Autoritratto con proprio sangue e stampante: Ted Lawson.

 

 

Autoritratto con proprio sangue e stampante: Ted Lawson.

Ted Lawson, artista di area New Yorkese ha una specificità nella sua esecuzione di autoritratti.

La prima è che non è lui a realizzarlo materialmente, quindi forse si tratta di un ritratto, eseguito da  una stampante collegata a un computer, la quale ha il compito di riprodurre meccanicamente, un ritratto a grandezza naturale dell’artista.

Il colore però, non è una cartuccia compatibile con la stampante, ma  il sangue dello stesso Ted Lawson.

La stampante è difatti alimentata dal sangue dell’artista, prelevato per endovena.

Un modo per competere con la meccanica riproducibilità seriale dei selfie?

Un tentativo d'introdurre sangue e anima nel piattume della riproduzione digitale?

Un modo per dichiarare che il comportamentalismo body artistico degli anni settanta ha perso dinanzi il potere della macchina?

La ricerca di un artista è la sua vita e la sua anima?

Cosa spinge un bravo scultore come lui, classe 1970, a inseguire un modo di concepire l'arte, finalizzato solo a muovere il grande circo della notizia della stravaganza d'artista?

Il sangue non sarebbe più giusto donarlo, piuttosto che usarlo come colore per una stampante?

Non so, ci sono certe stravaganze del mercato e delle notizie dell'arte che faccio fatica a filtrare, notizie come questa, non si tratta di una performance, non di un happening, tutto asettico, controllato e sicuro e il sangue ridotto a ornamento per una idea fatta prodotto.

L'orecchio di Van Gogh a questo punto, urlerebbe vendetta, ma anche Rudolf Schwarzkogler, lo ricordate? 

Il suo era sangue versato, materiale essenziale della sua arte performativa, le sue azioni erano metafora soffocante del perbenismo del capitale.

Le sue azioni tutte in privato?

Uniche testimonianze fotografie,

Si bendava con garza bianca, si mutilava, simulava processi di autocastrazione, usando  materiali chirurgici, fili elettrici, pesci bendati sul suo corpo, tamponi in gola, teste bendate e sassi, tubicini e lamette da barba.

Schwarzkogler moriva suicida nel 1969.

La leggenda popolare lo vuole suicida in pubblico a seguito di una prova di castrazione, o ancora, toltosi la vita strappandosi la pelle lembo dopo lembo.  Sembra in realtà che banalmente sia caduto, dalla finestra della sua camera da letto.

Insomma da Van Gogh a Lawson, il flusso del sangue dell'artista, sembra essersi ridotto a un materiale come un altro, per ornare le quotazioni in borsa del capitale.

Mimmo Di Caterino

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