Artista: Charlie Hebdo ti pone qualche domanda?

 

Si può morire per una vignetta o per un taglio redazionale?
Non lo so, non so, si  può morire per tutto o niente se si è consapevoli di ciò che si fa e del perché lo si fa, quello che so e che al linguaggio si risponde con il linguaggio e per questo reputo l'azione terroristica al giornale Charlie Hebdo particolarmente pericolosa per la storia del nostro linguaggio e della nostra cultura da qui ai tempi che verranno, questa volta non è stato colpito un simbolo, ma un media; non un simbolo ma un linguaggio; non un simbolo ma una cultura informativa critica e caustica.
Non bisogna farsi prendere dalla logica dello spot della libertà e della democrazia, chi si occupa di arte e linguaggio sa che la libertà e la democrazia non esistono e non esistono a maggior ragione quando ideologicamente il linguaggio di un artista diventa mediatico.
Tra le vittime quattro vignettisti; Cabu, Tignous, Philippe Honore' e Georges Wolinski; per le quali si è scatenata una gara di solidarietà (posso scriverlo un poco retorica?) da parte di una moltitudine di vignettisti globali che con il loro lavoro denunciano l'abominevole azione...
Capisco l'emotività, ma in un momento storico come questo per gli operatori artistici serve estrema lucidità, questo attentato terroristico o azione di guerra è una potenziale cluster bomb che può annientare una idea dell'arte e della cultura come strumento d'integrazione e di tolleranza, e incredibilmente rischia di trasformare tutti gli artisti occidentali in un inconsapevole strumento di propaganda.
So che questo richiamo alla responsabilità del gesto artistico può sembrare impopolare e fuori luogo, ma popolare non lo sono mai stato, e vedere proliferare vignette di artisti solidali con la libertà d'informazione, di riflesso contro un certo integralismo mussulmano, mi da la dimensione di quanto sia diventato misero e irresponsabile il nostro mondo, in ogni suo gesto e azione culturale.
La libertà di satira, d'informazione, di libera espressione artistica, in tutta questa storia non c'entra nulla, lo so, rischio di essere frainteso, ma puntualizzo che viviamo in un sistema sociale massificato e interconnesso piccolo, ristretto, che ci avvicina in tutte le nostre differenze; un sistema ancora impossibilitato a ragionare sulla violenza che genera; l'interconnessione globale ci rende sempre di più un corpo a circuito chiuso, impossibilitato a relazionarsi a un ambiente aperto.
Complicato da trasmettere sotto l'onda emotiva, ma in questo momento gli artisti dovrebbero stare in silenzio, manifestazioni di solidarietà attraverso azioni artistiche sul tema, possono alimentare odio e sciacallaggio politico e non si può pensare che sia una reazione non calcolata da chi ha ordito la terribile azione.
Maturità artistica vuole dire evitare di alimentare inconsapevolmente la macchina della propaganda politica, identitaria razzista e guerra fondiaria.
In questo momento tutti gli artisti con il loro singolo lavoro a prescindere dallo schieramento politico si ritrovano accomunati da un linguaggio che a seguito del terribile gesto, riguardo al contenuto, è diventato ideologico, sono potenziali e inconsapevoli agitatori di venti di guerra e strumenti nelle mani della macchina delle propaganda.
Usare le proprie matite con cura, per piacere, perché la cosa incredibile in questa azione terroristica, è che il gesto artistico diventa suo malgrado uno strumento in grado inconsapevolmente di alimentare lo scontro tra culture e civiltà in tutta la sua violenza, frammentando ulteriormente culture, civiltà e umanità...

mimmo di caterino

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