Kritikaria
La Rubrica di Emanuele Beluffi
Qual è il senso dell'ultimo romanzo di Michel Houellebecq, La carta e il territorio? Qual è il senso di tutta la produzione di Michel Houellebcq, a partire da Estensione del dominio della lotta, passando per...
Miei piccoli lettori, non vi angustierò con una recINZione su codesta seconda edizione di Step09. Primo, perchè le recensioni sono recinzioni che limitano il mio estro creativo. Secondo, perchè tanto sapete già tutto: l’elenco degli artisti che in qualche modo hanno spaccato ve lo potete andare a leggere su **** , con una bella articolessa neutralmente complice a firma di una pur brava collaboratrice della prestigiosa testata. Vi farete così un’idea di cosa vi siete persi. O, di converso, autocompiacervi d’aver trascorso il fine settimana facendovi i cazzacci vostri sotto l’egida del Generale Inverno. In fin del conto, trovo stucchevole l’essere aficionados dell’arte contemporanea.
E Narciso, quale epitome dell’impresa di Mihailo Beli Kranovic, è l’osceno dell’Ecce homo contemporaneo. Che, diversamente dal Cristo flagellato di Ponzio Pilato («Ecco l’Uomo», disse indicandolo alla folla) e dal Dioniso di Friedrich Nietzsche (Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è), non incarna nè i valori nè la loro trasvalutazione, ma l’ignavia di chi porta con sè la miseria del nulla.
Anni persi a legger libri, quotidiani (anche internazionali, perfino il Wall Street Journal e il Financial Times) e riviste specializzate. In modo particolare ero l’affezionato lettore di un fogliuzzo d’opinione, il cui primo numero uscì nel lontano 1996. Ero poco più che un ragazzino, ma la sapevo lunga su tutto e su tutti.
L’altro giorno mi capita di rileggere, dopo tanti anni, il fogliuzzo di cui sopra. Non è che mi sia capitato: sono andato in edicola e ne ho acquistata una copia. E leggo un articolo su una storia edificante e bella.
Leggo su Flash Art di Febbraio alcune riflessioni sul mestiere della critica, a firma Luca Bertolo. Il pezzo s’intitola Curare la critica e sembra prelevato a man bassa dalle annotazioni pensose che tempo fa un acchiappanuvole poco ciarliero vergò sulle pagine della sua rivistuzza clandestina uscita motu proprio tra i furbetti del quartierino milanese. Recondite armonie fra sofisticherie di cervelli che ragionano sul medesimo stato di cose, ma con mezzi di differente potenza. Dunque, il Bertolo lamenta l’estinzione della critica. Non necessariamente la critica virile e sputtanante -per il mittente o per il destinatario- di chi dice che il re è nudo. Bensì l’analisi ponderata dei pregi e delle manchevolezze di un’opera d’arte o di un lavoro che aspiri ad esserlo, di una mostra o del climax generale in cui si trova il piccolo mondo antico dell’arte contemporanea. Ma nello stesso tempo il Bertolo si lamenta della critica che sopravviene ora sui supporti eterei dei blog.
Il muro è un concetto universale. E, come tutti i concetti, raccoglie sotto di sé una pletora di enti particolari. Il muro non denota solo, nella fattispecie, la barriera di separazione fra due stati.
Lo sanno tutti, ma proprio tutti, che nella sua valenza simbolica il concetto di muro indica anche l'opposizione all'accertamento della verità e l'impedimento - senza il bisogno di edificare alcunché - dell'esercizio della libertà.