linguaggio artistico rappresenta e manifesta i movimenti sociali, quanto pesa questa responsabilità "p-artigiana" per la nostra generazione, che più la storia si evolve più si sente depredata, insomma sei come me un coetaneo di Matteo Renzi...

E' tutto tremendamente pesante e se penso che Renzi è un mio coetaneo, il macigno diventa ancora più pesante, viviamo in tempi mediocri amico mio e Renzi è il frutto di questa mediocrità.

Mi farebbe piacere se tu chiudessi questa intervista analizzando lo stato dei movimenti a Napoli oggi, così tanto per farmi tornare a quando avevo con il "Mario pesce a fore" una base operativa al "Laboratorio Okkupato S.k.a.".

Permettimi di raccontarti una storia, fermami se già la conosci...
Un giorno un bambino chiese a un vecchio saggio

- Se i pescecani fossero uomini, sarebbero più bravi con i pesci piccoli?-.

- Certo!- rispose quello- se i pescecani fossero uomini, farebbero costruire dei cassoni enormi per i pesciolini con dentro ogni sorta di alimenti sia vegetali sia animali. Essi troverebbero sempre i cassoni d’acqua fresca e soprattutto prenderebbero ogni genere di misura sanitaria.

Se per esempio un pesciolino si ferisse una pinna, gli verrebbe subito fatta una fasciatura affinché i pescecani non avessero a lamentare una morte prematura.

Perché i pesciolini non s’immalinconiscano ci sarebbero di tanto in tanto delle grandi feste acquatiche, i pesciolini allegri sono, infatti, più saporiti di quelli malinconici.

Nei cassoni ci sarebbero naturalmente anche delle scuole.

E in codeste scuole i pesciolini imparerebbero come si nuota nelle fauci dei pescecani.

L’essenziale sarebbe naturalmente l’educazione morale dei pesciolini. Sarebbe loro insegnato che la cosa più grande e più bella è quando un pesciolino si sacrifica per i pescecani e che tutti devono credere ai pescecani specie quando dicono che provvederanno loro un bell’avvenire.

S’insegnerebbe ai pesciolini che tale avvenire è assicurato se impareranno a ubbidire.

Naturalmente se i pescecani fossero uomini, farebbero delle guerre fra loro per conquistare cassoni e pesciolini stranieri.

Le guerre le farebbero combattere ai loro pesciolini, essi insegnerebbero ai pesciolini che tra loro e i pesciolini degli altri pescecani c'è un’enorme differenza.

Ad ogni pesciolino che in guerra uccidesse un paio di altri pesciolini nemici, appunterebbero una piccola decorazione d’alghe e conferirebbero il titolo di eroe.

Certo ci sarebbe anche una religione se i pescecani fossero uomini.

Essa insegnerebbe che i pesciolini cominciano solamente a vivere solo nel ventre dei pescecani Naturalmente se i pescecani fossero uomini, esisterebbe anche una loro arte.

Ci sarebbero dei bei quadri nei quali i denti dei pescecani sarebbero raffigurati con colori magnifici e le loro fauci come dei veri parchi in cui si possa meravigliosamente scorrazzare.

I teatri nel fondo del mare mostrerebbero pesciolini eroici nell'atto di nuotare con entusiasmo nelle fauci dei pescecani e la musica sarebbe tanto bella che i pesciolini, a quegli accordi affluirebbero nelle fauci dei pescecani, la banda in testa, sognanti e cullati da pensieri dolcissimi… certo, tutto questo se solo i pescecani fossero uomini.

-Bertolt Brecht-

Pero ci sarebbe, di sicuro, tra tutti i pesciolini, qualcuno e qualcuna che lascerebbe il rachitico -IO- insegnato dai pescecani e alzerebbero ben alta la bandiera del –NOI- che gli darebbe si ansia, ma di libertà e dell’essere migliori.

E solo il fatto di alzare quella bandiera in tanta acqua sarebbe qualcosa che li farebbe migliori.

E sarebbe grande allegria nello scoprirsi migliori, e cercherebbero di parlare, e -LIBERTA!- Sarebbe la prima parola che direbbero.

E userebbero questa bandiera non per guidare una ribellione che spodesti i pescecani e li sostituisca con i pesciolini.

No, ciò che essi farebbero, sarebbe usare l’asta della bandiera come ariete e romperebbero i cassoni nel mare, e tutto il mare si riverserebbe nel mare e non ci sarebbero più pescecani e pesciolini ma granchi marini simili agli scarabei, consapevoli che il miglior modo di avanzare è guardando indietro.

In breve nel mare ci sarebbe infine una lotta per una nuova civiltà una civiltà che potrebbe fare a meno di pescecani e pesciolini, una civiltà che non avrebbe bisogno di considerare gli uomini in una condizione diversa da quella umana per considerarli buoni e migliori.

-Don Durito della Lacandona-

P.S. bé tutto questo per dirti che forse qualcuno si è dimenticato una cosa importante e cioè che uniti siamo forti divisi non si combina niente.

 

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Mimmo Di Caterino

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