Intervista ai Laboratorio Saccardi

 

Ravioli di zucca al burro e salvia con un pizzico di Misticismo

di Emanuela Pitti

Un tiepido e soleggiato pomeriggio Milanese, 5 amici che s’incontrano per pranzo, tanta curiosità e voglia di raccontarsi. Questi sono stati gli ingredienti che hanno caratterizzato il mio incontro con gli artisti de “Laboratorio Saccardi”, un pranzo/racconto/intervista per omaggiare il loro ritorno nella scena artistica Milanese e i loro nuovi progetti.
La mostra, inaugurata da Antonio Colombo Arte Contemporanea, non ha lasciato delusi chi - come la sottoscritta - l’aspettava da tempo: tutti ci domandavamo cosa covassero i tremendi ragazzacci palermitani del fantomatico Laboratorio. In mostra ritroviamo la solita irriverenza che ha da sempre contraddistinto il loro lavoro, ma subito ci si rende conto della maggiore maturità che caratterizza questa nuova produzione. Non solo le opere sono maggiormente impregnate di riferimenti, ma sono questi stessi ad indicare un cammino che va ben oltre la soglia dipinta della tela. Iniziando da un paradossale diluvio universale - con tanto di Charlton Heston nei panni di Noè - ogni quadro ci accompagna in un viaggio spirituale verso una conoscenza o, ancor meglio, verso una nuova forma di fede, dove entrano in gioco figure mitiche, alieni e personaggi della più stretta contemporaneità. Passando per Atlantide (dove trovano rifugio Franco Battiato, Platone e Madame Blavatskij (fondatrice, nel 1875, della Società Teosofica N. d. r.); incontrando l’eremita Jimi Hendrix che illumina il suo cammino con una palla da discoteca) e rinascendo con la fenice (che vola rilasciando nell’aria non le sue stesse ceneri, ma la cenere della sigaretta che sta fumando) arriviamo alla fine del nostro cammino; un cammino conoscitivo che ha arricchito la nostra anima ma, ha anche deteriorato le nostre carni e di noi, son rimaste solo le ossa (magari ricoperte di pastina). Ad illuminare la strada campeggia il dipinto di un mandala, in cui il Laboratorio si raffigura come profeta di questo nuovo credo.
Troppi elementi. Troppe le domande che sfociano nella mente di chi vuole capire. Troppa la voglia di conoscerli un po’ meglio e, magari riuscire a cogliere la loro visione del mondo.

(note per il lettore: Il gruppo de Laboratorio Saccardi è composto da: Marco Barone; Giuseppe Borgia; Tothi Folisi e Vincenzo Profeta. Le domande sono state rivolte a tutti loro contemporaneamente, e – haimè - hanno risposto spesso tutti contemporaneamente, magari entrando in discussione anche solo per una precisazione)


laboratorio saccardi - the end of golden age

Emanuela Pitti: Due mostre contemporanee a Torino e a Milano. Perché? Ve lo hanno proposto? Avete deciso Voi? Non c’erano altre date disponibili? Cosa c’è realmente dietro?

Laboratorio Saccardi: All’inizio non è stata una cosa voluta, da tempo dovevamo esporre a Torino, esposizione che poi è stata rinviata. Abbiamo avuto l’occasione e abbiamo pensato di coglierla, per dare al pubblico un’idea più chiara del progetto: esponendo solo i disegni da una parte e solo i dipinti da un’altra, insomma, fare una cosa completa.
La mostra di Milano l’abbiamo curata molto nei dettagli, anche a livello di allestimento, invece nello spazio Torinese abbiamo lasciato spazio all’improvvisazione, che oltretutto, è una parte integrante del nostro lavoro, soprattutto per ciò che concerne i disegni. A Torino, inoltre, abbiamo realizzato un allestimento di disegni site-specific.
La mostra, in realtà, è un progetto in tre parti: oltre i disegni di Torino e i quadri di Milano, ci sono anche i video che da un paio di mesi facciamo girare in rete. Abbiamo usato i vari social network come canale preferenziale per i nostri spot. La bellezza dei social network (Facebook N.d.r.) è che puoi raggiungere tantissime persone, che magari non conoscono te direttamente, ma sono collegate ai tuoi contatti. Ampliando così la visione dei nostri video anche a chi – magari - è lontanissimo dal mondo dell’Arte. E’ stato una specie di esperimento… così abbiamo visto le reazioni del pubblico/utente.

E. P. : E’ un ritorno alla grande, dopo 2 anni di silenzio

L. S. : Non è vero che negli ultimi 2 anni non abbiamo fatto nulla, anzi la nostra produzione negli ultimi tempi si è incrementata, abbiamo studiato e i nostri studi sono riportati nei disegni e poi i disegni si sono tramutati nelle tele.

E. P. : Dalle opere si vede che c’è tanto lavoro dietro, che siete cresciuti. I quadri sono pieni di riferimenti, molto più di prima.

L. S. : Più che una crescita, o una maturità artistica, preferirei parlare di operazione pittorica. Diciamo che è stata una crescita ascensionale la nostra.
L’errore che si può fare spesso, interpretando la nostra pittura, è reputarla molto superficiale; mentre noi, la riteniamo - dal punto di vista pittorico - profondamente pregna della storia dell’arte che ha contraddistinto il ‘900.

E. P. : Ho notato che quasi sempre nei vostri quadri è presente se non proprio una citazione un omaggio a Damien Hirst, perché?

L. S. : Perchè è contemporaneo, non solo dal punto di vista delle opere, ma anche per la sua percezione del mercato dell’Arte, la sua evoluzione artistica.
Anche il teschio di pastina, per esempio, nasce come un chiaro riferimento alla sua opera però in realtà non è solo quello, perché da lì in poi c’è un’indagine: lui lo ha fatto di diamanti, per un’idea di altissimo mercato, oggi il significato della sua opera è che viviamo in un’epoca in cui l’uomo si ricopre di cose assurde, però alla fine muore. Anche il nostro “The End of the Golden Age” l’abbiamo interpretato in questo modo. Tutto (l’arte) si può rivestire con quello che si vuole, anche con la pastina, la pasta … la farina che in fondo è un bene primario. Noi abbiamo preso il teschio di Hirst come spunto per fare un’altra indagine, soprattutto collegata a questa mostra.



laboratorio saccardi - tutto verrà rivelato


E. P. : Si, perché se si arriva al un nichilismo totale, ad une fine fisica o spirituale che sia, un bene come la pasta e addirittura la farina, può arrivare ad essere più preziosa del diamante stesso.

L. S. : Infatti, può essere un’altra chiave di lettura. Diciamo che all’inizio è nato tutto come parodia del teschio di Hirst, poi, in realtà, è diventata una cosa a se.

E. P. : Si, però non sfugge che in un modo o in un’altro un qualcosa che porti a Hirst c’è sempre. Nel quadro “Il ritorno di Noè”, tra le onde del mare c’è il fantomatico squalo; nella mostra antecedente avevate messo dentro una teca e immerso nel gel il trattato di Hirst. (Manuale per giovani artisti. L’Arte raccontata da Damien Hirst N. d. r.)

L. S. : Nell’arca c’è un riferimento più che altro a tutta la storia dell’Arte, nel senso che dopo il diluvio non rimarrà niente - non Damien Hirst in se – è stato usato per dare l’idea che l’arte si perderà.

E. P. : Ritengo che i vostri lavori siano interessanti perché possono colpire a più livelli. Chi può cogliere “X”, coglierà “X”; ma se qualcuno potrà cogliere “Y” e “Z”, allora coglierà anche “Y” e “Z”

L. S. : Ma anche i lavoro vecchi, che all’inizio venivano giudicati superficialmente, rispondevano a questa ideologia. Pittoricamente parlando erano molto veloci, molto spontanei e diretti. Non c’era solo un riferimento banale - sotto forma di macchietta - alla storia dell’Arte, come l’uccisione di Picasso per mano del toro, per fare un esempio, (fra l’altro, queste nostre “irriverenze” sono state riprese – successivamente - da altri artisti) ma c’era una vera e propria indagine pittorica dietro. La nostra evoluzione pittorica, da quando ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a lavorare insieme, non è stata tutta uno sberleffo alla storia dell’Arte, ma era satura di riferimenti pittorici nel senso più materiale e concreto del termine. Dipingevamo citando Rauschenberg, Twombly, Basquiat, era un’indagine che partiva da tutto un altro mondo, e non si fermava solo alla presa in giro di Picasso che viene ucciso. Non ci fermavamo e, soprattutto, non ci fermiamo solo al concetto stretto di ciò che viene rappresentato (come magari fanno altri colleghi) Tutto ha più chiavi di lettura su più livelli, come hai detto tu, abbiamo sempre lavorato su questa concetto.

E. P. : Se non sbaglio, Voi iniziate una tela e poi ognuno dà un proprio contributo pittorico, giusto?

L. S. : Quello è il tipo di concetto che appartiene ai centri sociali: uno mette 1 e anche gli altri devono mettere 1, ma la nostra creazione è molto più libera e confusionaria. Uno inizia un quadro e poi, magari, finirlo un altro di noi; oppure uno fa un quadro e un’altro è convinto di averlo fatto da solo. E’ una confusione tale che non ci ricordiamo le cose che abbiamo fatto personalmente. Siamo un’entità.


laboratorio saccardi - Il ritorno di Noè

E. P. : Ma allora, quando e come decidete – insieme - che un quadro può dirsi finito?

L. S. : E’ l’opera stessa a dirci quando è finita. Sembra una risposta retorica, ma non è così.
La pittura è fatta di equilibri, e il quadro può dirsi finito – davvero - quando raggiunge il giusto equilibrio.

E. P. : L’intero progetto è incentrato sul tema mistico, perché? Cosa volete dire?

L. S. : In realtà è un mix di religioni, siamo mistici, ma il nostro non è un misticismo di devozione è più analitico, indotto da altri canali come la morte, la politica il culto della massoneria…. Non è stata una ricerca spirituale interiore, ma una ricerca simbolica

E. P. : Quindi non c’è stata una ricerca di credo da parte di tutti Voi
...

L. S. : Anche se qualcuno può pensare che Dio non esiste, la magnificenza del mondo non può essere messa in discussione, il mondo è sacro in se, la vita stessa è sacra in se. Secondo quest’ottica gli elementi mistici sono presenti nei nostri quadri.
Non c’è stata una ricerca spirituale, piuttosto è stata una ricerca simbolica, una ricerca analitica.


E. P. : Anche se non c’è stata da parte vostra una vera e propria ricerca di spiritualità, è indubbio - vedendo la mostra di Milano - che prima di cimentarvi nella creazione materiale delle opere abbiate studiato e approfondito gli argomenti trattati.

L. S. : La ricerca, è ovvio, c’è stata. Abbiamo anche visitato luoghi particolari. A Torino, prima di dedicarci all’installazione site-specific siamo andati in determinati posti. Abbiamo iniziato ad approfondire i temi più di un anno e mezzo fa. I disegni sono il cammino che ci ha portato alla realizzazione delle tele.
Poi, ovviamente, non siamo degli esperti, non siamo dei teologi, ma la potenza e il significato del simbolo è anche questo. Il tutto poi è condito dalla connotazione ironica che ci contraddistingue. Abbiamo cercato di proporre delle tematiche ai più sconosciute, il nostro lavoro può essere un pretesto per conoscere, informarsi e immaginare che ci può essere qualcosa di diverso.
In definitiva abbiamo rappresentato l’eterna lotta tra la scienza e la religione. Per esempio, il quadro “Jesuddha” rappresenta una nostra nuova divinità. E’ un autoritratto del gruppo, ma è anche un autoritratto spirituale. E’ il nostro monito alla ricerca spirituale/interiore che teorizziamo. Per avere la chiave di lettura giusta, l’esperimento del CERN di Ginevra è un elemento importantissimo. L’esperimento del CERN è stato importante sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista religioso.


laboratorio saccardi - jesuddha

E. P. : Allora, è come viene raccontato nel testo della Barreca (autrice del testo critico che accompagna il catalogo N. d. r.) L’inizio di questa ricerca spirituale e simbolica deriva dalla paura dell’esperimento del CERN?

L. S. : Si, per avere la giusta chiave di lettura tutto parte da lì! In sintesi, l’esperimento del CERN consiste nell’immettere dei protoni in un gigantesco corridoio a forma di anello, detto accelleratore (chiamato “Large hadron collider” N.d.r.) per farli collidere e registrare il bosone di Higgs (l’energia sprigionata da questa collisione N.d.r.) questo bosone è già un piccolo Big Bang - è un piccolo nulla - è l’antimateria. In ambienti scientifici il bosone di Higgs viene definito “la particella di Dio”. L’esperimento vuole dimostrare che l’antimateria è ovunque, e secondo una chiave di lettura più metafisica potremmo dire che voleva dimostrare che: se l’antimateria è ovunque, anche Dio è ovunque… quindi tutto è Dio, nel senso che ogni particella contiene in se tutte le caratteristiche dell’universo.
Per un attimo diamo per scontato che l’anima sia infinita, e che la fisicità/matericità è solo una parte infinitesimale dell’anima, praticamente Noi siamo fatti di energia. L’umanità ha percezione soltanto di una piccola parte di quello che è il potenziale psichico umano. Che la materia/realtà non sia immodificabile è questo l’intento e la vera chiave di lettura del nostro progetto rappresentativo; ci sono milioni di modi per attualizzare il cambiamento (della realtà) e le nostre ricerche si sono incentrate su questi metodi.

E. P. : Allora - per prepararvi - avete cercato, letto e studiato dei vecchi trattati di misticismo, magia e roba simile?

L. S. : Non stiamo parlando di magia, come spesso si fa superficialmente, ma parliamo di tecniche che possono essere definite magie. Pensiamo agli alchimisti: hanno lavorato sulla materia, hanno cercato di modificare i metalli, e molti dei loro rituali possono essere definiti magia. I rituali magici non dicono solo cosa fare, ma anche, di farlo in un determinato momento. Questi rituali ci sono sempre stati. Quando lo sciamano del villaggio faceva il suo rituale propiziatorio per il raccolto, attraverso la parola - il verbo - e una ritualità collegata ad un determinato momento astrologico (o posizione astrologica) ben definita, poteva influenzare la realtà, perché la realtà è modificabile.
Gesù Cristo ha detto che: “quello che io faccio, un giorno, lo potrete fare anche voi” dicendo semplicemente che l’uomo può fare tutto quello che vuole. Anche nella Bibbia c’è scritto che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, quindi è facile ipotizzare che: se Dio ha dei poteri, questi stessi poteri sono stati trasmessi all’uomo, che però, adesso, ne è inconsapevole e quindi non li utilizza.

E. P. : Mi potete fare degli esempi di cosa avete studiato o scoperto?

Esiste una tecnica che si chiama “effetto Maharishi” sperimentato nelle università Americane: si è preso un gruppo di preghiera e lo si è fatto meditare/pregare (tramite la meditazione trascendentale o del Volo Yoga N.d.r.) per un determinato lasso di tempo e durante questo periodo si sono verificate meno aggressioni nella cittadinanza; a livello statistico durante il periodo di preghiera si è abbassato il tasso di criminalità.
O, ancora, Aleister Crowley (da molti considerato il padre dell’occultismo moderno N.d.r.) per esempio, faceva dei riti sessuali magici, attraverso il sesso dichiarava di riuscire ad evocare delle entità che lui diceva essere entità provenienti da un’altra dimensione.

E. P. : E Voi credete alle differenti dimensioni, agli universi paralleli?

L. S. : Alle dimensioni? si, certo. Sono stati fatti dei calcoli matematici che praticamente dimostrano come esistano milioni di universi paralleli. Se esistono gli universi paralleli, esiste tutto il resto, esiste il modo per varcare le soglie ed evocare entità…
Praticamente sono tecniche poco praticate, quasi scomparse, oggi l’umanità è bloccata nella sua materialità, non si crede più a niente, non si crede più in Dio. Pensa che nel Medioevo c’era gente che aveva paura d bestemmiare, si aveva una paura tremenda di Dio, oggi non è più così, chi è timoroso di Dio oggi? Nessuno. Dio è morto nel 1900.

E. P. : Ma auspichereste ad un ritorno di questi timori, o no?

L. S. : Non si tratta di avere paura in Dio … non è un Dio vendicativo come pensa la gente. Se si sta un pochino attenti alla società, ci si rende conto che oggi c’è un ritorno ad una paganità arcaica. La gente non ha delle grandi conoscenze a riguardo, ma basterebbe un imput per cambiare le cose.


laboratorio saccardi - kiss kiss kiss

E. P. : Teorie interessanti. Ma, quali sono state le vostre fonti?

L. S. : I segnali osservando attivamente sono ovunque. Per esempio: si sa che Hitler era un esperto, ma anche ossessionato di esoterismo, ma non si sa che il Nazismo in realtà era, anche, un movimento religioso/teosofico. Loro (i Nazisti) volevano ricreare una società arcaica, con un ritorno al passato e ai vecchi rituali, non era la realtà che esisteva, ma poteva diventarlo; non è successo perché poi la Germania ha perso la guerra e non ci ha “invasi” con le sue teorie. Se si nasceva in Germania negli anni 30, si veniva indottrinati secondo una cosmogonia e una filosofia nuova, creata da loro, in cui – per esempio – la luna è un satellite attirato dalla terra sino a distruggerlo. L’attuale luna sarebbe la quarta. La prima luna, la più piccola ha creato il diluvio, la seconda i giganti e così via. Però in realtà.. mentre in Germania si credeva all’esistenza della quarta luna, in America c’era la penicillina che curava il vaiolo, la società Americana era già più evoluta, sia scientificamente sia ideologicamente.

E. P. : Potremmo dire che è la società da cui, oggi, tutto il mondo discende.

L. S. : Infatti, oggi siamo al CERN. L’esperimento eseguito dal CERN di Ginevra si può vedere sotto il punto di vista, limitato, della fisica, ma in realtà se siamo in grado di fotografare/registrare l’immateriale, non stiamo più parlando di sola materia, ma di spiritualità: è già metafisica. Oggi la religione e la scienza sono tornate ad essere quello che erano 10.000 anni fa.

E. P. : Tornando alla vostra opera, avete parlato di ricerca simbolica. Dove avete “trovato” e cosa significano per Voi questi simboli?

L. S. : Trovati, se così si può dire, nei monumenti più antichi e misteriosi del mondo. Per esempio in Libia, a Baalbek, c’è una piattaforma di pietra in cui la pietra più grande è lunga 10 metri, larga 4 e profonda 3 metri per un peso approssimativo di 12 tonnellate. La pietra a collegata ad altre 2 e insieme formano il vero basamento che viene chiamato “Trilithion” cioè un incastro di 3 pietre, talmente salde e unite tra loro che tra le parti non si può inserire nulla. Il basamento era la base di un tempio Romano, ma il tempio Romano fu costruito su una base ancora più antica, e nessuno sa di preciso quale possa essere la sua origine. Baalbek potrebbe essere Babele. A tutt’oggi non è possibile spostare questo basamento, e gli ingegneri di tutto il mondo, che dal 1600 ad oggi hanno studiato il Trilithion, non riescono spiegare questo “incastro”.
Si pensa che il simbolo più antico e potente del mondo sia nascosto dentro la piramide di Cheope. Come sappiamo la piramide è chiusa e allora ci si potrebbe domandare: come vedevano al suo interno? dovrebbero esserci delle macchie di fuoco, che non ci sono. Al suo interno (si pensa nella punta N. d. r.) si ritiene esserci una specie di “pila di Bagdad” che sarebbe una pila di Volta rudimentale, che, però, ha 4000 anni di età. E’ l’elettricità di 4000 anni fa. Al museo egizio di Torino ci sono un sacco di sculture che rappresentano questa pila, si tratta dello “zed” (o Djed. Il pilastro di Djed è uno dei più antichi simboli divini e le scultore che lo rappresentano, con il tempo, sono divenute amuleti magici associati anche – soprattutto sotto forma di nodo delle vesti – al culto di Iside. Nell’iconografia classica, questo stesso nodo, si ritrova nella cintura della Maddalena N. d. r.) come simbolo, è un pilastro attraversato da linee orizzontali. E’ uno dei simboli più antichi dell’umanità e rappresenta la stabilità. Come dicevo, si ritiene che all’interno della piramide ve ne sia uno, che è più antico della piramide stessa, praticamente si pensa che la piramide stessa sia stata costruita attorno a questa pila.
Un’altro simbolo che esiste in tutte le religioni del mondo - e come simbolo è quello in assoluto il più presente in tutta la storia dell’umanità - è il simbolo della precessione degli equinozi. I rosoni delle chiese, per esempio, rappresentano la precessione degli equinozi, e il fatto che sia presente nell’entrata della maggior parte delle chiese è l’ammissione della sua importanza.
Il sole ogni 2500 anni circa cambia la sua posizione e si sposta nello zodiaco nelle posizioni che tutti conosciamo. Momentaneamente siamo nella costellazione dei Pesci. Il pesce (per via dell’acronimo greco ichthys, ovvero, Gesù Cristo Salvatore Figlio di Dio N. d. r.) è il simbolo arcaico del Cristianesimo, la religione che negli ultimi 2000 anni ha dominato la società. Adesso, si pensa che il 2012 sia l’anno in cui si passerà definitivamente dalla costellazione dei Pesci a quella dell’Acquario, la canzone “Aquarius” del musical “Hair”, parla proprio di questo, e un paio di mesi fa c’è stato allineamento esatto che viene citato nella canzone. (Quando la luna entrerà nella settima casa; e Giove si allinierà con Marte; allora sarà la pace a guidare i pianeti; e sarà l’amore a guidare le stelle N. d. r.) Queste non sono dicerie, stiamo parlando di astronomia e astrofisica, sono fatti reali, calcolabili.
Secondo gli antichi calendari Maya questo è il periodo della rivelazione totale, e casualmente è il periodo in cui il sole minaccia un blackout totale, perché le tempeste solari influenzano il carattere psichico e la tecnologia, e questa è fisica.


laboratorio saccardi - vitriolum

E. P. : Ma allora l’uomo scomparirà, siamo destinati all’estinzione?

L. S. : No, l’uomo si evolverà. A tal punto che tutti avremo capacità extrasensoriali. Anche Gustavo Rol (noto e controverso sensitivo italiano; vissuto dal 1903 al 1994 N. d. r) predisse che presto ci sarebbe stata un’ascensione totale dell’umanità: sia a livello spirituale sia a livello psichico. Se guardiano i segnali, è chiaro che stiamo arrivando a un qualcosa.
Oggi viviamo in una realtà in cui se non riesci a comunicare con internet ti senti fuori dal mondo, abbiamo affinato la possibilità della comunicazione immateriale. La generazione che vive attivamente il 2009, è preparata ad una possibile comunicazione senza mezzi.

E. P. : Volendo concludere, il cammino che mi avete raccontato e il cammino rivelato dalle vostre tele, dove vuole portare?

L. S. : Da nessuna parte! Il nostro lavoro vuole essere un monito per la ricerca della verità, “SI SEDES NON IS” è un palindromo che significa: se ti siedi non procedi. (ritenuto il motto dei figli di Ermete: gli Alchimisti N. d. r.) Se s’inizia a fare delle ricerche, ad interessarsi, la ricerca (della verità) non finirà mai.
Credo che la frase: <Non ci credo, è impossibile> sia la cosa più stupida che qualcuno possa dire. Se un individuo non vorrà, non saprà mai la verità, ma se volesse ci sono milioni di chiavi di lettura diverse, milioni di libri a portata di mano. Ognuno può partire per la propria personalissima ricerca. Se leggi la Bibbia, ad esempio, con una chiave di lettura diversa, parla di astronauti, alieni e soprattutto di Magia.

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