IO SOTTRAGGO La Triangolazione Cibo-Corpo-Peso

arte contemporanea, gallerie, mostre, eventi

Trasformare in arte la patologia.

Fare in modo che il corpo,da anni ostaggio di rituali ossessivi, da anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze, da anni vittima e carnefice di se stesso, diventi racconto espressivo e creativo di una tra le più paradossali malattie: il disturbo anoressico-bulimico.

 

4 Luglio 2005

“Lasciarsi morire di fame. Sottrarsi al mondo.

 Farlo con coscienza. Sceglierlo, ogni giorno, con vocazione.

Oggi: 475 Kilocalorie.”

 

18 Luglio 2005

“Digiuna tutto il giorno. A cena: 2 prugne = 35 kcal, 3 mele = 220 kcal, 1 yogurt magro = 65 kcal. Totale: 320 Kilocalorie. Sono molto gonfia… sazia… per oggi basta così! “

 

22 Luglio 2005

“Ore 9.00: Kg 40.8.  Anche dopo i dieci vasetti di yogurt ingurgitati, il  mio peso è rimasto invariato. Ho paura del tempo, soprattutto quando non scorre. Devo pianificarlo. Devo controllarlo. Ore 18.00: Kg 40.7”

 

28 Luglio 2005

“Sento il cuore rallentare… freddo e formiche tra le costole…sento la mia bradicardia…il formicolio nella testa… le gambe di gesso… la vita che si slaccia da me…”

 

A quattro anni ero una bambina che camminava per ore 

lungo il perimetro quadrato dell’ampio salone vuoto di un asilo.

Senza che nessuno mi fermasse. 

Senza che nessuno mi abbia mai fermata.

A trentatre anni sono una donna che, invisibilmente, cammina 

lungo il triangolare perimetro di un’ossessione: farmi vuota.

Sottrarre da me l’ingombranza..

 

"IO SOTTRAGGO" La Triangolazione Cibo-Corpo-Peso

 

Performance by Giovanna Lacedra 

A cura di Grace Zanotto

30 giugno 2011 – ore 19.30

Galleria Famiglia Margini

Via Simone D’Orsenigo, 6 Milano

 

 

Trasformare in arte la patologia.

Fare in modo che il corpo,

da anni ostaggio di rituali ossessivi,

da anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze,

da anni vittima e carnefice di se stesso,

diventi racconto espressivo e creativo di una tra le più paradossali

malattie:

il disturbo anoressico-bulimico.

Mangiare niente come mangiare tutto.

Svuotarsi come ingombrarsi.

Mettere dentro il mondo intero, o il mondo intero rifiutare.

Sbranare pulsionalmente l’amore che non si ha, o scegliere stoicamente la

rinuncia.

Controllare il corpo per illudersi di controllare la vita intera.

Operare calcoli minuziosi, e istituire una vera e propria aritmetica del

desiderio.

Sottrarsi chili per sottrarsi ai desideri.

Scarnificarsi e rischiare la vita, pur di rendersi visibili.

Fingersi inarrivabili, perché il contatto è già una ferita.

Non ho bisogno di niente. Non ho bisogno di cibo. Non ho bisogno di te

 

"IO SOTTRAGGO” vuole essere la rappresentazione di quel luogo immaginario, ma

dai confini ben delineati, in cui finisci per autoblindarti, una volta

diventata vittima di questa paradossale patologia. E’ un luogo isolato,

matematizzato, stretto e raccolto; è il luogo dei rituali ossessivi e della

triangolazione cibo-corpo-peso.

Un luogo che lentamente diventa tutto lo spazio di cui disponi.

Diventa la vita intera, e non lascia spazio per nient’altro, se non per

quella

martellante triangolazione che illusoriamente ti sterilizza da ogni altro

desiderio vitale.

 

 

Sottrarre da me ogni sporgenza.

Ogni morbidezza, ogni eccesso, ogni evidenza.

Sottrarre da me ogni appetito.

Svuotarmi del desiderio.

Con la scrupolosità di una miniatrice,

vaglio questo poco spazio alla ricerca del peso esatto

e della forma perfetta.

Cerco il Numero d’Oro.

La Sectio Aurea.

La Divina Proporzione.

Il Mysterium Magnum.

La Perfezione.

L’esattezza del calcolo aritmetico

mi è venuta in soccorso quando non ne ho potuto più di “sentire”;

quando non ne è potuto più di “inglobare” assenze.

La perfezione matematica

ha saputo arginare il flusso di qualcosa che non ha nome,

di una corrente che non so “chiamare”.

Di un disordine fluttuante

fatto di incognite e approssimazioni,

temibile quanto irrisolvibile.

Ho geometrizzato le mie forme,

mi sono innamorata degli spigoli,

ho sviluppato una ferocissima passione

per le mie ossa.

Sono diventata dismorfofobica.

E ho perso l’orientamento.

Tornare indietro mi sembra impossibile.

Tornare indietro equivale a sprofondare.

 

E l’imperativo si consolida :

Leva! Togli! Sottrai!

Non so vivere una sola ora della mia vita

senza toccare, testare, misurare, controllare,

pesare

questo mio corpo.

Lavorando con i numeri,

operando per sottrazioni quotidiane,

accogliendo quantità sempre più ridotte di cibo e di vita,

vado avanti a scolpire me stessa,

con l’obiettivo di redimere quella donna perfetta

che è stata sepolta dalla carne.

Voglio soltanto sentirmi leggera.

E per questo, sottraggo.

Razzio la materia.

Sferro colpi algebrici.

Lo scalpello michelangiolesco elimina il superfluo.

Ma il mio corpo, suo malgrado,

aderisce alla poetica del non-finito.

L’ideale è imperseguibile,

la libertà si allontana ad ogni scalpellata,

e resto eternamente intrappolata

in questa pesantissima fissità.

Continuo a contare, ossessivamente.

Perché il principio è: contenere tutto.

Trovare il minimo comune multiplo.

Imparare ad avere argini.

E aggrapparsi ai numeri.

Perché i numeri sono sedativi.

Sono soluzioni.

Sono le sole, uniche risposte.

Numeri come anima.

Numeri come malattia.

 

Io no, non sono anoressica.

Sono soltanto

la presentificazione di una mancanza.

 

Le mie ossa

sono il mio trofeo.

 

Se non posso mangiare il tuo amore

Allora non voglio mangiare niente.

 

Mi rendo inesistente.

Mi sottraggo:

forgio questo corpo

a immagine e somiglianza di te.

A immagine e somiglianza

di qualcosa che non c’è.

 

IO SOTTRAGGO

La Triangolazione Cibo-Corpo-Peso

 

Performance by Giovanna Lacedra

 

30 giugno 2011 – ore 19.30

a Cura di Grace Zanotto.

Galleria Famiglia Margini

Via Simone D’Orsenigo, 6 Milano

www.famigliamargini.com


Info+press: famigliamargini@gmail.com

 

 

Data Inaugurazione: 
Giovedì, 30 Giugno, 2011 - 19:30

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