Argentina Verderame: il velo dell'amore incondizionato di donna.

 

Argentina Verderame: il velo dell'amore incondizionato di donna.

 

Argentina, conosco e seguo il tuo lavoro da ormai una ventina d'anni, lavoro che ha avuto una visibilità importante e che di anno in anno viene celebrato dalle più importanti manifestazioni internazionali d'arte e cultura contemporanea.

Il tuo lavoro è il lavoro di una donna prima che di artista ed è completamente immerso negli ambienti che vivi e percorri.

Quanto è importante l'ambiente nelle tue performance e come ti relazioni di volta in volta al contesto?

 

Piu che un lavoro vivo l’arte  con passione come se avessi ricevuto un dono dal cielo, e prima ancora di pensare di me come artista mi sento una viaggiatrice, infatti l’elemento centrale di tutto il mio operato artistico è il viaggio.

Un viaggio introspettivo per attraversare i sentieri del mio essere donna e quello inteso proprio di partenze e ritorni in luoghi sempre diversi e sconosciuti.

Sono molto curiosa e cerco di esplorare diversi mondi a volte con i “piedi a terra”, altre volte sogno ad occhi aperti viaggiando in chissa’ quali galassie.

Per me viaggiare vuol dire vivere,conoscere.

Ho conosciuto l’importanza del viaggio iniziando dalle mie prime fughe di casa, quando mi ribellavo in famiglia e andavo alla ricerca di uno spazio mentale sempre piu’ ampio.

Soffrivo ed evadevo.

Non sapevo però, che l’idea dell’avventura, di un viaggio poi performativo, avrebbe dovuto affrontare amori intensi, addii dolorosi, sfide e paure come quella recente in Polonia ad Auschwitz-Birkenau, quando dopo  aver indossato sul mio capo un velo leggero di seta e aver scattato alcune foto sui binari dove venivano portati i deportati e  davanti ad uno dei forni crematori demoliti, in cui mi ero ritratta con le mani alzate verso il cielo , sono stata fermata dalle guardie, in arresto, tanta tantissima paura, la sensazione di sentirmi in quel pezzo di storia  tanto doloroso da sentire ancora l’odore dei morti e la sofferenza della gente.

Fui rilasciata e pur  spiegando la motivazione del mio gesto di accarezzare quelle anime per un messaggio di amore e pace ebbi l’ordine di cancellare le foto, perché forse ero una  "sposa" che denunciava ancora una volta  un crimine  del passato contro l’umanitàa.

Poi ci sono viaggi  da mille e una notte, come quello al Festival di Cannes, sfilando il red carpet accanto al regista indiano Paul Rupesh candidato al premio Oscar, ti senti una vera celebrità, vivi il tutto come un grande sogno fatto di luci e di stelle.

La vita di un viaggiatore-artista è di per sé intensa e piena di colpi di scena, tutto diventa sorprendente e spettacolare.

Immergendomi in diversi ambienti in giro per il mondo ho dovuto adattarmi ad altre culture, altri valori e tradizioni.

A volte mi sono trovata in situazioni in cui ho dovuto mangiare cibo che mai avrei mangiato e dormito su un letto che mai avrei voluto.

Sopportare il caldo, il gelo, la pioggia battente, ridere anche se non ne avevo voglia, nelle lunghe attese non mi restava che inginocchiami  e pregare meditando.

Ci sono luoghi poi ti rendi conto che non c'è un vero senso dell’amicizia, ma conta solo il denaro, luoghi meno ospitali di altri, ma tutto ciò mi ha resa sempre più forte apprezzando la cultura e le tradizioni di altri popoli, riflettendo  sul tuo concetto di famiglia, il rispetto e l’amicizia disinteressata e senza più primeggiare, sei al centro del mondo ma ti senti un tutt’uno con esso.

Ho scoperto quello che io chiamo “L’IMPERO dei SENSI”, attraverso l’intuito ho imparato a distinguere gli odori e i profumi di luoghi differenti osservare paesaggi con i loro colori, attendere albe e tramonti, ma soprattutto chiedermi in quale Dio pregare perché ogni luogo ha la sua divinita’la sua religione.

Ho cercato di conquistare l’inaspettato, ho temuto di fallire , quello sempre, ma ogni volta mi sono ritrovata ad aver acquistato una grande esperienza sia come donna che come artista.

Ho imparato che la conoscenza delle cose avviene attraverso l’UMILTà, essa è la chiave per conoscere ogni possibile mondo senza pregiudizio alcuno, rispettando il diverso ascoltando l’altro, e tutto questo lo racconto attraverso  una “nuvola bianca” un lungo Velo, mio, inseparabile compagno di viaggio dove da circa 16  anni Velo-Svelo e Ri VELO la mia storia di donna-artista.

 

Centrale nel tuo lavoro è il velo, ti accompagna nelle tue interazioni e relazioni performatiche ed artistiche che diventano celebrazioni, quanta di questa ritualità e gestualità al femminile è figlia della tua/nostra terra d'origine?

Mi spiego di meglio, che la cultura popolare partenopea sia di fatto patriarcale non me l'invento io, la donna non maritata nella nostra cultura è qualcosa che fino a qualche anno fa, in una famiglia non si accettava volentieri, creava quasi un certo imbarazzo sociale e culturale, tutto questo sta mutando, ma io e te abbiamo comunque (nostro malgrado) una formazione culturale legata al secolo passato, quanta denuncia critica (in forma poetica) c'è nel tuo lavoro?

 

Caro Mimmo, quello che dice è vero,lo confermo, ma non solo nella nostra cultura popolare partenopea,  anche in ogni tempo e in ogni cultura il matrimonio era uno degli eventi piu’ importanti nella vita di ogni uomo, perché oltre a favorire l’unione coniugale, il matrimonio era considerato in un certo senso anche una sicurezza sociale per una donna, elle doveva essere madre e generatrice.

Con  il tempo poi  il matrimonio si trasformò in un contratto che oltre a portare una buona dote da parte della sposa  per garantirle un buon partito, ella doveva avere il senso del rispetto ,della sottomissione, sia nei confronti del marito sia delle rispettive famiglie.

Non solo, altro elemento fondamentale della Sposa, nella sua prima notte di nozze, doveva offrire il suo dono del mattino, la “VERGINITA”, e soprattutto nel meridione c’era l’usanza di far esporre le lenzuola sporche di sangue dopo la prima notte, e quindi l’abito da SPOSA bianco simbolicamente doveva essere indossato da una donna- Vergine e mai da divorziata e da vedova.

Ebbene io sono cresciuta con queste convinzioni, nella mia famiglia soprattutto da parte di mia nonna che mi preparava per il mio futuro di donna Sposa- moglie e madre educandomi e inculcandomi tutti quei valori , principi e tradizioni, recitando contemporaneamente il Rosario che aveva tra le mani, mi consigliava che ogni volta che avrei fatto l’amore con il mio futuro sposo dovevo ricoprirmi subito dopo per far sì che il mio uomo continuasse a desiderarmi,  probabile che il mio SVELARE e RI-VELARE sia partito da queste reminiscenze, imparare a perdonare le sue mancanze, importante che il “capitale”rimanesse  sempre a casa.

A tutto questo mi sono ribellata solo quando ho provato a sulla mia pelle il mio primo matrimonio fatto civilmente, ma rifiutando quello in chiesa e chiedendo subito il divorzio, consacrando il mio abito da SPOSA con lo stesso significato simbolico, caricandolo con gli stessi valori l’amore in primis, ma non sull’altare di una chiesa, ma cercando di lottare per offrirmi come SPOSA alle vette della poesia Universale, come viandante e sacerdotessa per rendere gli uomini più umani, elevando i loro sentimenti.

Certo indossare un abito da Sposa, se pur in un contesto artistico, mi ha sottoposto a critiche feroci, chi più di me SVELAVA al mondo che mi sentivo come una VERGINE ma non  ero vergine, per nulla casta e per nulla fedele,annunciavo la libertà più assoluta, l’anarchia assoluta,”sposarmi” tutte le volte che volevo e divorziare quanto volevo.

L’abito più bello della  vita per una donna  non lo si vedeva attraversare la  navata di una chiesa, dove l’attendeva il suo futuro marito ma una “sposa viandante”per le strade del mondo, dove esso stesso diventava il suo “sposo”.

Ci sono voluti anni transitando per terre, ponti , mari e deserti, delusioni profonde, vittorie incontrollabili a volte umiliazioni gratuite, per affermare il mio grido di AMORE INCONDIZIONATO verso quell’umanità che comunque stava cambiando.

Infatti oggi si celebrano piu’ divorzi che matrimoni, e si celebrano sempre di  più quelli gay.

La vita di una performer è vera vita, solo quando il suo corpo e  la sua  mente, in un determinato spazio-tempo, risponde con il pubblico, la vita si SVELA in uno scambio reciproco di energia, si crea un' atmosfera di silenzio,  che io chiamo:”IL NOBILE SILENZIO”, alta forma di comunicazione,  si eleva lo spirito,  dopo essermi svelata mi sento una persona nuova  con una nuova “VERGINITA”,  ascoltando  l’applauso del pubblico.

 

Non so se ricordi Pippa Bacca? nel 2008 è morta in una performance d'arte e di vita, molto vicina al tuo lavoro, vestita da sposa contava di attraversare   Italia, Serbia, Bulgaria, Turchia e Libano  per arrivare in Israele simbolicamente.

Morta dopo uno stupro subito da uno psicolabile che le aveva dato un passaggio, dal momento che lei chiedeva l'autostop mentre viaggiava vestita da sposa; dico questo per riflettere con te su come sia difficile dissacrare il valore simbolico del velo, a prescindere dall'uso artistico che se ne faccia.

Come ti relazioni a questo scontro tra rappresentazione artistica e vita durante le tue performance?

Per Pippa l'inconsapevolezza dello spettatore interattivo è stata fatale...

 

Si,  la giovane artista morta nel 31 Marzo del 2008 a Gebze, in Turchia.
In quel periodo mi trovavo a Venezia sull’isola di San Clemente dove fui invitata a realizzare  una mia happening dopo il mio approdo alla “Biennale di VENEZIA”in”BRAQUISME OO7” nel 2007 con il mio abito da SPOSA, a comunicarmelo furono alcuni dirigenti dell’hotel , seriamente preoccupati perché in un primo momento pensarono che mi fosse accaduto qualcosa poiché si parlava della scomparsa di una sposa-artista.

Mi dispiace di non averla mai conosciuta prima, rispetto la sua nobile idea artistica ma l’unica cosa certa che posso dire che sono due progetti realizzati in due momenti diversi e su questa vicenda ho sempre preferito che sia il pubblico a fare le differenze anche se  comprendo di ricordarla durante le mie performance.
il mio viaggio da SPOSA ha avuto inizio nel 1998, quindi dieci anni prima, così ispirata, volevo allestire una chiesa nel cuore di NAPOLI interamente di tulle bianco, e avevo bisogno di 600metri di velo.

Nel peregrinare alla ricerca del materiale sul mio cammino incontro uno stilista da Guinness dei primati il quale promosse la mia idea donandomi un velo, uno dei più lunghi al mondo.

Successivamente sempre a Napoli e precisamente nel Centro di Santa Sofia, realizzai prima della mia partenza per il lungo viaggio da Sposa l’happening:”Resurrezione”.  

Anche  tu partecipasti alla realizzazione con alcuni interventi fotografici con delle polaroid, che attualmente  sono nel mio archivio della SPOSA.

Mi trasferii subito dopo a VENEZIA, quella che  poi è diventata la mia città di adozione, dove vivo  e ho proseguito il viaggio per altri paesi del mondo: Spagna, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca, Austria, Grecia,  Polonia, Slovenia, Croazia, Ungheria e ancora Egitto,  nel 2004 ero andata vestita da Sposa negli STATI UNITI  per commemorare le vittime delle Torri Gemelle e il reportage fu documentato da John Robarton  un fotografo di Boston.
Il mio viaggio della Sposa era partito come avventura, ma man mano andava costituendosi con l’approvazione della critica, del pubblico  e dalla stampa specializzata,  con la partecipazione in vari festival ed eventi, è diventato un progetto di vita e arte in un continuo work in progress, dove si conosce l’idea iniziale ma non si è stabilito la fine del un percorso.

Subisce continue evoluzioni, sia durante il corso dei miei viaggi, che dal tempo che passa e poi è un abito-velo pezzo unico che si consuma durante il suo uso, senza essere sostituito da un altro VELO.

Il tutto viene sempre documentato  e parte di questa documentazione  oggi viene riposta  nell’Archivio storico di Arte Contemporanea della BIENNALE di VENEZIA.
Indossando  il mio abito-VELO raccolgo ogni testimonianza con ogni possibile mezzo: video, fotografia, scritti, a volte coadiuvato con dei dipinti in eventi-mostre a tema secondo il progetto,  ho partecipato a diversi film  e nel giugno scorso ho girato le scene di un film dove mi si vede protagonista con il mio happening rappresentando me stessa.

A volte vado in scena  in forma spettacolare, mi spiego: alla base c'è un progetto per un evento, vengo invitata come “Sposa dell’Arte”  per comunicare attraverso un' intervista con il pubblico, per parlare della mia storia di vita e arte, oppure sono accompagnata da  un corpo di ballo con una coreografia studiata sulla base di un testo scritto che parla di un frammento della mia vita, e quasi sempre  ne firmo la regia.

Ritornando ai miei viaggi, poiché l’abito da Sposa sappiamo che ha un significato simbolico ben preciso, perché rappresenta la purezza, e la luce perde il suo candore diventando ogni volta una sorta di diario narrante di tutto quello che incontro,  non parto vestita da SPOSA,  il mio abito o lo indosso sul luogo dove vado ad interagire con  happening oppure lo nascondo sotto altri abiti per non destare curiosità durante il viaggio.

il velo lungo è quasi sempre in un valigia, come se fosse uno “scrigno”, lo apro e lo srotolo e appaio vestita da SPOSA solo quando mi rendo conto che le circostanze mi sono favorevoli.

Ci vuole una buona dose di coraggio e anche fortuna, per alcuni il mio gesto può essere apprezzato,  ma ad altri crea perplessità e curiosità.

Preparo tutto con molta tranquillità:faccio meditazione e curo i dettagli.

Studio e frequento corsi sulla comunicazione Internazionale e seminari tematici  sull’accoglienza di vari paesi per conoscere meglio la loro cultura, ho iniziato  anche lo studio delle lingue come il Giapponese e il Francese, tanto per intenderci  per un lavoro  artistico come il mio è importante sapere che in Cina e in India il bianco è considerato il colore del lutto come in alcuni paesi arabi, se vai anche solo come turista devi indossare  il velo  altrimenti puoi violare la legge di quel popolo oppure evitare paesi sedati dalle guerre perché il rischio è che il tuo messaggio non venga capito, il ruolo della donna è visto in maniera diversa da quello dove hai vissuto, basti pensare che in alcuni luoghi se una donna si difende addirittura da uno stupro può essere processata e condannata  a morte.

Quando si  cerca dissacrare e si vuole comunicare anche attraverso l’arte, un messaggio, si è responsabili verso se stessi e gli altri, e quindi il rispetto verso altre culture in questo senso e’ doveroso.
A volte come  donna, il mio corpo lo copro dal “VELO”e lo utilizzo anche come elemento di seduzione,  una mia seconda pelle dove abita un' anima che si svela,  sono sempre consapevole di tutto quello che mi accade, certo a volte penso che sul mio cammino potrei incontrare il “pazzo di turno” che potrebbe  violentarmi ed uccidermi, ben conscia di sapere che in qualche modo  ho invaso il suo IO da spettatore, travolgendo le sue certezze e sconvolgendo i suoi punti di riferimento, può vedere in qualcosa di diverso a lui sconosciuto, questo fa parte del gioco dell’Arte della VITA.
Il mio intento attraverso il VELO è  far riflettere l’uomo, che deve osservare un attimo più dietro al velo, per acquistare del tempo da dedicare alla riflessione, ai problemi che colpiscono il mondo, non con l’intento di risolverLI ma con la speranza che qualcuno intanto ci rifletta.
Ora il mio viaggio continua, con “ANGELUS NOVUS”……

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Mimmo Di Caterino

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